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La Difesa vuole una piattaforma streaming tutta sua. "Sarà un flop", dice Mirko Campochiari (Parabellum)
Abbonamenti, programmi tematici e un canone da 20 mila euro a una società del ministero. Il mondo delle forze armate punta sull’audiovisivo per raccontarsi meglio. "Dovrebbe potenziare il suo canale YouTube, ma ormai hanno abdicato al loro ruolo informativo", dice lo youtuber, fra i più seguiti nella divulgazione militare

Foto ANSA
L’hanno chiamata "Netflix della difesa". Del resto, è uno dei primi pensieri che viene in mente leggendo l’avviso esplorativo che Difesa Servizi, società del ministero della Difesa, ha pubblicato per capire se ci sia interesse sul mercato per creare una piattaforma televisiva e streaming interamente dedicata al mondo della difesa. "Non la seguirà nessuno, sarà un flop", sentenzia parlando con Il Foglio Mirko Campochiari, conosciuto su YouTube come Parabellum. Con 150 mila iscritti e oltre 60 milioni di visualizzazioni complessive, il suo canale è fra i più seguiti in Italia quando si parla di analisi storico-militare. Secondo lui creare una piattaforma ad hoc della Difesa è sostanzialmente inutile. "Onestamente questa iniziativa non la capisco. Con tante piattaforme già esistenti e popolari, perché mai il pubblico dovrebbe spostarsi verso un nuovo servizio sconosciuto?".
Bando alla mano, la società che si aggiudicherà il progetto (c’è tempo fino al 4 giugno per partecipare) dovrà realizzare una piattaforma fruibile su connected tv, web, desktop e mobile, con contenuti sia live che on demand, e poi creare modelli di monetizzazione basati su abbonamenti, pubblicità e sponsorizzazioni. Si dovrà occupare anche dello sviluppo editoriale audiovisivo e di palinsesto della piattaforma, il tutto pagando a Difesa Servizi un canone annuo da 20 mila euro. Durata del rapporto? Tre anni, estendibili ad altri tre. Il brand commerciale messo in licenza dalla Difesa è “Zona militare Club”, concepito e realizzato nel 2020 da Difesa Servizi allo scopo di promuovere i brand dell’Arma dei Carabinieri e delle Forze Armate con uno "stile più moderno e innovativo", si legge nel comunicato di presentazione. Il primo store con questo brand è stato inaugurato nel 2023 a Corvara (Bolzano), ed è specializzato in abbigliamento e articoli alimentari. Il piano è aprire sempre più punti vendita in tutta Italia, in parallelo a una nuova piattaforma tv.
“Lo dico contro il mio stesso interesse, dato che mi farebbe concorrenza, ma sarebbe molto più efficace potenziare il canale YouTube ufficiale dell'esercito”, propone Campochiari. I modelli da seguire ci sono: “Le forze armate austriache, la Bundesheer, fanno anche delle ottime analisi sulla guerra in Ucraina, e sono molto neutrali. Ma anche l'esercito romeno ha un bellissimo canale dove intervistano i giovani che hanno deciso di intraprendere la carriera militare e usano YouTube come specchietto per far vedere le loro attività. Puntano ad attirare più persone mostrando un'immagine più familiare di loro stessi. Rinchiudersi in una nuova piattaforma invece non ha alcun senso”. Il problema tende a espandersi all'intero modo con cui il mondo della Difesa parla di sé agli altri. “Io ho successo in Italia perché l'Esercito non c'è. Non c'è una fonte ufficiale sull'analisi militare”, ammette Campochiari, secondo cui al massimo su questi temi “ci sono programmi televisivi di opinionismo che puntano più allo scontro e allo share che ad analizzare gli scenari in maniera rigorosa. L'Esercito italiano ha abdicato al suo ruolo informativo”. Il motivo, secondo lo youtuber, è puramente politico: “Quando l'esercito dice qualcosa, è ufficiale. Ma una determinata analisi verrebbe percepita come la linea del governo italiano, e non si vogliono assumere certe responsabilità”. Eppure, il pubblico c'è eccome. “Dall'attacco russo in Ucraina del 2022 in poi l'interesse delle persone riguardo la geopolitica è schizzato”, dice Campochiari. “Dal conflitto mediorientale fino al Venezuela, il pubblico vuole capire le ragioni dietro ogni crisi che scoppia nel mondo”.
Il bando della Difesa riporta alla mente l’esperienza flop di ItsArt, piattaforma voluta dal ministro della Cultura Dario Franceschini durante gli anni peggiori del Covid-19. Avrebbe dovuto essere la “Netflix italiana della cultura”, ma dopo sette milioni e mezzo di perdite solo nel primo anno di attività è stata messa in liquidazione da Cassa depositi e prestiti. Stavolta però è diverso, si augurano dal mondo militare. Qui l’idea di una piattaforma che racconti il dietro le quinte del mondo delle forze armate ha suscitato parecchio entusiasmo. C’è chi dice di augurarsi che un progetto del genere possa essere d'aiuto a ridurre lo stigma che ruota attorno alla Difesa, e mostrare il lato più nascosto delle attività di chi lavora nel settore. Dall’impegno nel settore dell’efficientamento energetico alle iniziative in campo museale e sportivo. “Siamo donne e uomini come tutti, è giusto usare i mezzi più innovativi per raccontarci”, dicono al Foglio dalle forze armate. La stessa società Difesa Servizi è stata istituita nel 2010 con questo intento: valorizzare il patrimonio immobiliare dell’esercito, ma anche gestire i marchi e gli emblemi dei corpi armati a tutto tondo. Media compresi. Prima ancora della piattaforma, Difesa Servizi aveva già testato il mondo dell’audiovisivo con “Vespucci, il viaggio più lungo”, docuserie targata Rai 3 prodotta insieme a Palomar (la casa di produzione di Montalbano) e a Rai Fiction. Ogni episodio ha portato davanti allo schermo circa mezzo milione di italiani. Sulla piattaforma nuova è tutto da vedere. “Speriamo che cambino idea”, conclude Campochiari. “Scommetto ogni singolo centesimo che sarà un fallimento”.