Dall’Indipendenza a Trump: 250 anni di America secondo Larry David

Il comico americano ritorna su HBO Max con la serie “Life, Larry, and the Pursuit of Unhappiness – An Almost History on America”, che fa sognare un tentativo simile da noi. Ma chi oserebbe?

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Foto Ansa

La storia degli Stati Uniti raccontata da Larry David. Il brontolone della serie “Curb Your Enthusiasm”, scontento e infastidito da ogni cosa (di solito, valutata al contrario di quel che ragione vorrebbe). Una zanzara nella stanza provoca strilli e timori. Una catastrofe mondiale lascia il nostro brontolone indifferente, pure sollevato all’idea che non avrà più tra i piedi il resto dell’umanità. Era in “Basta che funzioni” di Woody Allen, da una sceneggiatura scritta per Zero Mostel: sempre contrariato, ma poi il cuore batte per una ventenne bionda. E se la sposa. Larry David è tornato su HBO Max con la serie “Life, Larry, and the Pursuit of Unhappiness – An Almost History of America”. Titolo pedante ma corretto. Si racconta infatti la storia degli Stati Uniti, dai padri fondatori che avevano messo nella Dichiarazione di Indipendenza – anno 1776 – il diritto alla ricerca della felicità. “Pursuit of Happiness”, appunto. Qui viene ribaltato, agli scontenti cronici la parola “felicità” fa venire l’orticaria.
Non se n’è parlato molto. Sarà per Barack Obama – un po’ in disgrazia nell’America trumpiana – che introduce la serie, prodotta con la moglie Michelle. Un po’ perché quel tipo di satira, e di umorismo, non è tanto adatta al pubblico italiano – con il palato rovinato dalle imitazioni e da una satira politica all’acqua di rose. Lo scarso seguito si deve probabilmente a uno scarso lancio pubblicitario: Trump detesta gli Obama, non si accontenta di averli sconfitti. Gli italiani discutevano del caldo e di Garlasco. Aggravante: la carta costituzionale – negli Stati Uniti e in Italia – per ora continua a esistere, offre i suoi benefici, certo non è considerata una lettura amena. Lo credono solo gli italiani woke, convinti che i “maîtres à penser” vadano a letto la sera leggendo articoli dalla Costituzione per prendere sonno. Peccato, perché la serie – nata per celebrare i primi 250 della Dichiarazione di Indipendenza americana – è parecchio divertente. E fa sognare un tentativo simile da noi. Ma chi oserebbe?
Nel primo dei 7 episodi vediamo le Dichiarazione appena scritta, e i padri fondatori che già litigano. Per esempio, sulle cose che Larry David – firma la serie assieme a Jeff Schaffer, e qui ha il ruolo di Robert R. Livingston, primo cancelliere dello stato di New York – vorrebbe aggiungere agli articoli già scritti. Fino a quando si possono fare gli auguri di Buon Anno? E’ vietato cambiare fila, durante le attese. E’ vietato dividere un dessert. E’ illegale raccontare i sogni. Norme di perfetto buon senso – qualcuno auspica – che sarebbero potute arrivare felicemente fino a noi. E invece no, tutte respinte. Quando sarà il momento di inventare il telefono, litigheranno sulla suoneria, ma è il meno: contestualmente nascono gli scocciatori telefonici. In Europa ci sono anche le guerre, oltre a queste scaramucce. Larry David è al fronte, si finge ferito grave per non tornare a combattere. Nulla gli va a genio, ma è anche allergico alla benché minima scaramuccia – se non scatenata da lui. Ora è sull’autobus, seduto accanto a Rosa Parks. La poveretta – che si è seduta sui sedili riservati ai bianchi – retrocede di sua volontà verso le ultime file, per non dover ascoltare il noioso vicino. Poi tocca al politicamente corretto: “Non si può dire squali. Solo gli squali possono”. Si obietta al secondo mandato presidenziale elencando le malefatte di Donald Trump. Niente cronologia: la Dichiarazione in Indipendenza è già scritta quando a Boston si gettano a mare le casse di tè inglese.