Pittori, antiquari e principesse nel nuovo libro di Alvar González-Palacios

Si intitola Opinioni e indulgenze. Pagine d’arte, di luoghi e di affetti l’ultimo libro di Alvar González-Palacios, il più grande storico delle arti decorative in circolazione, pluridecorato signore che da parecchi anni dalla natìa Avana alla Roma d’adozione veleggia su suppellettili e raccolte d’arte anche producendo una letteratura con pochi uguali oggi 

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10 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:05 PM
Immagine di Pittori, antiquari e principesse nel nuovo libro di Alvar González-Palacios

Frame dal documentario "Stile Alberto". Mad Entertainment e Rai (tutti i diritti riservati)

Si intitola Opinioni e indulgenze. Pagine d’arte, di luoghi e di affetti l’ultimo libro di Álvar González-Palacios, il più grande storico delle arti decorative in circolazione, pluridecorato signore che da parecchi anni dalla natìa Avana alla Roma d’adozione veleggia su suppellettili e raccolte d’arte anche producendo una letteratura con pochi uguali oggi. Non solo i monumentali libroni da esperti sui mobili antichi, ma dopo i precedenti volumi, Solo Ombre e Forse è tutta questione di luce, questo ultimo pubblicato da Salani è un altro capitolo in una saga di golosa memorialistica, un genere poco diffuso in Italia, tra ricordi, divagazioni, saggi dottissimi attorno a pittori, collezionisti, amici. E mostre, palazzi, case patrizie, musei cadenti, ricordi caraibici, antiquari, storici dell’arte, Federico Zeri, Mario Praz, Giuliano Briganti, Carlo Sestieri, e Bianca Riccio, e la principessa Domietta del Drago, “una delle donne più eleganti d’Italia”, e certi pranzi di Natale a palazzo Pasolini dall’Onda dove, richiesti dall’illustre ospite, alcuni ammettono la parentela col Pasolini poeta (figlio del resto di un NH colonnello Pasolini), altri invece sdegnosamente la confutano (non si sa se per problematiche araldiche o altro).
Only connect, secondo il dettato di E.M. Forster, saltellando tra “vaghi ricordi dell’Avana déco” (la madrepatria dove non volle mai più tornare ma che qui ricorre più del solito), tra scorribande a Palazzo reale a Napoli dove in una “night at the museum” anche molto paurosa, tipo racconto di fantasmi, a un certo punto salta fuori un busto di cera very scary della regina Maria Carolina, completamente pelata, e un giovane Federico Forquet “maestro di eleganze” risolve l’impossibile calvizie di Sua Maestà grazie a un copricapo fortunosamente rinvenuto e molto artigianale. E ancora Alberto Arbasino, amico e collega di scorribande fin dagli anni Cinquanta, allievi entrambi di Roberto Longhi che amava metterli uno contro l’altro. “Sì, assomiglia un po’ a González, ma è più bello e più intelligente”, dirà il maestro di AA, davanti al rivale. “Lo disse davanti a me per dispetto. Aveva ragione e io comunque rimasi affascinato da Arbasino. Era infatti grazioso e simpatico e si dava quel tipo di arie che mi impressionavano molto – avevo vent’anni e lui sei più di me”.
Ma a un certo punto il dispettoso Longhi, sposato alla scrittrice Anna Banti, viene ripagato con la stessa moneta. A un fondamentale pranzo, il fondamentale Bernard Berenson, nume degli storici dell’arte-mercanti di quel mondo che si svolgeva nelle ville fiorentine poi diventate sedi di università (estere), davanti a tutti, gli chiede: “Caro amico, mi dica, come si vive accanto ad un genio come fa lei?”. Da Longhi – personaggio che andrebbe studiato meglio, altro eccentrico che non è stato canonizzato in quanto eccentrico, González-Palacios sicuramente ha preso istruzioni nella prosa, limpida e veloce e dall’aggettivazione snella, così diversa da quella dello stesso Arbasino (e Alvar gentilmente si è prestato al mio documentario Stile Alberto). Conta anche lo scrivere in una lingua acquisita, con eccellenti risultati da Conrad – non a caso qui citato - a Nabokov.
Ma ancora: mostre, palazzi, principesse (molte principesse). Come Marguerite Caetani, quella leggendaria fondatrice anzi founder di riviste, americana ricca a rinvigorire ceppi romani appassiti come succedeva spessissimo, personaggione da serie televisiva oggi, altro che donna Imma Tataranni. Donna Marguerite non era solo l’americana ricca, anzi. Aveva fondato prima a Parigi Commerce con collaboratori come Claudel, Ungaretti, Breton, Faulkner, Virginia Woolf, James Joyce, Paul Valéry e T. S. Eliot, e poi una volta tornata nel palazzo di famiglia nell’omonima via (poi famosa per il Pci e oggi di supermarket) Botteghe Oscure che contribuì, ancor più di Commerce, alla rinascita dell’Italia libera. Si trattava "della miglior rivista dell’epoca, dove fu dato conoscere scrittori del calibro del poeta Dylan Thomas e anche del più importante scrittore cubano del Novecento, Josè Lezama Lima”. Il caporedattore era Bassani, e vi fu pubblicato in anteprima Il Gattopardo ma anche L'Anonimo Lombardo di nuovo di Arbasino.
Nel palazzo Caetani, da un’altra principessa, Lelia, Alvar prenderà poi l’appartamento misterico e fascinoso in cui tuttora abita (ma prima ci stavano i figli di un diplomatico, e questi ragazzini che abitano soli in una grande casa col papà ambasciatore chissà dove, e una serra, e antichi vestiti di antenati raccontano bene il mood e il vibe, si direbbe oggi, del mondo gonzalesiano).
E ancora, dal conte Primoli fotografo “napoleonico”, a Mario Praz – e lì vale l’aneddoto del vecchio “anglologo” molto rispettato e molto temuto anche per certe presunte capacità divinatorie, con gli oggetti che si spostavano ecc. – seccato perché proprio a palazzo Primoli dove abita a un certo punto si stabilisce il pittore Schifano, con tutta la sua corte di belle & dannate, creditori, cravattari, mercanti, e la storia diventa poi “Gruppo di famiglia in un interno” di Visconti, col professore scocciato dai rumori dei nuovi ricchi interpretato da Burt Lancaster (ma González, che accompagnerà a un certo punto al cinema Praz, registrerà i suoi malumori verso la pellicola).
Volendo un ideale proseguo e sequel bisognerebbe a questo punto leggere un altro libro fondamentale, Mario Schifano. Una biografia,  di Luca Ronchi, edizioni Johan & Levi, tratto dal (e non viceversa) documentario d’epoca Mario Schifano tutto, dello stesso autore, prodotto anni fa da Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, visibile al Palazzo delle Esposizioni romano, all’interno della mostra in corso (catalogo Electa) a raccontare la Roma che era, magari partendo dalla storia della Rolls-Royce gialla. A un certo punto infatti Schifano in preda a chissà quali sostanze decide che vuole una Rolls, ma gialla. La Banda della Magliana che è al suo servizio (ricambiata) va subito a rubare la Rolls gialla che sta ferma a Fiumicino, appartenente al dittatore africano Papa Doc. Schifano dunque per un po’ girerà per Roma con questa Rolls, ma subito pentendosi, e vergognandosi della cafonata, preferendo seguirla a bordo di una più modesta Seicento. Son tutte storie così. Dal Seicento alla Seicento, che tipi, che storie, che città!