Il conduttore Federico Ruffo, che oggi in Rai non ha un contratto da giornalista, lo avrà presto, e con la qualifica di caporedattore. Ruffo conduce dal 2020 “Mi manda Rai3”, che dal 6 novembre torna in prima serata il venerdì, ma sul suo contratto Rai c’è scritto “programmista-regista”, qualifica di area produttiva che garantisce meno tutele e una retribuzione lontana da quella di un volto di prima serata. Per questo Ruffo si era rivolto a un avvocato, che aveva scritto all’azienda. In questi casi Viale Mazzini di solito non ha fretta. Rinvia, lascia invecchiare la pratica, si affida ai tempi della giustizia civile, tira la palla – come usa dire – in tribuna. Stavolta no. L’azienda ha scelto di chiudere la vertenza con un accordo, evitando il tribunale, e di dare a Ruffo ciò che chiedeva anche in virtù del fatto che Ruffo conduce un programma di prima serata sul quale l’azienda punta. Nei corridoi la soluzione ha già un nome: lodo Bortone. Il precedente più noto alla Rai è infatti quello di Serena Bortone, che oggi conduce su Radio2 “stai Serena”. Bortone, ai tempi conduttrice di Raitre, ottenne dalla Rai, anche lei senza contenzioso, il passaggio dal contratto di programmista-regista a quello giornalistico, con la qualifica di caporedattore. Allora l’azienda era in mano alla sinistra, area a cui Bortone è considerata vicina. Oggi a guidarla è la destra, e Ruffo, che questa estate era in predicato di diventare il conduttore di “Report”, passa per essere vicino alla destra. Nelle chat tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola finite agli atti dell’inchiesta sulla cosiddetta “bomba d’amore” veniva descritto come un fedelissimo di Giorgia Meloni. In passato era stato accostato al Movimento 5 stelle, ma in Rai, si sa, le stagioni politiche si attraversano come si cambia canale. Il lodo però è sempre lo stesso, cambia soltanto chi lo applica. C’è chi fa causa alla Rai, e chi non ne ha bisogno.