Binance, in 20 minuti spariscono 6,3 miliardi. Gli hacker Lazarus e il salvataggio di Tether e Circle

Il furto più grande mai registrato nel settore e gli occhi puntati su Pyongyang, dove le criptovalute rubate sono una voce di entrata essenziale per un regime nucleare strangolato dalle sanzioni
30 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 19:36
Immagine di Binance, in 20 minuti spariscono 6,3 miliardi. Gli hacker Lazarus e il salvataggio di Tether e Circle

Foto ANSA

Giovedì sera, in una ventina di minuti, dai portafogli di Binance sono usciti circa 6,3 miliardi di dollari in criptovalute, sparpagliati su dieci blockchain. E’ il furto più grande mai registrato nel settore, oltre quattro volte il colpo da un miliardo e mezzo subito da Bybit nel febbraio 2025. Secondo la ricostruzione preliminare dell’exchange, tutto è partito dal portatile compromesso di un ingegnere, da cui l’attaccante ha raggiunto i sistemi che autorizzano i prelievi.
La risposta è stata vertiginosa nella sua escalation: nel giro di poche ore circa 3 miliardi del bottino risultavano già congelati. A bloccarli sono state soprattutto Tether e Circle, le società che emettono le due principali stablecoin, le monete digitali agganciate al dollaro. Possono farlo perché i loro token contengono una funzione che consente all’emittente di immobilizzare qualsiasi indirizzo. Intanto Binance ha sospeso i prelievi e annunciato che coprirà ogni perdita dei clienti attingendo al Safu, il fondo di protezione degli utenti creato nel 2018 proprio per eventualità come questa.
La sequenza mostra le caratteristiche di una crisi bancaria gestita bene: sportelli chiusi per qualche giorno e una garanzia sui depositi per tranquillizzare i clienti. Solo che le criptovalute erano nate con la promessa di rendere superfluo proprio tutto questo apparato, dalla banca centrale al funzionario che congela un conto. Il whitepaper di Bitcoin prometteva un sistema in cui la fiducia in un intermediario veniva sostituita da una prova crittografica. Diciotto anni dopo, metà dei soldi rubati al più grande exchange del mondo è stata salvata dalla fiducia in due intermediari.
Changpeng Zhao, fondatore di Binance, aveva messo le mani avanti già nel 2022, dopo un altro attacco al bridge della sua blockchain, quando aveva scritto che la decentralizzazione era soltanto un mezzo. Il settore ne ha tratto le conseguenze pratiche, pur senza mai dichiararle: Tether che congela fondi in fretta e di propria iniziativa, e per questo raccoglie la gratitudine delle vittime; Circle che si muove solo su ordine di un giudice o delle forze dell’ordine, con il suo amministratore delegato Jeremy Allaire a spiegare che un’azienda privata che blocca fondi a propria discrezione si trova davanti a un dilemma morale. Il dilemma in effetti esiste, anche se in queste ore tutti applaudono la rapidità di Tether. Un potere di polizia esercitato da un’azienda senza mandato pubblico funziona finché il ladro è indiscutibile. Il giorno in cui il bersaglio sarà un dissidente o un concorrente scomodo, quella stessa funzione potrebbe cambiare sensibilmente natura.
La storia assume tratti ironici guardando chi potrebbe essere il possibile autore: le società di analisi Trm Labs e Chainalysis attribuiscono il colpo, con elevata fiducia, a TraderTraitor, un’unità legata al Lazarus Group nordcoreano. L’attribuzione ufficiale deve ancora arrivare, e lo schema è comunque noto: per Pyongyang i furti di criptovalute sono una voce di entrata essenziale per un regime nucleare strangolato dalle sanzioni. Ne esce un quadro singolare, in cui le funzioni pubbliche, la polizia e l’assicurazione, vengono svolte dalle aziende private, mentre l’unico stato sovrano presente sulla scena si comporta da banda di rapinatori. Ciò che lascia sbigottiti semmai è perché il mercato abbia reagito con tanta calma. Bitcoin ha perso circa il 4 per cento, scendendo intorno ai 77.500 dollari, quando nel 2022 il crollo di Ftx trascinò giù l’intero comparto. La differenza sta proprio nel fatto che stavolta qualcuno ha garantito: i risparmiatori si fidano delle cripto solo da quando sono state addomesticati, ovvero nella misura in cui hanno scoperto di poter contare su un garante. Proprio quella figura che il sistema doveva abolire. Somiglia a una vecchia lezione della finanza, per cui ogni innovazione finisce per reinventare la banca da cui voleva fuggire. Nell’attesa di capire chi sorvegli i nuovi banchieri. Per ora, la risposta è nessuno.