Altro che hacker russi, per sabotare i supermercati può bastare un ragazzino annoiato

Sabotaggio ai frigoriferi di 500 supermercati francesi: in tilt i sistemi di refrigerazione. L’esperto di sicurezza informatica Marco d’Itri: "La maggior parte delle intrusioni avviene in modi banali". Sotto accusa le falle del produttore e la leggerezza di chi ha lasciato i sistemi esposti a internet. E l’AI accelera il lavoro

14 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 10:30
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Un grave incidente di sicurezza informatica ha colpito supermercati di Francia e Paesi Bassi (Mouneb Taim/Anadolu via Getty Images)

Danni per decine di milioni di euro in Francia in seguito all’attacco hacker ai frigoriferi di almeno 500 supermercati e altri punti vendita che ha attivato da remoto lo sbrinamento forzato dei sistemi di refrigerazione, alzando le temperature fino a 50 gradi. Chi può essere stato e come ha potuto farlo? Chi può essere stato e come ha potuto farlo? Ne parliamo con Marco d’Itri, esperto di informatica che da 20 anni si occupa di reti e sistemi per un fornitore italiano di servizi cloud.
In realtà questo attacco è stato estremamente banale, può essere stato tranquillamente un ragazzino annoiato. Ma con un livello di complessità di questo attacco veramente minimo, vuol dire che c’è stata una enorme leggerezza da parte dei proprietari di questi frigoriferi e del produttore. Ciò va ricordato, perché ci sono due concause. Da una parte, il produttore ha distribuito dei sistemi estremamente insicuri, forniti con una password di default banale e nota. Dall'altra parte, invece, gli acquirenti di questi frigoriferi li hanno lasciati esposti a internet e accessibili da chiunque. E un sistema esposto a internet con una password nota significa che chiunque lo trovi ci può entrare. Ci sono dei meccanismi per trovarli abbastanza facilmente; ci sono dei motori di ricerca per sistemi dell'Internet of Things che permettono di trovare servizi esposti in un attimo.
Quindi in realtà è stata una stupidaggine, che mostra una grande superficialità da parte di chi può subire questi attacchi restando praticamente indifesi.
Assolutamente, sì. Certo.
Quindi, se l’idea che i russi possano scatenare un caos del genere è inquietante, la constatazione che può essere stato un ragazzino è, se possibile, ancora peggio…
Sì, assolutamente. In questi giorni stiamo lavorando tantissimo, perché stanno entrando in vigore in Italia le ultime disposizioni della NIS2, la direttiva europea sulla cyber sicurezza. Ci sono tantissime misure tecniche da prendere, ma la maggior parte delle intrusioni avviene in modi banali: con servizi esposti, con password di default, con malware che ruba credenziali agli utenti, e così via.
Ma il fine di una cosa come questa potrebbe dunque essere puro divertimento?
Chi lo sa? Potrebbe tranquillamente essere semplice vandalismo, potrebbe anche essere un attacco di uno Stato nazionale: non lo sappiamo. Propendo per il vandalismo, però veramente non abbiamo modo di dirlo.
Ma si possono fermare allo stesso modo anche altre cose? Automobili, ospedali, sale operatorie…
Le automobili no. Le automobili non sono così facilmente raggiungibili da internet. Magari dal produttore sì, però possiamo essere più tranquilli. I sistemi delle sale operatori voglio sperare che abbiano dei meccanismi di sicurezza di base adeguati a non esporli a internet e non renderli accessibili al primo che passa. Detto questo, è successo tante volte in Italia e nel resto d'Europa che ospedali e altre strutture sanitarie siano stati vittime di attacchi ransomware di matrice chiaramente russa.
Quindi, mentre per l'automobile c'è proprio una difficoltà tecnica a farlo, per ospedali e sale operatorie è semplicemente il problema di essere attrezzati?
Non tanto le sale operatorie quanto i sistemi amministrativi di gestione, che però comunque sono necessari per svolgere le funzioni se non si sa chi è il paziente. Ormai i sistemi informatici sono così pervasivi nella sanità che non mettono immediatamente una persona in pericolo di vita in caso di malfunzionamento, però magari complicano enormemente l'attività dell'ordinaria amministrazione.
Marco D’Itri
Marco D’Itri
Ma chi sono i più attivi che fanno questo tipo di cose, a parte i ragazzini matti? Iraniani, cinesi, nordcoreani, russi…
I nordcoreani più che altro rubano: hanno interesse a ottenere valuta forte. Ci sono stati attacchi informatici iraniani, però tipicamente sono diretti a quelli che sono i loro ovvi avversari. Di attacchi russi a infrastrutture critiche ci sono stati negli ultimi anni vari esempi, però c'è anche tutto il sottobosco dei gruppi ransomware che attaccano aziende di ogni genere: non sono direttamente parte dello Stato russo, ma magari sono in contatto con esso, come è stato mostrato varie volte. Sono comunque sono gruppi che agiscono con motivazioni economiche, non militari. I cinesi più che altro spiano.
Quindi, in conclusione…
Riassumendo, secondo me è stato un esempio di come molto spesso manchino le misure di protezione più basilari dei sistemi: sia da parte del produttore che ha rilasciato un sistema estremamente insicuro; sia da parte degli utilizzatori che comunque in ogni caso questo sistema avrebbero dovuto proteggerlo adeguatamente) Poi possiamo parlare degli attacchi degli stati nazionali, ma bisogna comunque iniziare dalle cose semplici e le cose semplici chiaramente in questo caso non sono state fatte.
Un problema francese o un problema più generale?
Un problema assolutamente globale.
E l'Italia come è messa? Peggio, meglio o nella media? L’Italia penso che sia nella media. Abbiamo iniziato tardi, ma stiamo cercando di recuperare molto in fretta il tempo perduto. Nei prossimi anni vedremo se questo avrà funzionato.
In tutto ciò come si inserisce lo sviluppo dell’intelligenza artificiale? Facilita il lavoro agli hacker, facilita il lavoro a chi si deve difendere oppure è una cosa che non c'entra in niente?
Facilita il lavoro un po' a entrambi. L'intelligenza artificiale è un amplificatore di competenze: se una persona è competente gli farà fare cose più velocemente in certi campi; se una persona è incompetente gli farà fare cose male più velocemente.