(foto da Wikimedia Commons)

Terrazzo

Picasso, nonno ingombrante, raccontato dalla nipote

michele masneri

Diana Widmaier Picasso cura una mostra a Parigi sul nonno e sul suo rapporto con Maya. la figlia maggiore (sua madre)

Picasso è un “brand” e ha un “heritage” che ha pochi equivalenti nel mondo “luxury” dell’arte, come Hemingway in letteratura, e saltano sempre fuori, grazie anche a matrimoni e figli in serie, materiali, e storie: così ora al Museo nazionale Picasso di Parigi c’è questa mostra su “Maya Ruiz-Picasso: Fille de Pablo” fino al 21 gennaio, che parla del rapporto del Sommo con la figlia maggiore nata dalla burrascosa storia con la minorenne Marie-Thérèse Walter. Storia scandalosa anche all’epoca, oggi da tribunale: mentre il Sommo era ancora sposato con l’ex ballerina Olga Khokhlova. Marie-Thèrese, 17 anni di suo, ventott’anni di meno del Sommo, divenne musa, amante, e prima d’essere rimpiazzata da una nuova femme come si vuole fatale, fece in tempo a dargli una figlia, appunto Maya, che ora ha più di ottant’anni, continua a donare quadri ai musei e ora viene celebrata. Diana Widmaier Picasso, quarantasette anni, è la figlia di Maya, e oggi curatrice della mostra. Cultrice delle memorie familiari, già a Sotheby's, ubiqua ai grandi musei e alle grandi fondazioni, è pure designer di gioielli, avendo fondato Mene, società di e-commerce che produce monili in venduti poi a peso, al grammo, online.

 

“Ho fatto questa mostra cinque anni fa da Gagosian a Parigi”, dice al Foglio, “che si chiamava ‘Picasso e Maya, padre e figlia’, e che mi ha permesso di trovare parecchie cose inedite, e di studiare meglio il loro rapporto”. Adesso un’altra mostra e un’altra indagine. “Sto anche scrivendo e producendo un film su Maya che verrà mostrato in anteprima alla fine della mostra”. E’ per caso un tentativo di riabilitare Picasso in quanto impresentabile playboy, oggi impresentabile secondo i canoni attuali, trasformandolo in dolce paparino? La comica molto woke Hanna Gadsby ha detto in un suo spettacolo di aver letto da ragazzina, e d’esserne stata molto turbata, che il pittore disse una volta che quella con la minorenne Marie Thèrese, 17 anni, era una relazione perfetta, “eravamo entrambi nel fiore degli anni”. Battuta non male, che però oggi esclude di poter fare alcuna serie tv sulla peraltro interessante saga. Battuta che ricorda anche il Gianni Boncompagni d’epoca che a una fidanzatina  di quarant’anni di meno sussurrava preoccupato “ah, se fossi più giovane…”. Rassicurato che andava benissimo così, rispose: “Non hai capito, intendevo se tu fossi più giovane”.

 

"No, non direi, non è una mostra politica”, dice oggi Widmaier Picasso. “Quello che Picasso aveva da dire l’ha detto tutto nelle sue opere, e con le donne era del resto forse brutale ma onesto; ma oggi i quadri, i disegni, le fotografie, anche le poesie che mettiamo in mostra, e che sono una assoluta novità, poesie surrealiste, mostrano certo questo aspetto, una grande tenerezza verso questa figlia. Figlia che nasce in mezzo a un cataclisma familiare e storico: con Marie Thèrese si incontrano nel 1927, e Maya nasce otto anni più tardi, nel ’35”. Si scoprono anche nuove manie del pittore, che la nipote ha messo anche in un libro, “Picasso sorcier”, per Gallimard, in cui analizza un po’ i lati meno noti del nonno, quelli più maniacali e strambi. “Ho scoperto che era ossessionato dalla polvere. Non come tanti, che non la sopportano, ma al contrario lui proprio voleva che nessuno spolverasse, perché gli piaceva trovare le tracce degli oggetti mancanti o che venivano spostati, e gli sembrava, la polvere, una specie di manto protettivo spirituale dell’universo”.

 

E poi – no, la serie decisamente non si può fare – si interessava di cacca. “Gli piacevano i materiali umani, le unghie, i peli, i capelli. E gli escrementi lo affascinavano, sì, usò la cacca di Maya bambina, era colpito dal suo colore giallo, che derivava dall’allattamento, e la utilizzò come elemento per dipingere una mela nel quadro ‘Nature Morte au pichet et à la pomme’, fatto nel ’38,  in mostra”. In mostra anche un quadro con colori per fortuna meno naturali, quello celebre intitolato “Maya à la Poupée”, Maya con la bambola, che ritrae la figlia bambina con una bambola che ha il testone di Picasso. Qui psicanalisti in sollucchero. 

 

Il quadro a un certo punto fu rubato in un celebre furto, “sedici anni fa, mi sveglio nel mezzo della notte nella mia casa di Parigi. Rumori di ladri. Controllo tutti i quadri ma non manca niente. Torno a dormire. La mattina dopo manca proprio “Maya à la Poupée.”, insieme a “Jacqueline”, ritratto della seconda moglie di Picasso. Fu un furto su commissione”. Forse di feticisti. “I ladri erano rimasti in casa, nascosti. I quadri, non assicurati, valore oltre i 50 milioni di euro, furono però prontamente ritrovati in Francia con un operazione tra polizia francese e Fbi”.  Ma chiamarsi Picasso però che pesantezza. Non sarebbe meglio aver nome Dubois, essere liberi e anonimi? “Ma io mi sento assolutamente libera. Libera e anonima”.

Di più su questi argomenti: