Terrazzo
Premiata ditta Rossi & Basilico. Gli scatti in bianco e nero nell’opera di due fuoriclasse
Due sguardi senza colore: quando il rigore geometrico di Basilico incontra l'architettura pop-metafisica di Rossi, e la trasforma in monumento senza ombre né ironia
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28 MAR 26

Cappella Molteni, Giussano (MB), Humboldt Books
Per chi non avesse mai sentito parlare di Aldo Rossi e Gabriele Basilico, i loro nomi, così tipicamente italiani, potrebbero esser stati generati da qualche bot dell’Ai. Potrebbero esser personaggi di un qualche “Italian brainrot”, mitologia weird e angosciosa del mondo TikTok, come Ballerina Cappuccina o Frigo Cammello Buffo Fardello. Rossi&Basilico potrebbe essere il nome di una pizzeria di Brooklyn, di una ditta di trasporti a Soho. Chi invece conosce sia il fotografo delle prospettive monumentali, sia il celebre architetto (e teorico e designer) pop-metafisico, sa che i due hanno fatto un po’ di strada assieme. Uno costruiva e l’altro fotografava. Non proprio una collaborazione, ma comunque un’amicizia nata su Domus, un reciproco rispetto, forse come quello tra Napoleone e Jacques Louis David.
Nel libro "Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi", che ha in effetti la copertina da menu di una pizzeria hipster-metempirica di NoLo con le margherite a 19 euro, vediamo il lavoro quasi archivistico, oltre che celebrativo, delle costruzioni rossiane che già erano state glorificate da un’altra lente ormai olimpica, quella di Luigi Ghirri. Ma se il Ghirri trasforma tutto in sogno e nostalgia, in sfumate atmosfere intime pre-Instagram, con i tramonti che cambiano le tinte dell’intonaco, Basilico monumentalizza col suo bianco e nero, e tratta il Centro Direzionale di Perugia, col suo timpano bambinesco e i suoi pachidermici pilastri, come fosse il Pantheon o l’Alcàzar di Segovia in una stampa piranesiana (ma senza capricci). Se cerchiamo un sogno, qui, al massimo troviamo quello senza ombre della Marienbad di Alain Resnais. Cimitero di San Cataldo, edifici residenziali milanesi, complessi berlinesi, musei belgi, teatri dell’opera genovesi – dalle foto di Basilico in questo libro pubblicato da Humboldt Books abbiamo un’idea quasi alternativa di Rossi, di un postmoderno razionalista in un mondo senza umani, dove il perfezionismo e i tecnicismi di Basilico, il suo obiettivo Schneider-Kreuznach 90 mm e il suo banco ottico, rendono tutto solenne. Dalle pagine scritte dal fotografo capiamo che più che dal Rossi architetto lui è stato toccato dal Rossi teorico, “protagonista di un nuovo umanesimo”, lucido e coraggioso, il Rossi autore di “L’architettura e la città”, con il quale ha tentato “di rifondare la disciplina cercando un confronto tra analisi teorica e la prassi politica al di là di ogni dipendenza”.
Forse è come con i vecchi storici dell’arte, che trovavano più illuminante guardare la riproduzione delle opere, dei dipinti, degli affreschi, in bianco e nero invece che a colori. Forse solo con il black & white di Basilico possiamo apprezzare davvero gli spigoli e le proporzioni di Rossi, le sue timide citazioni di Aldof Loos e di Schinkel. Come scrive Pier Paolo Tamburelli nel volume, che racchiude 72 foto scattate tra il 1987 e il 2007, il bianco e nero sembra voler ricondurre gli edifici “alla loro cruda oggettualità, alla loro condizione di oggetti discreti, finiti, conoscibili”. Si perde però forse quello stile cartoonesco che rende Rossi un poetico simpaticone, coi suoi rossi ruggine e i suoi verdi trifoglio, con quello spirito neoclassico circense da scenografia urbana, da teatro del mondo.