Il prospetto
Si quota al Nasdaq il dispotismo illuminato di Anthropic, che teme il suo stesso prodotto
La casa di Claude verso la quotazione Nasdaq con conti da record e perdite solo contabili, ma il vero nodo è il controllo: fondatori e fiduciari blindano la governance invocando i rischi di un’IA sempre più autonoma. Per Wall Street, la sicurezza vale più del voto degli azionisti

Foto Ap via LaPresse
Genova. Lunedì Anthropic ha depositato alla Sec il prospetto per la quotazione al Nasdaq, con simbolo Ant. Chi cercava i numeri li ha trovati, e fanno girare la testa: 16,3 miliardi di dollari di ricavi nel primo semestre del 2026, contro 1,16 dello stesso periodo dell’anno prima, con i clienti esistenti che spendono circa nove volte quanto spendevano dodici mesi fa. Chi cercava una perdita l’ha pure trovata: 80,7 miliardi in sei mesi, quasi tutti dovuti alla rivalutazione contabile dei prestiti convertibili. Anthropic perde a bilancio perché vale di più, non per costi operativi reali.
Quel che conta di più sta però nella sezione sulla governance. Prima della quotazione verrà emessa una sola azione di classe F, intestata a una società dei sette fondatori (gli Amodei, ovviamente, ma anche Reed Hastings di Netflix) con diritto al 50,1 per cento dei voti e a nessun dividendo. Accanto a essa un’altra azione unica, di classe T, permette a un trust di cinque fiduciari privi di interessi economici nell’azienda di nominare e revocare la maggioranza del consiglio. I partner strategici come Amazon e Google stanno in una classe senza voto. Per completare il quadro, il prospetto prevede una classe riservata ai dipendenti, che vota soltanto su poche materie legate al trust. Chi comprerà le azioni A riceverà la sua quota di utili futuri e un voto che, sommato agli altri, sposterà poco o nulla. Lo stesso prospetto avverte che la struttura potrebbe di fatto eliminare la capacità degli azionisti di influire sulle decisioni importanti.
Le azioni a voto multiplo esistono da tempo, Google e Meta ci hanno costruito imperi, e già nel 1932 Berle e Means descrivevano il divorzio tra proprietà e controllo come il destino della grande impresa americana. Quelle strutture difendevano la visione di un fondatore dall’impazienza dei trimestrali. Nel caso di Anthropic la giustificazione va cercata nei fattori di rischio, la sezione che gli avvocati scrivono per proteggersi dalle cause e che quasi nessuno legge.
Lì Anthropic spiega di usare ormai Claude per addestrare e collaudare le versioni successive di Claude, e che questo circolo potrebbe far crescere le capacità dei modelli più in fretta delle misure di sicurezza. Aggiunge che gran parte delle prove sul ritmo di questa accelerazione arriva da indicatori ritardati, per cui potrebbe accorgersene solo dopo che è avvenuta. Ricorda di aver già rinviato e limitato per prudenza il rilascio di un modello – che modello: Mythos. E mette nero su bianco che considerazioni sul “benessere dei modelli” potrebbero ritardare la dismissione di quelli vecchi. Un prospetto di quotazione che si occupa del welfare delle macchine inaugura di fatto un nuovo genere letterario.
Messe insieme, le due sezioni compongono un argomento di hobbesiana memoria. Nel Leviatano è infatti la paura a fondare il patto: gli uomini cedono la sovranità perché temono ciò che accadrebbe senza un custode. Anthropic chiede agli investitori la stessa cessione con la stessa motivazione. Il prodotto potrebbe sfuggire di mano a chi lo costruisce, e sarebbe quindi imprudente affidarne il governo al voto di fondi pensione e piccoli risparmiatori. La paura dichiarata alla Sec diventa così il titolo di legittimità del potere dei fondatori. Siamo davanti a un dispotismo illuminato in forma di statuto, con un consiglio di custodi che Platone avrebbe apprezzato e che Goldman Sachs, insieme ad altre ventitré banche, si incarica di collocare.
Gli scettici diranno che la sicurezza è un ottimo argomento per blindare il controllo – e avrà in effetti qualche ragione. I fondatori hanno promesso di destinare alla filantropia l’80 per cento delle proprie azioni e l’azienda ha trasferito a un fondo per il beneficio pubblico, da lei controllato, titoli pari al 5 per cento del capitale: gesti generosi, che lasciano però intatta la catena di comando. Il mercato, dal canto suo, accetta. Con un margine operativo rettificato già positivo e oltre 130 miliardi tra cassa e investimenti a breve, gli investitori faranno a gara per salire sulla nave, anche a queste condizioni.
I problemi che nessuno si sta ponendo arriveranno semmai il giorno in cui la sicurezza e i margini operativi indicheranno direzioni opposte. Quel giorno, cinque fiduciari e sette fondatori dovranno scegliere, e il titolo misurerà in tempo reale quanto vale, per Wall Street, un freno tirato in nome dell’umanità. Il prospetto elenca anche questo tra i rischi. Forse è il primo caso in cui il pericolo maggiore per l'’azionista coincide con la principale garanzia per tutti gli altri.