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Davanti alla tv estiva i pensionati si attardano come fosse un cantiere
Da "Una voce per Padre Pio" a “Con il cuore – Nel nome di Francesco”. Questo è un paese per vecchi, non tanto per il calo demografico lamentato più in Parlamento che nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, quanto soprattutto per riflesso televisivo. Aspettando “Domenica Inps”
27 GIU 26

Foto di Riccardo IV Tamayo su Unsplash
A un certo punto arriva la frase che dovrebbe dare un senso a tutto. In primo luogo, alle due ore abbondanti passate davanti alla tv. A Pietrelcina, piazza Santissima Annunziata: “Ogni vita salvata è un gradino che porta verso il Paradiso” (Enzo Palumbo, presidente della Onlus “Una voce per Padre Pio”). Ad Assisi, piazza San Francesco, occhi umani rivolti al cielo per osservare occhi elettronici che scrutano dall’alto cotanta architettonica bellezza e il Creato intorno: “Questi sono gli unici droni che ci piacciono” (Carlo Conti, presentatore). A Roma, al Circo Massimo: “L’importante è vivere una vita lunga ma forse più importante ancora è vivere una vita larga, ovvero piena di affetti” (Gianluca Ginoble, cantante del trio Il Volo). Fede, speranza e carità. Spirito cristiano, solidarietà, pacifismo, scienza e wellness, tutto fa brodo, tutto un tanto al chilo ma di più, onestamente, non si può pretendere: d’altronde, siamo dalle parti di Mara Venier, del già citato Conti e del duo Nek-Giorgia Cardinaletti (promossi ormai dalla chitarra e dalla scrivania del Tg1 alla frontline della conduzione tv) officianti i riti di prima estate che sono “Una voce per Padre Pio”, “Con il cuore – Nel nome di Francesco” e il debuttante “Vita” che pare avrà, con gli anni a venire, lungo corso anch’esso, più scientifico che ecumenico ma siamo sempre nei pressi.
Per dare però un senso al tutto non basta una frase da vecchio sussidiario anche perché all’inizio campeggia nei titoli di testa Direzione Intrattenimento Prime Time ovvero la prima serata delle tre reti pubbliche. E nonostante la solenne intestazione (che non giustifica certo l’atmosfera da oratorio, anche se tutti si sono abbigliati in maniera acconcia, perfino una castigatissima Elettra Lamborghini nel paese natìo di Padre Pio: “Ci siamo raccomandati”, puntualizza zia Mara alla sortita della twerking girl quasi volesse dirle “brava, steléta, te sei vestìa come na tosa perbén”) sparare sulle tre serate è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ci si attacca by yourself il bollino di “carogna”. Per cui, almeno facciamo i bravi, digitiamo i cinque numeri benefici – fatti ossessivamente ripetere a tutti gli ospiti canori e non che passano da lì – e doniamo tramite sms o da numero fisso i nostri spicci: una volta nella vita, quantomeno, non buttiamoli nel superfluo del pentolame o dell’attrezzeria da giardino di Amazon, Temu, TikTok Shop, Bidoo e via via sperperando online. Resta il mistero – ma che sacralità ci sarebbe senza mistero? – perché tutto ciò non passi da un dipartimento finalizzato al sociale ma da uno preposto al televisivo sollazzo. Comincia così l’estate della vecchia tv per vecchi, con serate di spiritualità che al confronto sembra che a Tv2000 si organizzino rave party.
Tra Assisi e Pietralcina, serate di spiritualità che al confronto a Tv2000 si organizzano rave party. Elettra Lamborghini castigata
Certo, alla fine è sempre tutto un cantare, cantare e cantare. Altrimenti, sai che barba tra appelli e predicozzi, tra vita vissuta, misticismo e ascesi, sacrificio e rifiuto di posti fissi e altri privilegi temporali. E’ un cantare antico, s’intende, ad uso boomer, nemmeno un nome di quelli che, quando arriva Sanremo, i genitori si chiedono “chi è?” mentre i ragazzi esclamano “figo!”. Forse avranno una loro suggestione anche le scenografie abbaglianti di led da un lato e il sorvolo di campanili illuminati e di vestigia dell’antichità dall’altro, forse perché vai lì – pensate, 27 edizioni di “Una voce per Padre Pio” e Al Bano non ne ha saltata nemmeno una che sia una: tanto, sempre che sia in servizio permanente effettivo sul patrio suolo e non all’estero, è a tre ore di macchina da casa – e fai il solito medley di grandi successi di carriere che vanno dai 60 anni al decennale e lanci il tormentone estivo che quello ormai lo incidono due su tre, ugole attempate e rapper di generazione zeta. Il solito mainstream televisivo-canzonettaro, il solito campo largo sanremese, l’eco festivaliera (Carlo Conti sembra che se li sia impacchettati lì, a fine kermesse in Riviera, come si fa per un trasloco, a febbraio scorso, e li va piazzando a destra e a manca in altri programmi ed eventi: Sal da Vinci è ormai parte dell’arredo, per citarne uno, Serena Brancale sta su tutto, dal trumeau d’epoca alla sedia Signoretti), età media alta perché si sa, col pubblico della tv generalista non puoi rischiare roba troppo all’avanguardia anagrafica e artistica, devi puntare su Al Bano, per l’appunto, che ripete ossessivamente di non averne 83, di anni, ma quattro volte 20, più 3 di spicci che gliene avanzano: lasci pure, il resto mancia.
