SCREENSHOT. COSE DAI NOSTRI SCHERMI
Lo strano mese di Apple. Un catalogo di tentativi sparsi
Con tre nuovi prodotti piuttosto insoliti, Apple torna a sperimentare e scommette su un futuro fatto di schermi e dispositivi sempre più diversi. Una strategia ancora poco chiara, mentre i concorrenti investono miliardi nell’intelligenza artificiale. Intanto, però, l’azienda di Cupertino continua a macinare ricavi record
8 NOV 26

(Foto Getty)
Per Apple, ottobre è stato un mese strano, forse persino rivoluzionario. Da settembre l’azienda ha ufficialmente un nuovo amministratore delegato, John Ternus, e nel giro di trenta giorni ha presentato ben tre prodotti nuovi, tutti un po’ bizzarri, almeno per gli standard di Cupertino.
Il primo è stato iPhone Duo, il primo smartphone pieghevole dell’azienda, che in pochi giorni ha già dimostrato di avere uno schermo piuttosto fragile. Poi è arrivato HomeView, una specie di Apple Watch gigante da piazzare in casa per comunicare con Siri e gli altri servizi dell’azienda, seguito da un MacBook con lo schermo touch, il cui nome per intero è “MacBook Pro con display PROLED XDR”.
Come hanno notato in molti, sono tre oggetti che avrebbero probabilmente mandato in cortocircuito Steve Jobs, ma sono anche tre passi in una direzione. Quale, non è chiarissimo: più che un piano, in effetti, a guardarli insieme sembrano un catalogo di tentativi sparsi. Nel frattempo, però, Apple continua a fare un sacco di soldi: conviene quindi partire da lì.
Lunedì l’azienda ha presentato i risultati dell’ultimo trimestre: entrate record per circa 114 miliardi di dollari, il 12% in più rispetto all’anno scorso. Gli iPhone sono cresciuti del 17,5%, i Mac del 23, i servizi di quasi il 10. Vale la pena guardare come si divide la torta. Metà delle entrate arriva dagli iPhone, e fin qui nessuna sorpresa. I Mac pesano per il 9,4%, iPad e dispositivi indossabili insieme per poco più del 10. Buona parte del resto, il 27%, è costituita dai cosiddetti “Services”.
Ma cosa si intende per “servizi” di Apple? Si potrebbe pensare ad Apple Music o Apple TV, che sono entrambi business funzionanti, ma impallidiscono di fronte all’App Store e in particolare alla “tassa” che Apple trattiene da ciascuna transazione (di solito del 30%, ma può anche essere inferiore, a seconda dei casi), dalle vite extra comprate su Candy Crush a qualsiasi app scaricata.
È utile ricordare questo lato n”ascosto” del business di Apple per capire quanto sia cambiata l’azienda dai tempi fatati di Steve Jobs, quando l’azienda vendeva computer e i servizi erano una voce marginale. Nonostante tutto, le novità di ottobre però riguardano soprattutto l’hardware, e sembrano dimostrare che Apple ha voglia di sperimentare – o forse non sa cosa sta facendo.
iPhone Duo, HomeView e il Mac con schermo touch sono infatti scommesse sugli schermi e sui dispositivi d’uso quotidiano, che, secondo Apple, continueremo a usare a lungo. Mentre Meta e altre aziende immaginano un futuro in cui per parlare con l’intelligenza artificiale basterà un ciondolo, una spilletta o magari un chip nel cervello, Apple va per la sua strada. Sulle AI non ha mai puntato davvero, e quando ci ha provato, con Apple Intelligence, ha combinato un mezzo disastro. Si prepara invece a un mondo con ancora più schermi.
Schermi pieghevoli da tenere in tasca, come del resto altri produttori fanno da anni; schermi in cucina e in salotto, con HomeView; computer da toccare. Il tutto non esattamente con l’ordine e la coerenza che si associavano a Jobs, ma con i conti in crescita, mentre il resto del settore, negli Stati Uniti come in Cina, comincia a sentire il peso degli enormi investimenti fatti in questi anni nell’intelligenza artificiale. In Cina la bolla sembra già scoppiata; negli Stati Uniti alcuni titoli hanno sofferto negli ultimi giorni.
Visto da qui, ad Apple le AI sembrano importare relativamente. All’azienda serve una Siri in grado di capire le richieste degli utenti e di soddisfarle in buona parte, e pazienza se per ottenerla ha dovuto chiedere aiuto a Google Gemini. L’azienda sembra invece avere le idee chiare sulla RAM, la memoria usata nei dispositivi, il cui prezzo continua a salire proprio per colpa delle AI, o meglio dei data center, che assorbono tutta la RAM disponibile. Da ormai un anno Apple ha deciso di non rischiare, comprando tutta la RAM che trova per non restare a secco: in questo trimestre le sue scorte di memoria sono cresciute del 154% rispetto all’anno precedente.
Insomma, Apple non sa bene come saranno i dispositivi del futuro, se iPhone, ciondoli o oggetti pieghevoli, e intanto prova un po’ di tutto per vedere cosa funziona. Gli altri, nel frattempo, devono prima costruire l’AI onnipotente che promettono da anni, e poi trovare il gadget giusto con cui interagiremo, mentre Apple fa sempre più soldi vendendo dispositivi e monetizzando servizi. Una Apple meno sexy di quella con cui siamo cresciuti, certo, ma alle prese con una fase sperimentale, che potrebbe divertirci. Ed era da un po’ che non succedeva.