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La saga del Crodino, l’aperitivo biondo fedele a se stesso
Una bevanda costruita sull’assenza: niente alcol, né hangover né rimpianti. Il Camparino aveva Depero, il Crodino nessuno. Ma ha attraversato sessant’anni senza mai cambiare pelle. In ricordo di Maurizio Gozzellino
2 GIU 26

Maurizio Gozzelino è morto nella notte tra il 22 e il 23 maggio scorsi. Aveva 91 anni, era nato a Saluzzo, si era formato all’Istituto enologico di Alba, e nei primi anni Sessanta Piero Ginocchi lo aveva convinto a lasciare Torino per Crodo, piccolo centro della Val d’Ossola. Lì, nelle sue Terme, Ginocchi produceva chinotto e tamarindo e cercava qualcosa di diverso da offrire al pubblico del Boom. Gozzelino mise a punto una miscela di erbe aromatiche – chiodi di garofano, cardamomo, coriandolo, noce moscata e qualche altro mistero – lasciata riposare in botti di rovere per sei mesi. Come un cognac o certi chardonnay barricati. Solo che quell’intruglio non ubriacava nessuno. Il 28 luglio 1965 uscirono dallo stabilimento 54mila bottigliette. Il prodotto doveva chiamarsi Picador, poi Biondino, infine Crodino, dal nome del paese. Gozzelino – uomo discreto – ha sempre detto che il merito era di tutti, che era stato un lavoro di squadra. Il suo nome non è mai comparso sulla bottiglia.
Il Crodino, del resto, è costruito sull’assenza: niente alcol: né hangover né rimpianti. Ancora: il Camparino aveva Depero, il Crodino nessuno. Eppure la bottiglietta da 100 ml dell’“analcolico biondo che fa impazzire il mondo”, è rimasta quasi identica per sessant’anni. Tutta un’identità grafica rimasta sostanzialmente fedele a se stessa, come quegli uomini che portano lo stesso modello di scarpe da sempre e non capiscono perché dovrebbero cambiarle per delle New Balance. A pensarci oggi, dove ogni anno bisogna ridisegnare tutto per “fare un rebranding”, questa fedeltà alla forma è una piccola, frizzante, eccentricità.
Il Crodino ha sempre scelto testimonial che con la sobrietà non avevano molto a che fare. Il lancio fu in grande stile: diciotto filmati per il Carosello, interpretati da Brigitte Bardot, che cantava su animazioni firmate da Roberto Gavioli. Era il 1965, e si scelse il volto più famoso dell’eccesso e della libertà per pubblicizzare un analcolico. Errore di casting o intuizione geniale? Funzionò. Poi arrivò il gorilla in giacca e cravatta, anche lui incongruo e memorabile.
Il marchio è passato a Campari, poi è arrivato all’estero, dagli Stati Uniti all’Asia, seguendo un mercato che nel frattempo si era messo a correre nella sua direzione. Il Crodino ha avuto la pazienza di chi arriva prima del proprio momento: nel 1965 inventò l’aperitivo del Duemila, quando i locali hanno carte dedicate agli analcolici, la socialità vuole essere più healthy e la sobrietà è diventata una scelta estetica.
Nel 2021 il Comune di Crodo aveva conferito a Gozzelino la cittadinanza onoraria. Nel 2023 la produzione si è spostata a Novi Ligure. Un’altra assenza. Il paese che aveva dato il nome al prodotto non lo produce più. Ma quell’elisir dolceamaro, nella sua bottiglietta arancione, è ancora lì. Da sessant’anni sul mercato. Non male per un intruglio che non ubriaca nessuno.
