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Madison Cox, il vedovo del vedovo

Giardinista fondamentale ed ex marito di Pierre Bergé. Insieme amavano il lusso e non chiedevano mai il prezzo degli oggetti

 

 

18 Novembre 2018 alle 06:00

Madison Cox, il vedovo del vedovo

Alexis de Rèdè, Hélène Rochas e Madison Cox, 1986

Continuano le aste e continuano i documentari: il 31 ottobre è andato in vendita da Sotheby’s a Parigi l’ennesimo troncone di un’eredità di cimeli e quadri tirando su altri 30 milioni: raschiando forse il fondo di residenze tra Tangeri e Deauville dopo che già gli sbaraccamenti cospicui portarono nel 2009 a 450 milioni di ricavo. Arriva anche un nuovo documentario, del filone scomodo e dolente, “Celebration”, del regista Olivier Meyrou, pare fortemente avversato dal compagno e partner commerciale di lungo corso, Pierre Bergé.

 

Insomma il mondo di Yves Saint Laurent e dei suoi derivati continua a riprodursi e a produrre immaginario, anche con partenogenesi postume. Bergé, vedovo nel 2008, imprenditore, filantropo (aveva contribuito a salvare Le Monde dalla disfatta) si era risposato l’anno scorso con Madison Cox, giardinista fondamentale e autore tra l’altro dei giardini di Marella Agnelli a Marrakesh. Personaggio che sembra uscito da “Preghiere esaudite”, Cox entrò nel clan Saint Laurent negli anni Settanta, quand’era studente. Conobbe prima Saint Laurent, poi Bergé, poi per un po’ li ebbe entrambi come fidanzati (c’è una vasta letteratura sui menage saint-laurentiani, forse più interessanti dei vestiti, con personaggi di contorno e muse come Loulou de la Falaise e Betty Catroux, che oggi posa per la campagna della casa di moda).

 

Cox è dunque bi-vedovo, oltre che presidente della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent e direttore dei Musei Saint Laurent di Parigi e di Marrakech, insomma cultore e conservatore della materia. Tutte le aste sono andate a finanziare le fondazioni, ma non ci si dovrebbe preoccupare per la sua sussistenza. In un’intervista al sito di Sotheby’s recentemente ha raccontato com’erano i suoi amici: Bergé tutto azione, nato povero, figlio di un agente del fisco e di una maestra, mai arrivato al liceo, ma orgogliosamente ruspante. “Mai affezionarsi agli oggetti, ma solo alle persone e ai progetti”, teorizzava, mentre Saint Laurent era come si sa tutto nostalgia, pasticche e spleen. Bergé era anche un grande collezionista di libri, una passione che Saint Laurent non capiva. Insieme condividevano quella per il lusso. Non chiedevano mai il prezzo degli oggetti.

 

Per uscire una volta tanto dal vortice di antiquari siderali, un giorno Cox fa il midiciale errore di portarli al mercato delle pulci. “Per loro due fu un’esperienza da incubo”. Cox sopravvisse ai menage grazie a un certo piglio protestante-pragmatico (a un certo punto negli anni Ottanta li molla e torna in America, poi si riavvicinerà). Un anno fa, chiamato ultimativamente dall’infermiera al capezzale di Bergé, lo trova riverso. “Sto morendo?”, chiede quello. “Sì, stai morendo”, risponde l’altro. “Solo tu mi sai dire la verità. Ti ringrazio”.

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