Calcutta, il giovane vecchio

Michele Masneri

Due date per il cantautore pontino, Latina e l’Arena di Verona

Pontinia in festa. Oggi infatti nella madrepatria Latina si avrà la prima delle due date di Edoardo D’Erme alias Calcutta. Tra le città care al Duce e la Bollywood d’Italia, nella piana cara ai Sikh, si celebra il successo a filiera corta del giovane cantautore barbuto, che in un concertino privato dedicato a fans e stampa all’Auditorium nei giorni scorsi a Roma ha anticipato il suo tour (il 6 agosto anche all’arena di Verona). Tra pezzi del nuovo album Evergreen, il già classico farmaceutico Paracetamolo (“Lo sai che la Tachipirina 500/ Se ne prendi due diventa 1000”), e classici acclamati come Frosinone e Oroscopo. Piccolo piccolo, con cappelletto hip hop, Calcutta strapazza un po’ il pubblico. Ci dice: siete tutti vecchi rispetto alla mia età, alzatevi in piedi e ballate, come si faceva ai vostri tempi. Per non far sembrare questo teatro una corsia d’ospedale (come nel pezzo “vecchio” Milano). In effetti il pubblico è quasi tutto di pischelli in bermuda e pischelle in fiore, tranne dei quarantenni e cinquantenni travestiti e velleitari come noi.

 

Però Calcutta pare fenomeno soprattutto intergenerazionale, coi suoi falsetti e i nonsense battistiani, le copertine vintage come quest’ultima, tra le pecore della Raggi o dei film d’Alberto Sordi (“dimmi, pastore, tu sei felice?”, chiede Sordi-SilvioMagnozzi in Una vita difficile, che potrebbe essere una hit calcuttiana (infatti il pastore risponde in ciociaro). Ai testi servirebbe un po’ Rodolfo Sonego, il cervello di Sordi. Alla fine (del concerto di Calcutta) bellezze in fiore s’infilano in camerino, senza reggipetto. In prima fila siede Bobo Craxi, con la scusa d’accompagnare il figlio.

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