Crociera diplomatica
Torni a bordo, Fertitta!
Per festeggiare i 250 anni dell'America, l'ambasciatore Usa a Roma annuncia un viaggio sulle coste italiane. 13 regioni, tanti porti, partendo da Civitavecchia. Fertitta e il suo yacht sono pronti
16 GIU 26

Foto Ansa
Se Trump ha trasformato la Casa Bianca in un circo Togni, perché mai il suo rappresentante in Italia non dovrebbe trasformare l’ambasciata in una nave da crociera?
Domenica tutti abbiamo visto la pista da motocross e i combattimenti e gli altri spettacoli per i 250 anni della povera America e insieme gli 80 del ricco presidente. La serata, con sette incontri di arti marziali miste davanti a oltre 4 mila spettatori, sembrava il sogno realizzato di un bambino tipo “Mamma ho perso l’aereo”, ma più problematico, con gli stuntmen che fanno piroette tra quel che resta, tra cementificazioni e demolizioni, dell’ex ufficio del “capo del mondo libero”. Ma intanto in Italia non siamo da meno. L’ambasciatore di Trump a Roma infatti annuncia una (lunga) crociera di stato. “Coastal diplomacy”, già, vabbè.
Se Washington piange, Civitavecchia (Civitavecchia!) non ride. Lì è andato in scena il grosso grasso anniversario texano. L’ambasciatore americano in Italia infatti laggiù risiede; Tilman J. Fertitta, finanziatore di Trump come usa nelle amministrazioni americane, è a capo della missione in Italia, ma, lo si è già scritto in tutte le salse, è rimasto molto deluso dalla sede e dalla residenza diplomatica tra via Veneto e i Parioli, quindi ha ripiegato sulla vita in barca. Tipo l’Alberto Sordi navigatore solitario dei “Nuovi Mostri” e anche un po’ il Manuel Fantoni di “Borotalco”, ha deciso: “E così optai per il mare”. E che mare, non Capri, non Portofino, ma Civitavecchia. Porto strategico con spiccata vocazione crocieristica. E infatti.
Ma andiamo con ordine. Chi l’avrebbe detto che la cittadina laziale avrebbe avuto questo onore (cittadina che peraltro è legata ad altri personaggi, per aver avuto Stendhal come console di Francia nell’Ottocento, e aver dato i natali a due leggende del giornalismo novecentesco come Eugenio Scalfari e ancor più Selvaggia Lucarelli).
A Civitavecchia è ancorato il texano Fertitta, già ristoratore di estremo successo con le sue catene di locali di pesce, già patron della squadra di basket degli Houston Rockets, col suo nuovo yacht, il Boardwalk 2, lungo 117 metri, che ha appena sostituito il più angusto Boardwalk 1 di soli 77. Dalla barca, dotata non di uno ma di ben due eliporti (come i doppi servizi nei nostri appartamenti) ogni mattina Fertitta si libra in volo (e qui altra delusione. Roma è piena di delusioni per questo texano dall’ampio sorriso e dalla verve inarrestabile. Non può infatti sorvolare la città, onore riservato a pochi tra cui il Papa, ma gli tocca atterrare al piccolo aeroporto di Roma Urbe, a nord, e di lì poi in auto arrivare in ambasciata, vanificando molto del vantaggio aeronautico).
Insomma: nel weekend a bordo del panfilo bi-servizi (elicotteristici) si è tenuta la versione italiana dello show trumpiano alla Casa Bianca. Senza motocross o lotte, ma con tanta eleganza. Italiana. Tutto ripreso sul suo Instagram: ecco l’ambasciatore che scende da uno scalone da “Scarface” tra marmi neri, cromature e moquettone, sullo sfondo un ascensore tondo di cristallo, ecco un tizio, forse un addetto d’ambasciata, che suona un pianoforte a coda anche quello candido, ma aguzzando lo sguardo si rivela di quel tipo moderno di pianoforte digitale, con gli altoparlanti dentro, e la tastiera elettronica nascosta dietro i legni. E poi, consolle ricche di ogni ben di Dio, liquori e amari e limoncelli, dietro cui scorrono su schermi ultrapiatti immagini delle meglio meraviglie italiane, tra cui l’immancabile Fontana di Trevi anzi Trevi Fountain (come nelle case più tecnologiche ormai le tv proiettano le foto di battesimi e cresime e altre ricorrenze). Ma qui la ricorrenza è ancora più fondamentale. Il lancio di “Coastal diplomacy”, diplomazia da diporto si potrebbe tradurre. Una crocierona per Fertitta e il suo seguito, per toccare le “comunità di italiani”, per conoscersi meglio, lungo le coste del Belpaese. Che sono come si sa lunghissime. Come il “Freedom 250 Coastal Diplomacy Italy tour”, che sembra la tournée di una star tipo Taylor Swift, e sta per salpare.
