Fare i conti con la realtà
Bolla o no bolla? Non tutti i ribassi in Borsa vengono per nuocere
Le paure sull’Intelligenza artificiale ci sono, ma ridimensionare le attese non significa rottamare un comparto. Mini ripresa dopo le cadute
7 NOV 26

Foto LaPRESSE
La settimana della grande resa dei conti, come l’ha chiamata il Wall Street Journal, si chiude con una buona notizia dal mercato del lavoro: a ottobre ci sono stati 165 mila occupati in più, che hanno fatto scendere la disoccupazione al 4,1 per cento. L’economia reale tira, quella finanziaria singhiozza. Dopo la botta di giovedì quando il Nasdaq è sceso del 6 per cento, ieri l’indice è risalito, così come lo Standard & Poor’s che riguarda le prime 500 imprese americane. Per certi versi è una un’ulteriore conferma del gran dualismo della economia a stelle strisce, ai limiti della schizofrenia. Ma se usciamo da un’ottica politichese e partigiana, dobbiamo concludere che il calo delle borse è anch’esso un segnale positivo e sarà un bene se le quotazioni arrivate ai confini della realtà si ridimensioneranno ancora. La bolla è troppo gonfia, meglio che si riduca prima che scoppi. In fondo i mercati finanziari non hanno fatto che riportare a terra i voli aquilonari dell’AI con annessi e connessi, dai data center ai chips. E Donald Trump è stato punito per aver lisciato il pelo a una “bestia” che può diventare feroce come ha detto Dario Amodei. Anche la prossima quotazione di Anthropic è destinata a essere meno irrealistica scrive ancora il Wall Street Journal.
Forse non arriverà a mille e 500 miliardi di dollari che comunque non sono noccioline. Tanto più perché il prospetto presentato alla Consob ammette che di profitti per ora non se ne parla; i debiti quindi salgono e non si sa né se né quando saranno mai rimborsati. Del doman non v’è certezza.
I dati sull’occupazione svelano anche altre facce del medaglione economico americano. Quella positiva è che la crescita dei posti di lavoro riguarda soprattutto le occupazioni professionali dentro il vasto campo dei servizi. Segno che finora l’intelligenza artificiale non ha provocato quella moria da molti temuta. Quella negativa è che si vedono gli effetti della stretta sull’immigrazione. Rimpatria oggi rimpatria domani mancano lavoratori in settori importanti, nell’industria e del terziario, non solo nell’agricoltura. Alla lunga questo spingerà in alto le paghe: i salari sono saliti del 3,1 per cento ancora meno dei prezzi, ma una inflazione da costo del lavoro è nelle cose. La Federal Reserve, quindi, manterrà i tassi di interesse elevati, oltre la soglia del 4 per cento. Un ulteriore rialzo è nelle cose e il governatore Warsh ha ribadito che il suo bersaglio adesso riguarda i prezzi visto che l’occupazione tira. Le borse se ne faranno una ragione ed è un bene.
Le piazze europee ieri sono rimaste a lungo negative sull’onda di quelle asiatiche (Milano -1 per cento, Il Dax tedesco -2 per cento), ma la ripresa a Wall Street ha rischiarato la giornata. Del resto è da tempo che sale e scende con sobbalzi continui. I primi stop risalgono a marzo e aprile 2025, poi di nuovo ottobre, lo scorso giugno un botta da 1,87 trilioni, il 22 e 30 ottobre perdite cumulate di quasi tremila miliardi, fino a 2 mila e 490 di giovedì. E’ come se di volta in volta si aprissero le valvole per far uscire un po’ d’aria che rientra nelle sedute successive. E’ probabile che si andrà avanti così sperando che non si arrivi al crack.
Quel che va ridimensionato è il timore che i Democrats al Congresso combinino un patatrac perché i margini di manovra sono limitati. Secondo l’economista Barry Eichengreen docente a Berkley, in realtà sarà una successione di grida manzoniane con scarsi effetti pratici. La guerra ad esempio dipende solo da Trump. La politica monetaria dalla Fed. Gli spazi fiscali sono ridotti dal gigantesco debito di oltre 40 mila miliardi di dollari (126 per cento del prodotto lordo) con un deficit superiore al 6 per cento del pil. E’ vero che né repubblicani né democratici sembrano preoccuparsene, ma i mercati sì e si vede dall’andamento dei titoli di stato. Verrà allentata la stretta sull’immigrazione anche perché ormai il fabbisogno di manodopera è un pericoloso collo di bottiglia e il voto dei latinos ha lanciato un segnale politico. I timori sui data centers restano e l’allineamento di Big Tech con la Casa Bianca di Tump non ha pagato.
I Democrat più realisti, anche in Texas, chiedono che, anziché costruirli a ridosso delle città o anche al loro interno, si usino i vasti deserti che certo non mancano o si vada in mare, nel Golfo del Messico, pardon di Trump. Sarebbe una nemesi più che una beffa. Certo, nessuno può escludere che si cementi un’alleanza tra tribunali e No data. Noi italiani sappiamo cosa succede, basta dare un’occhiata a Taranto. Quanto pesano davvero i socialisti non è chiaro. Una insidia in più può venire dalla pugnace Elizabeth Warren che vorrebbe guidare la commissione bancaria del Senato dotata di grandi poteri. Quanto alla tassa sulle grandi ricchezze è stata affossata in California. La proposition 40 non era poi così terribile, prevedeva un prelievo una tantum del 5 per cento sui patrimoni sopra il miliardo, eppure il referendum popolare l’ha rifiutata. Difficile che passi in stati ben più conservatori. Ma gli Usa come abbiamo visto riserbano sempre grandi sorprese.