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Le regole non bastano: così l’Europa rischia di diventare un cliente dell’AI
Da Siri ai modelli open-weight, le Big Tech americane e cinesi dettano il passo. L’Ue perde terreno nell’innovazione e non ha un mercato interno per i macchinari olandesi che rendono possibili i semiconduttori più avanzati
17 OTT 26

Questa settimana Apple ha presentato HomeView, un nuovo dispositivo dotato di schermo con cui gli utenti possono gestire la smart home parlando direttamente con Siri AI, il servizio di intelligenza artificiale che, dopo un paio d’anni di difficoltà, sembra finalmente funzionare correttamente. Non si tratta di un prodotto all’avanguardia: molte aziende – tra cui Amazon e Google, ma anche Meta – hanno da tempo proposto schermi “per la famiglia” come questo. Apple ha dovuto però attendere che Siri AI funzionasse per aprire questa nuova categoria di prodotto, che per ora non sarà disponibile in Unione europea.
Non è una novità. La stessa Siri AI, presentata quest’anno da Apple, è tuttora non disponibile nel Continente, a causa delle leggi locali. Ormai è una procedura standard: un’azienda tecnologica sviluppa un servizio o prodotto e, invece di capire come adeguarlo alle norme dell’Ue, lo lancia subito escludendo il blocco europeo. A quello ci si pensa dopo, con calma. Era successo nel 2023 con Threads, il social network di Instagram simile a Twitter.
“Colpa dell’AI Act e del GDPR”, dirà qualcuno, ma anche dell’antipatia che alcune di queste aziende hanno per la vecchia Europa, dalla quale hanno visto arrivare molti problemi legali (e multe miliardarie) ma poca innovazione. C’è stato un momento in cui l’Ue sembrava potersi ritagliare un ruolo di regolatore de facto a livello globale (o quanto meno in Occidente), un po’ sul modello della California, il mercato più grande degli Stati Uniti, che ha spesso influenzato le decisioni delle aziende automobilistiche: ogni volta che la California rendeva obbligatorio un sistema di sicurezza, ad esempio, alle aziende conveniva adeguarsi, rendendolo disponibile anche agli altri Stati.
Le cose non sono andate proprio così nel caso dell’Ue, anche a causa dell’alleanza sempre più stretta tra Big Tech e Donald Trump, le cui opinioni sull’Europa sono ormai note ai più. Siamo sicuri che a noi europei vada bene finire per essere un dettaglio secondario nei grandi piani di alcune delle aziende più grandi del mondo? Insomma, c’è il rischio di essere esclusi?
Il tutto sarebbe forse più accettabile se dal canto suo l’Europa producesse e investisse nell’innovazione, ma non è così. Questa settimana Politico ha raccontato che una parte delle istituzioni (e delle società tech) europee sembra aver deciso di arrendersi: non raggiungeremo mai la “frontiera” nell’intelligenza artificiale. Insomma, nessuna azienda arriverà mai al livello di OpenAI, Anthropic, Meta o Alibaba, quindi non vale nemmeno la pena provarci. Un portavoce di Mistral – l’azienda francese all’avanguardia nel settore in Europa – ha criticato questa posizione definendola un errore strategico.
Invece di partecipare alla corsa, l’idea europea è di accontentarsi dei modelli “open-weight”, cioè dei sistemi AI che possono essere scaricati e modificati. Sono modelli utili e importanti che vengono però da aziende statunitensi e cinesi. Proprio Mistral in questi giorni ha presentato la sua versione di un modello “aperto”: sembrerebbe un cavallo su cui continuare a puntare, anche nel nome della “sovranità nazionale” di cui molti parlano.
Un ultimo dato riguarda ASML, che ha sede nei Paesi Bassi ed è tra le aziende più importanti al mondo. ASML è alla base della produzione dei semiconduttori, i chip, anche i più potenti. Si dice spesso che Nvidia abbia il sostanziale monopolio nella produzione delle GPU, le schede grafiche diventate essenziali nello sviluppo e nel funzionamento delle AI. Nvidia però si occupa solo della progettazione dei chip: a produrli è la taiwanese TSMC, che a sua volta ha un quasi-monopolio nella produzione di semiconduttori. La TSMC, però, si avvale di macchinari sofisticatissimi per la fotolitografia, una tecnica ad alta precisione con cui vengono costruiti i chip. A fornirle queste macchine è proprio l’olandese ASML.
I cui affari vanno molto bene, ovviamente, tanto da avere ordini da qui al 2030: tutti del resto vogliono più chip e l’unica azienda su cui possono contare è proprio ASML. Tutti ma non l’Europa: l’azienda ha infatti detto di non avere un mercato nella “sua” Europa, dove del resto mancano le imprese in grado di fabbricare chip. Sarebbe bello quanto meno provarci.