Anthropic crea un fondo per risarcire chi perde il lavoro a causa dell’AI

È il primo mattone di un reddito di base pagato con i profitti dell’intelligenza artificiale, la stessa idea che Amodei chiedeva allo stato di realizzare per via fiscale.  Ma se pagasse soltanto chi è stato rimpiazzato da una macchina, sarebbe un sussidio di disoccupazione simile al reddito di cittadinanza
22 OTT 26
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Foto Lapresse

La mossa con cui Anthropic ha annunciato l’Anthropic Public Benefit Fund, al quale destinerà il 5 per cento delle proprie azioni, potrebbe sembrare l’ennesima operazione filantropica, e di marketing pre Ipo, della Silicon Valley. Eppure nel post di presentazione compare un dettaglio che merita un approfondimento: tra gli usi possibili, accanto alle donazioni alle organizzazioni no profit, Anthropic cita infatti le “distribuzioni dirette a popolazioni specifiche”. Tradotto: soldi versati alle persone. E il primo ambito indicato è proprio il lavoro, cioè chi rischia di perdere il posto per effetto dell’intelligenza artificiale.
Le cifre aiutano a leggere meglio il quadro: Anthropic prepara una quotazione a Wall Street che potrebbe arrivare già a novembre, e gli analisti stimavano una valutazione oltre i duemila miliardi di dollari, con un cinque per cento da circa cento miliardi. La notte scorsa però il Wall Street Journal ha rivelato una perdita di 80,7 miliardi nel primo semestre, in gran parte contabile, e alcuni investitori ragionano ora intorno ai 1.500 miliardi. Il consiglio di amministrazione potrà poi aggiungere un due per cento per ogni aumento del cinquanta per cento del valore oltre una soglia ancora da fissare: più l’azienda cresce, più cresce quindi la quota destinata al bene pubblico. Il fondo sarà una società a responsabilità limitata interamente controllata, forma che lo sottrae ai vincoli delle fondazioni benefiche e gli consente di pagare individui.
A giugno Dario Amodei aveva scritto che l’AI potrebbe provocare una perdita di posti di lavoro duratura, legata alla natura stessa della tecnologia. L’azienda aveva accompagnato il saggio con uno schema di risposte graduate, che nello scenario più grave contemplava un reddito di base universale finanziato con tasse sulle aziende dell’AI o sui guadagni di capitale. Il destinatario era Washington, e il messaggio suonava più o meno così: tassateci.
Washington ha lasciato cadere la proposta. L’Amministrazione Trump ha costruito la propria politica sull’AI intorno alla corsa con la Cina, smantellando regole e accelerando sui data center; per i lavoratori il piano d’azione del 2025 prevede soprattutto fondi del dipartimento del Lavoro per la riqualificazione. Intanto i rapporti tra Anthropic e la Casa Bianca si sono guastati, fino all’uscita formale dei suoi prodotti dagli uffici federali. In questo clima una tassa sulle società dell’AI appartiene alla fantapolitica.
Così Anthropic si è costruita lo strumento da sola. Il fondo annunciato domenica è il primo mattone di un reddito di base pagato con i profitti dell’intelligenza artificiale, la stessa idea che Amodei chiedeva allo stato di realizzare per via fiscale. Il paragone più vicino è il Permanent Fund dell’Alaska, che dal 1982 versa ogni anno a ciascun residente un dividendo ricavato dal petrolio, senza altre condizioni: un diritto pubblico legato alla residenza, quindi un reddito di base in senso tecnico. Se il fondo di Anthropic pagasse soltanto chi è stato rimpiazzato da una macchina, a rigore finirebbe in un’altra categoria, quella del sussidio di disoccupazione, assai più vicina al reddito di cittadinanza dei Cinque stelle che ai modelli universali cari agli economisti. E a stabilire chi rientra tra le “popolazioni specifiche” sarebbe il consiglio di amministrazione di una società quotata.
Il rischio si palesa proprio qui. La storia americana conosce bene la filantropia che supplisce allo stato: le fondazioni di Carnegie e Rockefeller nacquero quando il governo federale lasciava scoperti interi pezzi di welfare, e finirono per orientare per decenni sanità e istruzione secondo le priorità dei fondatori. In Italia l’esempio più vicino è Adriano Olivetti, che a Ivrea garantiva ai dipendenti servizi che lo stato ancora non offriva. Modelli virtuosi finché durano, legati però alla volontà di chi paga e alla salute dei suoi conti. Un reddito di base agganciato a un titolo di Borsa si restringe quando il titolo scende, cioè proprio quando servirebbe di più.
Amodei ha definito la diffidenza crescente verso l’AI una “crisi di fiducia”, e il fondo arriva a poche settimane dalla quotazione, quando la fiducia si legge nei listini, anche e soprattutto nel prezzo delle azioni. Resta il fatto che una delle aziende che stanno trasformando il lavoro ha messo da parte una quota del proprio capitale per chi ne pagherà il prezzo. Washington potrebbe leggerlo come un alibi per continuare a disinteressarsene. Sarebbe la lettura sbagliata: il fondo funziona come un prototipo, e i prototipi servono a dimostrare che una cosa si può fare, in attesa che qualcuno con più legittimità la renda universale.