Le biblioteche dei presidenti (e quella di Trump)

Le presidential libraries sono archivi della memoria e monumenti personali dei presidenti statunitensi. Mentre Barack Obama inaugura il suo centro a Chicago, Donald Trump immagina un grattacielo dorato a Miami. Più resort che archivio, con un dubbio di fondo: i libri, ci saranno?

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18 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:18 PM
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L'ex presidente statunitense Barack Obama con il progetto del suo presidential center a Chicago (foto Getty Images)

Dai tempi di Hoover, che lasciò la Casa Bianca nel 1933, è stato creato un sistema istituzionalizzato per preservare i documenti di ogni presidente mentre era in carica. Prima si pensava che le carte dei capi di Stato fossero materiale privato, ora è anche l’occasione per attirare turisti che si fanno le foto dietro alle scrivanie di un finto Oval Office. Sono nate così le Presidential libraries, biblioteche che ogni commander in chief inizia a far costruire finito il mandato e che sorgeranno, tendenzialmente, nel loro stato di nascita. Diventano dei monumenti, oltre che dei veri centri di ricerca, Wunderkammer della burocrazia di Pennsylvania Avenue, luoghi di pellegrinaggio dei nostalgici e dei biografi, santuari ricchi di memorabilia, artefatti, arredamento, foto, doni diplomatici. 
Bill Clinton nella sua, tutta di vetro sul fiume a Little Rock, ha fatto costruire anche una penthouse da usare come appartamento quand’è in città. Quella di George W Bush, gigantesca, con dentro un pezzo delle Torri gemelle, è già stata predisposta come suo futuro luogo di sepoltura. Del resto anche Reagan, insieme alla moglie, si è fatto interrare nella sua biblioteca, in California, dove c’è anche un tratto del muro di Berlino. Barack Obama ci ha messo un sacco, e solo ora stanno finendo di costruire l’Obama Center nella sua Chicago – per quanto sia nato alle Hawaii, o come dicono i complottisti, in Kenya. E’ una torretta tortuosa in granito biancastro, vista lago, firmata dalla coppia di architetti esperti di musei Tod Williams e Billie Tsien che hanno battuto pure Renzo Piano, che aveva partecipato alla gara. Sulla torre è stato inciso con lettere di un metro e mezzo il celebre discorso “You are America” del primo Potus afroamericano. Oltre alle carte, a un giardino e a una replica dello Studio Ovale, Obama ha voluto ridare qualcosa alla città, e oltre che biblioteca-museo, sarà anche un community center, che in gergo vuol dire che la gente può andarci in pausa pranzo o a proteggersi dalla pioggia quando i centri commerciali sono chiusi.
E forse per gelosia contro il nemico originario, con largo anticipo, anche Trump ha voluto far vedere che la sua biblioteca sarà più grossa. Un vero grattacielo, di cui ha mostrato già delle foto fatte con l’AI. Per costruirla vuole usare i milioni ottenuti vincendo cause legali contro i network televisivi e contro Meta – servirà, dicono, almeno un miliardo. Non la farà nel suo Queens, ma a Miami, sua nuova Heimat, perché c’è il clima perfetto per giocare a golf e nessuno ti guarda storto se sei coperto di cerone arancione. Nelle immagini si vede una sala da ballo, troppo simile a quella che sta costruendo come appendice pantagruelica al posto della East Wing, e uno spazio per tenerci degli aerei, tra cui il Boeing da 400 milioni che gli ha regalato il Qatar, e poi statue d’oro che lo raffigurano. Ovviamente in cima al torrione, che dovrebbe esser costruito dove c’era un parcheggio di una vicina università, ci sarà il nome Trump in letterone dorate, come nei suoi hotel. E i libri, si è chiesto qualcuno? Nelle foto non si vedono. E già i National Archives si erano arrabbiati quando avevano trovato i suoi documenti del primo mandato, tra cui alcuni top-secret, tenuti in scatoloni mezzi aperti nei bagni di Mar-A-Lago. Sembra uno sketch di Saturday Night Live, l’idea che Donald Trump costruisca una biblioteca, lui che cita solo i libri che ha firmato – facendoli scrivere da dei ghost che si sono poi pentiti – come The Art of the Deal, o che vende bibbie di lusso made in China. Un uomo che preferisce i power point pieni di immagini ai report, un uomo su cui ex collaboratori hanno sollevato seri dubbi di analfabetismo. E’ come se Kanye West costruisse una sinagoga, se Gandhi aprisse una catena di smash burger.