Da Widow's Bay ad Archive 81: le serie tv della settimana, tra dilemmi morali, fantasmi e vecchie glorie

Tra la baia delle vedove e le dimensioni alternative, tornano anche Carrie e l’agenzia ASK: quattro serie tra horror, comicità e nostalgia, con qualche fiammifero di troppo

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Foto creative commons

Widow's Bay

Di Katie Dippold e Hiro Murai, con Matthews Rhys, Kato O’ Flynn, Catherine Callas (su Apple tv+)
Varie generazioni fa, i cinefili si dilettavano con il gioco di “L’anno scorso a Marienbad”. Il resto del mondo lo chiama Nim: sedici pezzi uguali – ottimi i fiammiferi – in 4 file, decrescenti da 7 a 1. Si gioca a togliere i fiammiferi, purché nella stessa riga e vicini tra loro. Vince chi toglie l’ultimo. “Widow’s Bay”, forte di 14 Emmy, si diletta invece con le questioni etiche. Esempio: un tram fuori controllo sta per investire 5 persone. Azionando una leva, potrebbe investirne solo una. “Tu lo faresti?” chiede il sindaco Matthew Rhys a una cittadina. “La baia delle vedove” – così chiamata per i numerosi incidenti in mare – è un’isola immaginaria, nelle acque de New England. Il genere? Un misto tra comicità e horror.

Chiami il mio agente! - Il Film

Di Fanny Herrero, con Letitia Casta, George Clooney, Camille Cottin (su Netflix)
Riassunto degli episodi precedenti, vale a dire: una serie di molto successo, e molti remake, durata quattro stagioni. I tempi belli dell’agenzia ASK sono finiti, l’agenzia ha chiuso – la rivale Starmedia si è portata via tutti i clienti. Andréa (Camille Cottin) fa la sceneggiatrice, sta per girare il suo primo film. E tutto va storto. L’attore Laurent Lafitte (nella parte di se stesso) ha messo su pancia, e preferisce il film di Wes Anderson. Dopo un contatto con George Clooney – mandato a monte dalla produttrice Noémie che spara a zero su “Monument Men” – viene scritturato al suo posto Vincent Macaigne. Piacerà soprattutto ai fan irriducibili della serie. Qui però le troppe star fanno risaltare la modesta sceneggiatura.

Archive 81 - Universi alternativi

Di Rebecca Sonnenshine, con Mamadou Athies, Julia Chan (su Netflix)
Tra tante serie che prolungano artificialmente la loro vita – quando ormai l’idea di partenza ha perso mordente, certe volte anche qualsivoglia sensatezza – “Archive 81” è stata terminata dopo la prima stagione. Senza spiegazioni da parte di Netflix, ormai padrona delle nostre serate. Dan Turner fa l’archivista. Sembra il mestiere meno avventuroso del mondo. Anche l’“incarico” sembrava privo di ostacoli: catalogare videocassette che erano servite per un documentario girato negli anni 90. Ma non sono registrazioni qualsiasi. Rivelano misteri, e non uno soltanto. Abbiamo tutto il catalogo: sette esoteriche, entità cosmiche, dimensioni alternative. L’armamentario che attrae il pubblico – e aggiunge mistero alla brusca cancellazione.

Carrie

Di Mike Flanagan, con Summer Howell, Samantha Sloyan, Siena Agudong (dal 7 ottobre su Prime Video)
Qualcuno li deve perdonare, perché sanno quello che fanno. Possiamo dare la colpa a chi compila i comunicati stampa, copiando il materiale che accompagna l’uscita delle serie. Ma poi diventano articolo, podcast, saggio saccente. È un vero delitto scrivere che la serie (a confronto con il romanzo di Stephen King e con il film “Carrie - Lo sguardo di Satana”, diretto da Brian De Palma nel 1976) “approfondisce i personaggi e le loro relazioni raccontando le piccole decisioni che condurranno verso la drammatica notte”. Son criminali che su internet restano impuniti – che sarà mai una serie nuova a confronto con un film classico? Neanche sanno chi è Sissy Spacek. Ignorano che i film si possono vedere senza lo smartphone.