L'addio di The Bear, il debutto di Elle. Le serie da non perdere questa settimana

Chef in fuga, bionde ribelli, misteri da risolvere e una commedia nerissima sull'amicizia. Quattro serie, quattro ottimi motivi per accendere la tv

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THE BEAR ultima stagione, showrunner Christopher Storer, con Jeremy Allen White (8 episodi dal 26 giugno su Disney +)
Con i numeri sarebbe la quinta, meglio attenersi all’aritmetica perché il concetto di “ultima stagione” è uno dei più labili, parlando di serie. Jeremy Allen White ormai ha portato i suoi riccioli e il broncio al cinema, nel ruolo di Bruce Springsteen. Con la maglietta bianca di Carmy lo chef ha invece deciso di mollare: lascerà le cucine dei ristoranti, dopo aver inseguito invano la stella Michelin. Ci proveranno i suoi soci, e la brigata di cucina tutta. Auguri. Ma forse non è un caso, dopo 4 stagioni, di puntare sulla simpatia e il calore umano a scapito del cibo. Con tutta la fatica che ha fatto Carmy – sarebbe Carmelo – per rimettere in sesto la panineria di famiglia, dopo il suicidio del fratello Mikey.
ELLE showrunner Laura Kittrell & Caroline Dries, con Lexi Minetree, June Diane Raphael (dal 1 luglio su Prime video)
Dal mondo di “La rivincita delle bionde”, precisano già nel lancio. Un richiamo o un avvertimento, gli spettatori non amano inoltrarsi in territori ignoti. Quel film era il trionfo di Reese Witherspoon, studentessa di legge a Harvard sempre vestita di rosa, con cagnolino infiocchettato. Sbaragliava i maschi che avevano riso di lei, e risolveva un caso complicato. Qui viene deportata da Los Angeles a Seattle, dove gli studenti sono grigi e grunge. I suoi abiti rosa sono il primo bersaglio, assieme al suo eterno sorriso, e i capelli freschi di phon. Ci sono anche altri problemi: adattamento e sopravvivenza in ambienti ostili, pregiudizi così sintetizzati: “Seattle non è un costume, e il rosa non è una personalità”
OVUNQUE TU SIA di Robert Hull dal romanzo di Harlan Coben, con Sam Worthington (dal 18 giugno su Netflix)
Harlan Coben ha una dozzina di romanzi già diventati serie tv. Una bella garanzia per chi non vuole fregature. Anche una sensazione di déjà vu per chi ne ha viste altre. Sono sempre storie sulla colpa e l’ossessione per la verità. “Ovunque tu sia” (editore Longanesi) racconta un padre – Sam Worthington, non ha girato solo “Avatar” – ingiustamente condannato all’ergastolo per l’omicidio del figlio. Al dolore si aggiunge il senso di colpa, per via di qualche diverbio. Quando viene a sapere che il figlio è vivo, il piano è semplice: evadere dal carcere di massima sicurezza e ritrovarlo. C’è anche una giornalista, che ha scoperto tutto quando si è trovata senza lavoro. Vuole raccontare la storia per un trionfale ritorno.
ALICE AND STEVE di Sophie Goodhart, regia di Tom Kingsley, con Nicola Walker, Jemaine Clement (Disney +)
“Sono la tua migliore amica. Se ci fosse un’inondazione sventrerei il cadavere di mia madre e lo userei come canoa per portarti in salvo”. Parola di Alice - avrà tempo per rimangiarsela, già nel primo episodio. Serie britannica, certe cose gli americani non le pensano. Sono al funerale del comune amico Mike, Alice cerca di consolare Steve - dopo che a tutti e due scappa la ridarola: il bulldog francese, dolente a modo suo, sputacchia sul defunto composto nella bara). Lui ubriaco dice che vuole un figlio. Lei premurosa: ora ti trovo la fanciulla (sono a una festa). Candidata respinta perché non conosce i Bee Gees. Il cane si mangia la cocaina. La figlia di lei rompe con il fidanzato, e torna a casa dalla mamma. Guai in vista.