L’inseguimento
Un satellite russo si avvicina a un radar usato da Kyiv. I precedenti e il primo bersaglio privato
I movimenti di Kosmos 2612 e ICEYE-X36, una storia che riguarda anche l’Italia e la guerra orbitale, fatta di gesti invisibili e sempre negabili
20 OTT 26

Foto ANSA
Nei giorni scorsi due satelliti hanno preso a viaggiare quasi appaiati, a circa 540 chilometri di quota. Il primo è Kosmos 2612, satellite militare russo lanciato ad aprile da Plesetsk insieme ad altri cinque. Il secondo è ICEYE-X36, radar ad apertura sintetica nato in Finlandia e oggi registrato negli Stati Uniti, che secondo diverse fonti lavora per l’Ucraina. Dal 30 settembre il satellite russo ha acceso più volte i motori per portarsi sulla stessa orbita: giovedì i due erano a oltre trecento chilometri, venerdì a meno di cinque. Nel grafico pubblicato su X dall’astronomo olandese Marco Langbroek la linea rossa e quella blu finiscono per sovrapporsi.
Chi segue queste vicende ha provato un senso di déjà-vu. A maggio quattro satelliti della stessa covata, da Kosmos 2610 a Kosmos 2613, avevano già cambiato inclinazione per entrare nel piano orbitale di ICEYE-X36, arrivando a circa tredici chilometri. ICEYE aveva risposto con piccole correzioni di rotta. Ma i russi sono tornati alla carica con più pazienza.
La storia comincia molto prima e riguarda anche l’Italia. Nel 2017 il russo Luch-Olymp si avvicinò in orbita geostazionaria ad Athena-Fidus, satellite franco-italiano per le comunicazioni militari sicure. L’anno dopo la ministra della Difesa francese Florence Parly parlò in pubblico di un satellite “dalle grandi orecchie” e chiamò la manovra col suo nome esplicito: spionaggio. Era un’eccezione, perché i governi occidentali di solito tacciono. Nel 2020, secondo il Csis, Luch-Olymp aveva già affiancato oltre venticinque satelliti altrui. Dal 2023 il successore, Luch-Olymp 2, ha le stesse abitudini, e l’intelligence europea teme che i due abbiano intercettato traffico di satelliti europei.
Nell’orbita bassa, la più desiderata da tutti i lanciatori, in primis da Elon Musk, il copione è seriale. Nel 2020 Kosmos 2542 sincronizzò la propria orbita con USA 245, satellite spia del National Reconnaissance Office, e pochi mesi dopo il satellite figlio Kosmos 2543 sparò un proiettile capace in teoria di distruggere un altro veicolo spaziale. Kosmos 2558 e Kosmos 2576 si sono poi sistemati sulle orbite di USA 326 e USA 314. Nel 2025 è toccato a Kosmos 2588, piazzato accanto a USA 338 e sospettato di portare un’arma cinetica.
La novità, oggi, semmai sta nel bersaglio. ICEYE-X36 appartiene a un’azienda privata e serve un paese in guerra. Nel 2022 un funzionario del ministero degli Esteri russo avvertì che i satelliti commerciali occidentali coinvolti nel conflitto potevano diventare bersagli legittimi: ecco, Kosmos 2612 ha mantenuto alla lettera la promessa.
Particolarmente significativo è anche il contributo sempre più fattivo dell’Osint (Open source intelligence) alla causa militare. Tutti questi casi li hanno infatti scoperti persone esterne ai governi: appassionati come Langbroek o Michael Thompson, lo studente di Purdue che nel 2020 segnalò per primo Kosmos 2542, e società private che lavorano su cataloghi pubblici e telescopi propri. Il Pentagono vede molto di più, ma tende a raccontare poco. La lista è quindi per forza non esaustiva, e lascia fuori anche gli americani: il primo satellite ispettore della storia fu Prowler, lanciato nel 1990, seppur mai formalmente riconosciuto da Washington.
Langbroek ha osservato che se ICEYE-X36 smettesse di funzionare la cosa sarebbe molto sospetta ma al contempo difficile da attribuire con certezza. In questa frase sta il fascino ambiguo della guerra orbitale, fatta di gesti invisibili e sempre negabili. L’arma perfetta per questi tempi di rinnovata guerra fredda.