Ma ri-andiamo con ordine. Ai pregiati ospiti le hostess con le uniformi nere “Boardwalk” offrivano drink in bicchieri da Bellini col logo “America 250” , e il logo dell’ambasciata di via Veneto, e tante stelline, e pare la campagna anni Ottanta del Glen Grant tipo “Michele l’intenditore” o una tequila invece di nuova produzione (e magari la lanceranno, niente è escluso in questa Amministrazione in cui tutto viene messo a reddito, cappellini e bitcoin e figli e famigli). A proposito di diplomazia trumpiana, chissà che dirà la bombastica Kimberly Ann Guilfoyle, attuale ambasciatrice in Grecia, già morosa di Donald Jr. che pare sia stata spedita appunto ad Atene per liberarsi di lei, quasi nuora, mentre il rampollo finalmente libero ha potuto sposare la settimana scorsa la sua Bettina Anderson (ma il presidente non è andato, doveva preparare il motocross). E l’ambasciatore-consuocero Kushner, capo della sede di Parigi? Già cazziato dal presidente Macron, e di cui si son perse le tracce? La diplomazia trumpiana è una telenovela, tra la serie tv “The Diplomat” e soprattutto “Love boat”, la soap anni Ottanta in cui ne capitavano “di ogni” su una nave da crociera.
E rieccoci alla crociera. Ma siamo anche un po’ in “Fantozzi” sullo yacht padronale “Il bracciante” del mega direttore, o a Capri con la Silvani. Clamoroso annuncio: “sono l’ambasciatore Tilman Fertitta e sono eccitato di parlarvi del nostro piano Coastal Diplomacy 250”. Coastal che? “Porterò la diplomazia americana lungo tutte le coste italiane! Mi fermerò in 13 regioni”. A bordo del panfilo biservizi e partendo dalla amata Civitavecchia l’ambasciatore con tutta la sua ambasciata viaggiante sbarcherà innanzitutto a Napoli, tra due settimane, poi Palermo e Cefalù, “la terra da cui proviene la mia famiglia! Pensate: erano già lì nel 1800! Non potrei essere più eccitato”, dice lui, che nel frattempo sta assumendo sempre più la fisionomia del navigatore solitario: abbronzato con barba di qualche giorno, ma più “casual” del capitano Stubing. L’altra sera aveva abito blu, niente cravatta, né scarpe, perché si è in barca: ma ai piedi ecco addirittura delle ciabatte, delle gran ciabatte, degli straordinari ciabattoni, sopra i calzini, però, che non si sa mai, qualche spiffero o “colpo d’aria”, una cosa così italiana. Intanto i giornalisti che lo circondavano per carpire ogni dettaglio della importante iniziativa #coastaldiplomacy erano in parte scalzi, altri con ciabattine però sintetiche del tipo da albergo, di quelle bianche sottili col “sotto” rigido, che fanno “cic ciak”, forse fornite dal diplomatico natante agli ospiti come noi che non hanno familiarità con le conferenze stampa acquatiche. Uno invece aveva tragici fantasmini neri (che ne sapeva, poraccio, prima di uscire di casa).
I droni intanto riprendono la barca e lo scintillante yacht dall’alto, ma i nonostante tutto questo ben di Dio arrivano su Instagram i commenti di utenti chiaramente invidiosi e risentiti: “ottimo sistema per scaricarti i costi della barca a spese dei contribuenti americani!”, scrive uno. “Vai piuttosto in bicicletta!”, un altro. “Quando vieni a Pompei?” chiede evidentemente un simpatizzante partenopeo. Un seguace del generale: “Non dimenticare di incontrare Vannacci!”.
Fertitta non se ne curerà, perché ha ben altro da fare. Il programma della crociera di stato del resto è fittissimo, si sa che dopo l’avita Sicilia farà rotta a sud – altro che l’angusto stretto di Hormuz, ormai questione risolta, diplomazia galleggiante o no. Il Boardwalk scavallerà dall’altra parte, welcome to Adriatico, e via, verso Bari, Ancona, Venezia e su su, fino a Trieste, dice l’ambasciatore-capitano. E poi di nuovo giù! Nel Tirreno, con Genova, “da cui partì Crìstofer Columbus!”, scandisce entusiasta. Gran finale in Sardegna a Ferragosto (magari con open house immobiliare, e magari si compra villa Certosa! Lì sì che c’è spazio e aria buona mica come a via Veneto e ai Parioli).
In preparazione per la crociera, l’ambasciatore-capitano pubblica anche dei simpatici test: “Quante barche partecipano alla regata della Barcolana di Trieste?”. “Qual è l’isola più grande d’Italia? “Quiz time!”. “Sarà fantastico conoscere meglio l’Italia navigando per le coste”. E scendendo a terra con l’elicottero, l’elicotterone con le bandiere italiana e americana incrociate, sigla N252TF, per gli appassionati che potranno seguirlo nei vari tragitti sui vari siti che in piena legalità mostrano le rotte dei velivoli. Elicotterone che è uno solo, e magari viene parcheggiato un po’ da una parte un po’ dall’altra, come nelle case per bene si usa un po’ un bagno e un po’ un altro. Ma l’eliporto, pardon, il bagno degli ospiti, va tenuto sempre in ordine, non si può mai sapere chi arriva. Lo sanno tutti. Pure a Civitavecchia, vabbè.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
