una serie di serie
Da Slow Horses a La Mesias: le serie tv della settimana, tra spie in disgrazia e fantasmi e madri invasate
Dal sempre azzeccato Gary Oldman a una serie che conduce lo spettatore sull’isola quasi deserta di Santa Águeda. Quattro titoli che sfidano i generi e le aspettative
5 OTT 26

Screenshot dal canale Youtube @AppleTV del video dal titolo " Slow Horses — Season 6 Official Trailer | Apple TV"
SLOW HORSES
Di Mick Herron, dai suoi romanzi con lo stesso titolo, con Gary Oldman (6 stagioni su Apple tv+)
Spie in disgrazia. O per aver commesso errori catastrofici, mandando a monte delicate operazioni. Non si possono lasciare liberi nel mondo, conoscono troppi segreti. Vengono mandati in una specie di limbo – “slough house”, dicono gli inglesi. Sono gli “slow horses” del titolo. Brocchi, vagano tra “il fumo e gli specchi” – traduzione da principianti, diciamo trucchi e inganni – dello spionaggio. I nostri devono stare attenti se vogliono ritornare ai piani alti. Jackson Lamb – un sempre azzeccato, e svogliato, Gary Oldman – dovrebbe guidarli. Stagione dopo stagione. Per la numero 8 sarà adattato “Clown House” di Mike Herron. Il 16 settembre è iniziata la 6. C’è ancora molto da godere, il rifugio dei brocchi non chiude.
LA VALLE DELL’EDEN
Di Zoe Kazan, con Florence Pugh, Christopher Abbot, Mike Faist (miniserie su Netflix)
Zoe Kazan – vista in “Ruby Sparks” di Jonathan Dayton e Valerie Faris, l’applaudita coppia di “Little Miss Sunshine” – è nipote di Elia Kazan. Coraggiosa, ora adatta per Netflix il romanzo di John Steinbeck “La valle dell’Eden” – era già un film diretto dal nonno, correva l’anno 1955, con James Dean nella parte di uno dei fratelli in lotta come Caino e Abele. La storia inizia nel 900, siamo in California, c’è un fratello ribelle e l’altro devoto. La madre non è morta – come entrambi credono di sapere. Ha lasciato il marito per avviare un bordello a Monterey. Altri affari: un carico di lattuga dovrebbe arrivare fresco sui mercati di New York. Secondo tentativo, con un carico di fagioli. Ormai si sente arrivare la guerra.
IL PROBLEMA FINALE
Di Félix Viscarret, con José Coronado, Maria Valverde, Marino Rivas (su Netflix)
Arturo Pérez-Reverte è un corrispondente di guerra spagnolo diventato romanziere (da “Il club Dumas” Roman Polanski ha tratto il film “La nona porta” con Johnny Depp). Questa serie, da un altro romanzo, conduce lo spettatore sull’isola quasi deserta di Santa Águeda. Il collegamenti sulla terraferma sono interrotti e c’è un solo albergo. Siamo negli anni Cinquanta del Novecento, tra gli ospiti c’è Basil. Un attore che ha tante volte interpretato Sherlock Holmes. Per deformazione professionale, cerca di risolvere il caso di Elisa Mander, turista tedesca trovata morta. Non si tratta di suicidio, capisce subito l’attore che nel ruolo di Holmes ha imparato a non fasi ingannare dalle apparenze. Bisogna osservare i particolari.
LA MESIAS
Di Javier Calvo e Javier Ambrossi, con Roger Casamajor, Macarena Garcìa (su My Movies One)
Bisogna farsi trovare pronti. Il 14 gennaio prossimo uscirà nei cinema italiani “La bola negra”, film già premiato a Cannes 2026 per la regia, e candidato spagnolo agli Oscar. I due registi – entrambi di nome Javier, si fanno chiamare Los Javis – avevano già dato prova in questa serie del loro talento visionario. Protagonista: una madre invasata, e i figli cresciuti sotto la sua ala senza rapporti con il mondo esterno. Possono solo cantare. Improvvisano musical, scrivono canzoni, inventano film casalinghi. Due di loro ormai adulti cercano di capire, e soprattutto di guarire dal trauma. Neanche la madre viene raccontata come un mostro: crede che Dio l’abbia chiamata, e che la prigionia sia l’unico modo per proteggere i rampolli.