Al massimo puoi tentare qualche featuring tanto per dare una rinfrescata alla stanza. Metti, far cantare la Berti, la Oriettona nostra che Dio ce la conservi almeno per altri 83 anni, con il Rosso, lo streamer più famoso d’Italia, che di nome fa Matteo e di anni ne ha meno di un terzo di quanti ne ha lei, e Iaem, un mix di umano e intelligenza artificiale, perché una hit uso ombrellone il sempiterno Usignolo di Cavriago non se la fa più mancare da varie estati a questa parte e dunque nemmeno in quest’anno di grazia 2026 e allora, vai con la base di “QCPF – Quadri cuori picche e fiori”. Che l’inarrestabile Orietta trasborda da Pietrelcina ad Assisi nel giro di poche serate, sta qui e sta pure lì, da zia Mara e dal cugino Carlo, verrebbe da dire che è in terra, in cielo e in ogni luogo, in un arcano di ubiquità che forse ha davvero qualcosa a che fare con la santità. E tanto per non inquietare con troppa modernità lo zoccolo duro dei suoi fan, il pubblico della tv generalista e quello delle due devote piazze, vira nel privato annunciando le nozze del figlio, finalmente in grazia di Dio: “Dopo due bambine, direi proprio che era ora!”, chiosa perentoria mamma Orietta che pur sempre cominciò sessant’anni fa cantando i brani di Suor Sorriso. Riverniciata anche per Gianni Morandi, pure lui da tempo in quota Enpals, che eterno ragazzo lo è sempre stato ma da quando s’è jovanottizzato ne sforna pure lui una nuova ogni estate: e stavolta 81 anni contro i 39 di Alessandra Amoroso, al Circo Massimo non solo è il perfetto testimonial di come si invecchia bene sulle colline bolognesi correndo e zappando (è più convincente lui, pur con tutte le sue rughe stravissute, che i professoroni ospiti della kermesse capitolina) ma prende il microfono e duetta “Hit parade”, manco a dirlo un brano per il solleone. Una sferzata d’ottimismo per le testoline canute ancora ferme a “Luglio” di Riccardo Del Turco.
Non si rischia con l’avanguardia: Al Bano onnipresente, una riverniciata a Gianni Morandi, al limite un featuring fra Orietta Berti e uno “streamer”
Insomma, altro che “non è un Paese per vecchi” e non tanto per il calo demografico lamentato più in Parlamento che nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, questo è un Paese per vecchi – anche se il termine è odioso e per fortuna quasi in disuso, obsoleto e sembra anche politicamente scorretto – soprattutto per riflesso televisivo. Certo, dire diversamente giovani sarebbe proprio un azzardo, lievemente ridicolo anche. Anche maturi, suvvia. E la tv per l’appunto se ne fa specchio, veleggia sull’onda di una canizie che solo Al Bano si ostina a colorare o a occultare col panama d’ordinanza. O tentando con successo – ma ormai con qualche sforzo – un paio di sovracuti proprio come quelli sui quali si inerpica Fausto Leali, indomito 81enne, anche lui ospite di Padre Pio (“un monumento della musica italiana”, lo presenta Mara con la solita pomposità fuori luogo come se il bianco dalla voce nera non fosse ormai come il cugino coetaneo ma ancora giovanile che viene a farci visita la domenica pomeriggio). Forse la tv – quella italiana almeno, di quella scandinava non sapremmo parlarvi – rispecchia pure i suoi anni che sono tanti, e sancisce dolorosamente per sé il fatto che i giovani sono da tempo trasmigrati altrove, su altri device, come si usa dire, le stesse serie delle varie piattaforme mica le guardano sul divano, le spiluccano sullo smartphone tra un cazzeggio via whatsapp e un gioco di sopravvivenza. Restano davanti al teleschermo quelli che della tv sono più o meno coevi.
