Davvero l’Ucraina è riuscita a silenziare la fabbrica delle fake news russe? È complicato

Gli attacchi ucraini ai data center di Yandex hanno fatto crollare il traffico automatizzato del motore di ricerca russo. Zelensky esulta per un web meno tossico, ma non ci sono prove che siano spariti i troll della disinformazione. Una certezza però c’è: i data center sono diventati obiettivi militari
13 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:16
Immagine di Davvero l’Ucraina è riuscita a silenziare la fabbrica delle fake news russe? È complicato

Il quartier generale di Yandex a Mosca (Mikhail Svetlov/Getty Images)

Si possono spegnere i bot del Cremlino? Sembra essere questa la domanda attorno alla quale gira la discussione sugli attacchi ucraini a tre grandi data center russi, che nell’ultima settimana hanno messo fuori uso molti servizi relativi a Yandex (comunemente detto “il Google russo”), ma che soprattutto avrebbero reso i social network occidentali meno polarizzati. Oltre ad aver interrotto molti servizi digitali in tutta la Russia, infatti, gli attacchi ucraini avrebbero silenziato i bot russi che da anni seminano disinformazione e divisione negli ambienti digitali. A sostenerlo è stato lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, lunedì scorso, sostenendo che nel web “si respira meglio”, a conferma del fatto che “l’origine dei problemi non è in Europa”, ma nella zizzania seminata quotidianamente da una fittissima rete di troll e disinformatori legati alla Russia. L’europarlamentare ceco Tomáš Zdechovský ha pubblicato su X un grafico che mostrava un calo del 56 per cento delle discussioni sull’AfD, il partito d’estrema destra tedesco, sullo stesso sito. La fonte del grafico in questione però non è chiara e lo stesso tweet di Zdechovský si apriva così: “Se dovesse essere confermato, sarebbe rivelatore”. Se, appunto.
Quel che invece è certo è che Cloudflare Radar, un servizio di Cloudflare, azienda statunitense che si occupa di sicurezza online, ha registrato un calo di circa il 99 per cento del traffico web “automatizzato” proveniente da Yandex nella giornata di domenica 11 ottobre (dopo il terzo attacco ai data center). Un dato che sembrava una conferma: sul sito di Cloudflare si parla infatti di “bot”. In realtà, però, serve un po’ di cautela.
Non tutti i bot, russi o americani che siano, vengono per nuocere. Il termine ha infatti significati diversi, o meglio, indica sempre la stessa cosa, cioè un software programmato per svolgere azioni online, ma la sua natura non dev’essere per forza malevola. Yandex è innanzitutto un motore di ricerca e in quanto tale deve indicizzare i contenuti web per poter offrire i risultati migliori ai suoi utenti (come fa anche Google, del resto): per farlo, usa un tipo di bot particolare, chiamato crawler, che naviga online per analizzare contenuti delle pagine web. E’ quindi l’attività di questi bot “strisciatori” a essere collassata sul momento dopo gli attacchi ucraini, non necessariamente quella di chi diffonde disinformazione e confusione online.
Nonostante questo, nei giorni scorsi, su X, Threads e Bluesky molti utenti hanno detto di aver notato un generale miglioramento delle condizioni del dibattito nei social, visto che i bot russi erano stati messi alla porta. Effetto placebo? Forse. Nella maggior parte dei casi, si tratta di racconti che sembrano basarsi sulle sensazioni generali, più che su dati concreti, anche se alcuni propongono delle prove a suffragio di questa idea.
C’è il caso di Mario Nawfal, imprenditore di base a Dubai, vicino a Elon Musk e supporter della causa putiniana, i cui post avrebbero ricevuto pochi like e condivisioni nonostante abbia quattro milioni di follower. Colpa dei bot russi d’un tratto assenti? Ancora una volta è difficile dirlo: Nawfal pubblica di continuo e le logiche dell’algoritmo di X (come di molti altri social) rendono i suoi post visibili solo a una parte del suo pubblico. Altri suoi post recenti hanno comunque ottenuto un engagement migliore di quello che era stato segnalato da alcuni utenti come “prova” del collasso dei bot russi su X.
Insomma, è ancora troppo presto per dire se gli attacchi ucraini abbiano disinnescato la macchina delle fake news russe. Quel che è certo è che chi si è convinto che il web sia all’improvviso diventato un luogo migliore continuerà a pensarlo, almeno un po’ – e perché rovinare un momento così bello?
I dubbi legati alla scomparsa dei bot russi non devono far pensare che gli attacchi in sé siano stati un fallimento. Negli ultimi mesi i data center sono entrati ufficialmente nella lista degli obiettivi militari sensibili: lo si era già visto a inizio anno, quando l’Iran colpì i data center di Amazon in Bahrain e negli Emirati Arabi, col risultato di ostacolare notevolmente la grande strategia della regione, che si stava proponendo come hub globale per le intelligenze artificiali. Gli attacchi ucraini a Yandex potrebbero avere un effetto prolungato simile, bot a parte. Insomma, ecco la notizia certa in tutto questo: i data center sono un obiettivo militare, e nessuno li ha mai progettati pensando a uno scenario simile.