MasterChef, pensavo fosse amore invece era una paella

Antonio vince la nona edizione della trasmissione battendo Maria Teresa e Marisa. Gran finale con baci, abbracci e una proposta di matrimonio. Alla faccia del coronavirus
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6 MAR 20
Immagine di MasterChef, pensavo fosse amore invece era una paella

Il mondo è brutto perché è vario, diceva un saggio. La commozione è un fatto molto soggettivo, e ognuno di noi la gestisce come può. C’è chi non piange mai, e chi non si è mai ripreso dal finale di Big Fish. Chi si è commosso per l’elezione di Obama, e chi alla finale dei Mondiali del 2006 ha singhiozzato pure nel maglione del vicino del quarto piano, quello che puntualmente si infila in ascensore con sei rottweiler esuberanti e sguinzagliati. Ci sono quelli che al termine dell’Attimo Fuggente si ritrovano in piedi sul trulstorp dell’Ikea. C’è il momento in cui il Conte torna a galla alla fine di I love Radio Rock, lasciando a fondo il capitano del Titanic. E poi c’è la finale di MasterChef di ieri sera.

 

Una competizione serrata, il giusto pizzico di dramma psicologico, e gli immancabili piatti da approfondimento di Superquark. In balconata, familiari e tutti gli altri concorrenti (drinking game della serata: bere a ogni “ma quello chi è?”). Una vittoria meritatissima e giocata fino all’ultimo – quella di Antonio – che si è conclusa con la proposta di matrimonio al suo compagno, che Ferragnez spostati. Finale tra coriandoli, spumante e colossali abbracci di gruppo, che si vede che durante le riprese il coronavirus ancora non c’era e non ci si doveva salutare con i gomiti. Un appello agli autori: per favore, se vi avanza del tempo scrivereste mica i prossimi capitoli di questo sciagurato Paese? Va bene anche la versione a impepata di cozze.

Marisa - voto: Per fare l’albero ci vuole il seme (sulla pasta fresca al pomodoro)

Altra chiamatissima finalista, Marisa è una dei concorrenti dal percorso più interessante. Timida, insicura e anche un po’ disorientata al principio, è cresciuta fino a diventare una forza della natura di precisione e istinto creativo. Presenta un menù - “l’itinerario delle mie emozioni” - tutto radici e contaminazioni (bellissima la mezzaluna di nervetti Santorini), che a ogni portata racconta di un ricordo familiare, un momento di condivisione. E a tal proposito, facciamo un appello. A sentire le spiegazioni dei piatti, pare che tutta la storia familiare dei concorrenti si snodi tra fine settimana al fiume, pranzi di cacciagione, e gite in campagna a raccogliere le more. E cos'è, La Casa nella Prateria? Ora, sarà che ogni famiglia infelice è disgraziata a modo suo, ma per favore spezziamo una lancia per quelle tipiche domeniche italianamente trascorse a urlarsi in faccia a tavola, mentre la nonna si chiude in bagno e la lasagna si raffredda. Svolgimento: ragù tricolore destrutturato con spuma di lite politica, malimortè caramellati e guarnizione di spaghetto scotto. Amen.

Menzioni d’onore - voto: That’s all folks

Sentiremo estremamente la mancanza di quest’edizione e dei suoi strampalati protagonisti, nei nostri giovedì sera improvvisamente poco gourmet. La grande disfatta della carne, l’infanzia di Luciano, il furto della frolla, i manzi e i manghi, l’incapacità di Locatelli di pronunciare una qualsiasi frase in italiano senza inserire almeno un intercalare inglese. Nicolò che a metà della finalissima si finge Iginio Massari e provoca un arresto cardiaco a Marisa. Purtroppo tutte le cose belle finiscono, ma per fortuna l’internet è per sempre, e così anche il video della proposta di matrimonio più bella della tv. Dicevamo, piagnoni a chi?