L’estate, poi, per carità. Si sa, chiuso per ferie. La tv è diventata come uno di quei cantieri stradali davanti ai quali si attardano i pensionati osservando quasi sempre dubbiosi e giudicando l’avanzamento o meno dei lavori, un pubblico di “umarell” con le mani incrociate dietro la schiena che non possono nemmeno dire la loro tanto, al di là di quel vetro, chi li ascolta? Se la tv pubblica ad inizio estate s’è buttata dunque sulle seratone ispirate alle virtù teologali e alla fiducia nella ricerca scientifica, sul versante laico – divertimento tout court senza stare troppo a piangere sulle sorti dell’umanità con le riflessioni cosmogoniche di Anna Oxa o ad ascoltare l’accorato appello di Annalisa in favore degli esperti che tanto hanno studiato e sono dunque più attendibili di qualunque interrelazione con ChatGPT – ci ha provato Mediaset riesumando quella che un tempo era pura evasione ovvero il karaoke, format di successo del paleozoico fiorelliano, tre decenni e passa fa. Con la benedizione preventiva di Fiorello stesso, sbandierata ai quattro venti per mettere le mani avanti, che poi si sarà trasformata in una maledizione biblica visto l’esito non tanto di numeri ma di qualità del prodotto per cui forse l’estumulazione non valeva nemmeno la fatica. Perché, laddove cinque lustri or sono la versione di fine secolo dell’antichissima formula “il microfono è vostro” poteva quasi considerarsi un esperimento sociale, stavolta, nel secondo ventennio del nuovo, è stata infarcita di tali e tante appendici della tv venuta dopo (la gara tra squadre, i coach, i superospiti a cantare i loro successi con gli aspiranti artisti raccolti per strada: Al Bano! Presente! anche lì, in quel di Ferrara, piazza Trento e Trieste), che ne è venuta fuori un’accozzaglia rompitimpani che saranno scappati anche i vecchi oltre che i giovani che non sapevano nemmeno cosa fosse il karaoke ai tempi di “Codino”. Metti pure che questa sbobba era stata registrata a marzo per cui la gente, accalcata all’aperto con piumini, cappotti e felpe, dava caldo, a giugno, solo a guardarla. A un certo punto, la Brancale (ancora lei: è il suo momento, d’accordo, dopo una decina d’anni in panchina, ma sparsa così, qua e là, sembra lavori a cottimo) è apparsa sul palco con una pelliccia sintetica. Anche a Pietrelcina c’era freschetto, a dire il vero, nonostante però fosse già arrivato giugno, tanto che, durante la serata, visto che zia Mara se ne lamentava, l’hanno intabarrata in un manto color celeste-Madonna tempestato di strass.
Mediaset riesuma il karaoke, format del paleozoico fiorelliano. Sbobba registrata a marzo, il pubblico in cappotto dà caldo solo a guardarlo
L’unica consolazione della tv estiva degli “umarell” – una struggente, nostalgica, appassionata operazione di mozione degli affetti – era “Techetecheté” che ogni tanto, con quel pescare nella memoria in formato ampex, qualche curiosità la suscitava perfino nella TikTok generation del tipo “guarda un po’ come si divertivano i nonni con questi bianco e nero…”. Un’intensa malinconia che ti accompagnava al sonno con la consapevolezza che comunque, nella vita, qualcosa di decoroso aveva rallegrato negli anni le tue serate in pollici. Ecco, quest’anno nemmeno questa. La lungimirante governance di viale Mazzini, dopo averla strozzata a mani nude la scorsa estate affidandone in fretta e furia uno spin-off a Bianca Guaccero (altro personaggio assurto per grazia divina alla conduzione) per arginare l’inarginabile avanzata della “Ruota della fortuna” sull’altra sponda, l’ha definitivamente seppellita. Era tv da vecchi anche quella ma con una punta di non disarmata, anzi quasi fiera consapevolezza dell’esser vecchi, roba da sbandierare con orgoglio i cedolini delle pensioni d’ogni istituto previdenziale pubblico e privato oltre che dell’esser stati testimoni diretti di ben altra tv.
La lungimirante governance di viale Mazzini ha definitivamente seppellito “Techetecheté”, tv sì da vecchi ma con fiera consapevolezza
Avremmo voluto vederlo Eliot, fosse nato un secolo dopo, trovatosi di fronte al palinsesto geriatrico di quando c’era ancora il tubo catodico, specie d’estate, prendersela ancora col crudele aprile. Avremmo voluto vederlo accendere il 55 pollici e imbattersi in Alessandro Greco, eterno rimpiazzo dei mesi caldi di “Uno mattina” dopo aver decantato per tutto l’inverno le qualità dei materassi in una televendita, che le stesse vecchie zie reputano un ex ragazzo troppo virtuoso per i tempi che corrono. Poi ci si sorprende che gli over cinquantenni, specie le donne, si danno al pilates: dopo aver saputo, dai risultati di una recente ricerca, che due ore di televisione aumentano del 12 per cento la possibilità di invecchiare male, è chiaro che si corra ai ripari. Passerà così un’altra estate ma, quel che è peggio, tornerà un altro inverno, come cantava nel 1960 un artista troppo poco rimpianto, e già ci hanno annunciato che torneranno le domeniche Inps con zia Mara con la quale sfoglieremo insieme, per nuovi otto mesi, nel giorno consacrato, le biografie dei soliti vip e semivip in lista d’attesa, con i quali lei avrà certamente condiviso momenti belli e brutti, battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e divorzi, nascite di figli di primo e secondo letto, discese agli inferi e risalite verso una ritrovata felicità. A proposito, vogliamo scommettere, senza tema di perdere, che uno degli ospiti sarà Al Bano al quale in fondo basta “un bicchiere di vino con un panino”? D’altronde, è giusto così: a una certa età bisogna tenersi leggeri.
