Petardi elettorali e lista Monti

Mentre la situazione si attorciglia e sul Palazzo della politica tira un’aria di pre crisi, oltre che di petardi e guerriglie, è pronto il cantiere della lista Monti: il via è per dopodomani con una prima convention a Via Tiburtina a Roma. Luca Cordero di Montezemolo, Andrea Riccardi, Raffaele Bonanni, le Acli di Andrea Olivero, centocinquanta sigle di associazioni cattoliche e liberali, niente simboli politici: “Verso la Terza Repubblica” – questo il titolo – con Mario Monti, il suo profilo e la sua agenda sullo sfondo. Leggi Cattolici, incerti ma tentati di Paolo Rodari
15 NOV 12
Ultimo aggiornamento: 02:36 | 9 AGO 20
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Roma. Mentre la situazione si attorciglia e sul Palazzo della politica tira un’aria di pre crisi, oltre che di petardi e guerriglie, è pronto il cantiere della lista Monti: il via è per dopodomani con una prima convention a Via Tiburtina a Roma. Luca Cordero di Montezemolo, Andrea Riccardi, Raffaele Bonanni, le Acli di Andrea Olivero, centocinquanta sigle di associazioni cattoliche e liberali, niente simboli politici: “Verso la Terza Repubblica” – questo il titolo – con Mario Monti, il suo profilo e la sua agenda sullo sfondo. Quella del premier non è una candidatura, perché l’uomo tiene al ruolo super partes, ma dicono che il presidente del Consiglio guardi con una certa simpatia a questa agitazione di società civile che lo considera il leader naturale (anche per le elezioni). Una lista Monti anche senza Monti, dunque, in convergenza discorde con le manovre neodemocristiane di Pier Ferdinando Casini, ha secondo alcuni un considerevole bacino potenziale di elettori: per i sondaggi più amichevoli una lista collegata in vario modo a Monti potrebbe vincere. I montiani di Pdl e Pd, ancora molto coperti, considerano l’evento di sabato prossimo una riunione di “avanguardia”. Che dirà LCdM? “Per uscire dalla crisi è urgente una stagione di riforme di ispirazione democratica in continuità con quanto ha realizzato il governo guidato da Mario Monti”.
Ieri Silvio Berlusconi ha riunito in consiglio di guerra Angelino Alfano e lo stato maggiore del Pdl. Tira una brutta aria. Il partito del centrodestra è irritato dalla decisione del Viminale di separare la data delle elezioni politiche da quella delle regionali in Lazio e Lombardia e minaccia il governo tecnico. “Anticipare le regionali è stato un errore madornale e grossolano”, ha detto Alfano mentre a casa del Cavaliere, poche ore dopo, in privato, con Berlusconi ha fatto un ragionamento che suona più o meno così: “A questo punto sarebbe meglio una crisi di governo che anticipi, oltre alle regionali, anche le elezioni politiche”. Il Palazzo resta sospeso, mentre anche il Pd entra in agitazione e il Quirinale, preoccupato, cerca di tamponare i danni. Non si può escludere – secondo una interpretazione maliziosa – che a questo improvviso vento di crisi contribuiscano anche in qualche misura i movimenti delle truppe montiane, che preoccupano sia il Pdl sia il Pd: a nessuno sfugge che un pezzo del partito di Alfano (non solo i cattolici) sia attratto dal montismo (che ha pure le simpatie dei veltroniani cattolici del Pd).
Dopodomani dunque, il 17 novembre, Luca Cordero di Montezemolo (LCdM) aprirà la prima riunione del cantiere montiano, “verso la Terza Repubblica”, e inviterà con sè sul palco anche Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione e fondatore della comunità di Sant’Egidio. Il mondo cattolico, dicono, “è tutto per Monti”, ma non è più una manovra neodemocristiana, non ci sono più i partiti e non c’è nemmeno Casini (per ora). “Se il capo dell’Udc vorrà, per lui c’è spazio”, dicono gli uomini di ItaliaFutura, l’associazione di LCdM: “Ma non siamo una scialuppa di salvataggio per nessuno”, pensa il presidente della Ferrari; niente politici in disarmo, la figura più vicina a quella di un uomo di partito che parlerà venerdì, assieme al presidente delle Acli Andrea Olivero e all’economista montezemoliano Nicola Rossi, sarà Lorenzo Dellai, il presidente della provincia di Trento, cattolico indipendente vicino alla ex Margherita. Ci sarà anche il segretario della Cisl, Bonanni, ma forse non prenderà la parola. Se potessero, sia Riccardi sia Montezemolo costituirebbero una lista elettorale con il nome di Monti nel simbolo, ed è stata infatti questa la ragione del divorzio da Oscar Giannino. Socio politico degli economisti liberali e antimontiani Luigi Zingales e Michele Boldrin, Giannino era contrario a orientare con forza il movimento sulle posizioni di Monti e della sua agenda. Dunque i montiani esistono e si preparano alle elezioni, ma il professore che fa? Dicono, sfidando la verisimiglianza, che sempre più spesso chieda agli amici: “Ma tu di questi ‘montiani’ che ne pensi? E se mi candidassi?”.
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