"Pursuit of Happiness"
Dall’Indipendenza a Trump: 250 anni di America secondo Larry David
Il comico americano ritorna su HBO Max con la serie “Life, Larry, and the Pursuit of Unhappiness – An Almost History on America”, che fa sognare un tentativo simile da noi. Ma chi oserebbe?
22 SET 26

Foto Ansa
La storia degli Stati Uniti raccontata da Larry David. Il brontolone della serie “Curb Your Enthusiasm”, scontento e infastidito da ogni cosa (di solito, valutata al contrario di quel che ragione vorrebbe). Una zanzara nella stanza provoca strilli e timori. Una catastrofe mondiale lascia il nostro brontolone indifferente, pure sollevato all’idea che non avrà più tra i piedi il resto dell’umanità. Era in “Basta che funzioni” di Woody Allen, da una sceneggiatura scritta per Zero Mostel: sempre contrariato, ma poi il cuore batte per una ventenne bionda. E se la sposa. Larry David è tornato su HBO Max con la serie “Life, Larry, and the Pursuit of Unhappiness – An Almost History of America”. Titolo pedante ma corretto. Si racconta infatti la storia degli Stati Uniti, dai padri fondatori che avevano messo nella Dichiarazione di Indipendenza – anno 1776 – il diritto alla ricerca della felicità. “Pursuit of Happiness”, appunto. Qui viene ribaltato, agli scontenti cronici la parola “felicità” fa venire l’orticaria.
Non se n’è parlato molto. Sarà per Barack Obama – un po’ in disgrazia nell’America trumpiana – che introduce la serie, prodotta con la moglie Michelle. Un po’ perché quel tipo di satira, e di umorismo, non è tanto adatta al pubblico italiano – con il palato rovinato dalle imitazioni e da una satira politica all’acqua di rose. Lo scarso seguito si deve probabilmente a uno scarso lancio pubblicitario: Trump detesta gli Obama, non si accontenta di averli sconfitti. Gli italiani discutevano del caldo e di Garlasco. Aggravante: la carta costituzionale – negli Stati Uniti e in Italia – per ora continua a esistere, offre i suoi benefici, certo non è considerata una lettura amena. Lo credono solo gli italiani woke, convinti che i “maîtres à penser” vadano a letto la sera leggendo articoli dalla Costituzione per prendere sonno. Peccato, perché la serie – nata per celebrare i primi 250 della Dichiarazione di Indipendenza americana – è parecchio divertente. E fa sognare un tentativo simile da noi. Ma chi oserebbe?
Nel primo dei 7 episodi vediamo le Dichiarazione appena scritta, e i padri fondatori che già litigano. Per esempio, sulle cose che Larry David – firma la serie assieme a Jeff Schaffer, e qui ha il ruolo di Robert R. Livingston, primo cancelliere dello stato di New York – vorrebbe aggiungere agli articoli già scritti. Fino a quando si possono fare gli auguri di Buon Anno? E’ vietato cambiare fila, durante le attese. E’ vietato dividere un dessert. E’ illegale raccontare i sogni. Norme di perfetto buon senso – qualcuno auspica – che sarebbero potute arrivare felicemente fino a noi. E invece no, tutte respinte. Quando sarà il momento di inventare il telefono, litigheranno sulla suoneria, ma è il meno: contestualmente nascono gli scocciatori telefonici. In Europa ci sono anche le guerre, oltre a queste scaramucce. Larry David è al fronte, si finge ferito grave per non tornare a combattere. Nulla gli va a genio, ma è anche allergico alla benché minima scaramuccia – se non scatenata da lui. Ora è sull’autobus, seduto accanto a Rosa Parks. La poveretta – che si è seduta sui sedili riservati ai bianchi – retrocede di sua volontà verso le ultime file, per non dover ascoltare il noioso vicino. Poi tocca al politicamente corretto: “Non si può dire squali. Solo gli squali possono”. Si obietta al secondo mandato presidenziale elencando le malefatte di Donald Trump. Niente cronologia: la Dichiarazione in Indipendenza è già scritta quando a Boston si gettano a mare le casse di tè inglese.