Quel gran pezzo dell'Aurelia

Per festeggiare gli ottanta anni dell'Azienda nazionale autonoma delle strade, Electa pubblica L’Italia si fa strada. Viaggio fotografico in un secolo di Anas a cura di Elena Pala. Il volume coglie anche l'evoluzione di una delle strade simbolo della penisola, quella via Aurelia al centro anche del capolavoro di Dino Risi, Il sorpasso

11 LUG 26
Immagine di Quel gran pezzo dell'Aurelia

Scena de Il sorpasso (Foto: google creative commons)

Fondato nel 1928, allora con il nome di Aass (Azienda autonoma statale della strada) l’ente è al cuore della ricostruzione italiana post Grande guerra. L’Italia allora non è solo un paese povero e indebolito da una guerra lunghissima e destabilizzante, ma è anche una lunga penisola con collegamenti fragilissimi e in alcuni casi totalmente inesistenti. Più che da ricostruire è un paese da collegare e a cui dare quella connessione che ancora manca tra città e regioni, tra zone montane e riviera. Ma sarà con la fine della Seconda guerra mondiale che l’ente, prendendo il nome di Anas, acronimo di Azienda nazionale autonoma delle strade, diverrà popolare tra gli italiani come uno degli assi portanti non solo della ricostruzione, ma del boom economico. Le strade e le autostrade sono il segno più evidente di una ricchezza possibile e diffusa, di una libertà estiva che svuota le città e riempie le spiagge. Per festeggiare gli ottanta anni dalla sua nascita, Electa pubblica L’Italia si fa strada. Viaggio fotografico in un secolo di Anas a cura di Elena Pala. Il volume si avvale del ricchissimo archivio fotografico di Anas, cogliendo tra le altre la mutazione/evoluzione di una delle strade simbolo della penisola, quella via Aurelia, strada statale 1, al centro anche del capolavoro di Dino Risi, Il sorpasso, del 1962.
Un doppio omaggio a partire dalla stessa Lancia Aurelia B24 di Bruno Cortona (Vittorio Gassman), versione spider di un modello che cresce e si sviluppa negli anni proprio come la strada con cui condivide il nome. La modernità per gli italiani si muove attorno a tre nomi, Agnelli per la Fiat, Pirelli per i pneumatici e Pesenti per Italcementi, ovvero cemento per strade e viadotti. Una triade da imitare, in particolare guardando all’Avvocato e al suo carisma. Un modo buono per uscire dai fantasmi della guerra e del fascismo senza badare troppo ai malesseri interiori: “Bel regista, Antonioni. Bel film. Io ci ho dormito, ’na bella pennica”. L’Italia sfida per la prima volta i propri limiti andando oltre i deliri fascisti dell’impero e scegliendo invece di connettersi all’interno tra paesi e città, velocizzando gli spostamenti. Si rimpiangono oggi i fine settimana di quell’età di mezzo che fu un po’ moderna e un po’ agreste, in cui le strade erano infinite e deserte e pensare di partire in direzione Santa Severa, magari per raggiungere in serata Forte dei Marmi al grido di: “Vai Cavallina! Vai!” era un’ipotesi reale e non un sogno assurdo. Un’ubriacatura a forte rischio di tragedia, come racconterà il finale del Sorpasso, ma che porterà con sé la consapevolezza di uno spazio nuovo, forse esageratamente infrastrutturale e strumentale tra opere compiute e incompiute. Uno spazio dentro al quale Bruno Cortona e Roberto Mariani muteranno sessanta anni dopo in Doriano e Carlobianchi, i protagonisti de Le città di pianura. Spersi in un Veneto notturno e spettrale vissuto lungo strade infinite, ma senza più una direzione chiara da prendere.