Terrazzo
Ragioniere, spari prima lei! 150 anni di Fiocchi
Da un ragioniere milanese e un "bevitore esimio" alla leadership mondiale: come una fabbrica di munizioni nata sulle rive del lago di Lecco ha incarnato per un secolo e mezzo lo spirito industriale lombardo, tra caccia, sport olimpico e bottoni
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28 MAR 26

Cogliere l’occasione non sembrerebbe una delle qualità tipiche di un ragioniere, ma i ragionieri come mostra lo stesso Ugo Fantozzi covano dentro di sé risorse insospettabili e c’è stato un tempo in cui i ragionieri sono riusciti a liberarsi plasmando il proprio futuro. Veri anticipatori di quella modernità di cui poi sarebbero diventati i più solerti e a tratti grigi guardiani. Nel 1876 l’occasione arriva tra le mani del ragioniere milanese Giulio Fiocchi, ben introdotto negli ambienti della borghesia milanese e funzionario alla Banca Industriale e Commerciale. L’occasione è lo smembramento della Micheloni una fabbrica d’armi e munizioni che versa in grave crisi. Come è d’uso ancora oggi, lo smembramento è la soluzione, la parte buona è quella relativa alle munizioni, un settore non solo strategico ma ai tempi ancora tutto da evolvere, Giulio Fiocchi coglie l’opportunità e si butta nella mischia del mercato e insieme ad alcuni soci fa nascere la Fiocchi Munizioni in quel di Lecco che proprio in quegli anni inizia a prendere parte alla rivoluzione industriale con quelle che poi sarebbero diventate le note – in tutto il mondo - fabbriche e fabbricherete. Perché bello il lago, bella la Grigna, ma quando si tratta di fondere, saldare e inventare in quel di Lecco ci vanno giù pesante. Una passione e un’indole fatta di pesantezza, ma anche di leggerezza perché là dove si piegano e fondono i metalli si disegnano tessuti in totale continuità da Lecco e Como passando per Bergamo e Brescia: armi, pentole, seta e all’occasione pure spumanti. Un’eccellenza quella della Fiocchi che nasce da un azzardo economico, ma anche sperimentale tipico dei cacciatori e dei grandi bevitori. Miscelatori nati di vita e gioco, come il tecnico valsassinese Giovanni Dell’Era ricordato come: “giovane, intelligente e bevitore esimio”. A Giulio poi si affianca Giacomo, il fratello ingegnere, un terzetto capace – lavorando direttamente alle macchine – di dare forma a cartucce innovative, ma sopratutto a miscele degne dei miglior bartender dell’esplosivo.
La Fiocchi celebrata ora nel bel volume fotografico "Fiocchi, 150 anni di storia italiana" (Rizzoli) con i testi di Geoffrey Pizzorni e le stupende fotografie provenienti dagli Archivi Fiocchi, è il racconto di un’impresa italiana che come spesso accade nelle migliori storie industriali della penisola sa cogliere l’aspetto laterale del mercato, quello minimale e approfondirlo fino a diventarne leader. Una storia che prende avvio con la caccia e si espande in tutto il mondo – mercato americano in testa – ottenendo anche risultati anche nello sport, con l’oro olimpico di Jessica Rossi nel 2012 nel tiro a segno. Alla base ci sta un’idea del fare tutta lombarda di cui le munizioni sono l’occasione migliore, l’esito di un lavoro alle macchine che si declina anche nella produzione di bottoni. Nel 2025 Fiocchi passa al 100 per cento in mano del gruppo ceco CSG: dai garibaldini alla difesa dei valori occidentali non si può sempre essere buoni per tutte le stagioni e per fortuna.