Grazie a Temptation Island l’amore è tornato di dominio pubblico

Il programma chiude con un successo straordinario, e la discussione pubblica sugli amori altrui viene riportata al ruolo di grande stabilizzatore sociale. Elogio del chiacchiericcio da impiccioni

31 LUG 26
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Filippo Bisciglia, conduttore del programma (Foto Getty)

Temptation Island 26 chiude con un successo straordinario, una raccolta di ascolti molto ricca e realizzata in un periodo dell’anno di neocolonizzazione televisiva, con un bottino di coppie fatte e di coppie sfondate, con probabili spillover di personaggi e con il consolidato riconoscimento della pacata saggezza e dell’affidabilità delle consulenze sentimentali (quasi a vette defilippiane) di Filippo Bisciglia. Ex post, cioè molto ex post, perché era andata benissimo anche l’anno scorso, ne riveliamo il segreto. Il punto centrale sta nella ripubblicizzazione dell’amore. Il sentimento che muove il mondo viene sottratto all’idealizzazione nevrotica dei romantici, ma nello stesso tempo viene salvato dalla svalutazione totale dei materialisti, e questo processo avviene mettendo tutto in piazza, anche se in modo a volte grottesco o parodistico.
La discussione pubblica sull’amore e sugli amori altrui, cioè la gran parte delle conversazioni italiane e mondiali, viene riportata al ruolo di grande stabilizzatore sociale. Le relazioni vengono strappate al liberismo sentimentale e all’individualismo per, appunto, essere riportate nello spazio pubblico. E’ quel tanto di socialismo che vogliamo e che ci piace permetterci, per provare dal divano di casa il brivido del controllo sulle vite degli altri, ed è la maggiore promozione intellettuale che poteva capitare in sorte all’eterno chiacchiericcio da impiccioni, alla voglia di additare furtivamente ma in piazza. I protagonisti sono guidati da questo stesso meccanismo e, messi in piazza, ne colgono tutta la mancanza di sfumature e si abbandonano ai loro ruoli impiantati in una dialettica rozza ma ferrea. E tutto questo televisivamente funziona, unendo nella curiosità età, geografie, culture diverse.
Non si alzino sopracciglia, perché il racconto che ne emerge è più aderente alla realtà di quanto lo sia gran parte della fantasociologia con cui si alimenta il racconto posticcio del vivere italiano. La cronaca e l’esperienza personale ce lo confermano. Tra giornalisti d’inchiesta nelle loro temptation newsroom e intellettuali con i loro temptation premi, convegni, dipartimenti universitari. Nell’originale, e non nelle imitazioni appena citate, c’è anche l’ultima speranza di mantenere senso e valore sociale nella vita di coppia e nella ricerca dei cosiddetti progetti di vita. E’ tutto caricaturale, certo, ma almeno se ne parla e con dovizia. Spremendo un terribile vocabolario fatto di percorsi, rispetto, esigenze, fiducia. Sostantivi pesanti e trattati con ancora maggiore pesantezza durante le lunghe riflessioni solitarie o nei dialoghi pedagogici che punteggiano l’isola tentatrice (isola in senso relazionale e non geografico, luogo separato). E triturati davanti al falò in un continuo attaccare, giudicare, ancora rispettare. Armamentario lessicale debole, ma meglio così. Non ci sono intrusioni dal mondo della (orrenda) complessità e la cucina, pur nell’evidente quantità di finzione, restituisce sapori discutibili ma veri perché non adulterati. Aiutata dall’origine non vippesca dei partecipanti. Conta più la credibilità dei personaggi della loro fama. E’ l’amore romantico a uscirne ridimensionato, con soddisfazione generale. E’ lui il nemico non dichiarato ma chiaro a tutti, bruciato sul falò trionfale del 29 luglio in una terragna orgia di ascolti.