Il futuro è fatto di faccine simpatiche

Nel giro di pochi giorni sia Meta sia OpenAI hanno presentato due servizi simili (Muse e Dots), entrambi accompagnati da degli avatar digitali simpatici e carini che servono a tante cose, ma soprattutto a tranquillizzare gli utenti

3 OTT 26
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Continua l'operazione simpatia del settore dell'intelligenza artificiale, alle prese con una serie di scandali, dagli attacchi hacker organizzati da sistemi in fase di sviluppo di OpenAI al rischio che, secondo alcuni, tutto questo possa causare l'estinzione dell'umanità. La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva proposto di cambiare nome all’intera tecnologia, suggerendo di passare da “AI” a “SI”, ovvero Super Intelligence. Questa settimana si è passati al dunque, con la firma di un ordine esecutivo alla presenza dei CEO del settore delle AI (pardon, SI).
All’evento c’era pure Dario Amodei, capo di Anthropic, azienda con cui l’amministrazione trumpiana ha da tempo un rapporto complicato: Trump, infatti, vorrebbe continuare con lo sviluppo delle AI senza pensare a limiti e regole (tutte cose che aveva provato a imporre il suo arcinemico Joe Biden), mentre Amodei è da tempo in prima linea per la cautela in questo settore. Certo, una cautela relativa, ma pur sempre fuori moda in un mondo dominato da Sam Altman, Elon Musk e Jensen Huang, che invece si pongono meno problemi.
La questione simpatia, però, resta aperta. Per risolverla, dopo il tentativo di rebranding, le aziende del settore sembrano decise a puntare sull’aspetto estetico: nel giro di pochi giorni, prima Meta e poi OpenAI hanno presentato due servizi simili, agenti AI in grado di svolgere azioni per conto dell'utente, accomunati entrambi dall'uso di mascotte pelose e adorabili.
Ha cominciato Meta con Jolly, la mascotte di Muse, il nuovo servizio agentico che dal momento del suo lancio, a settembre, è l'app più scaricata dall'App Store degli Stati Uniti. Jolly sembra uscito da un cartone animato come Adventure Time o da qualche film per bambini: è pelosetto, simile a uno yeti, con gli occhi grandi e il volto tondo e gentile. Insomma, l'avatar perfetto per un servizio di Meta che per funzionare ha bisogno di informazioni sull'utente e dell'accesso ai suoi servizi (mail, calendario, canali social, home banking). Richieste che è meglio far arrivare da Jolly, o da un altro degli avatar personalizzabili di Muse, che dal volto reale di Mark Zuckerberg.
Pochi giorni dopo è stato il turno di OpenAI, che ha presentato un servizio simile a Muse, chiamato Dots: anche in questo caso la novità era accompagnata da mascotte colorate e animate, a cui l'utente può rivolgere le proprie domande. 
Una coincidenza? Non proprio. Innanzitutto, perché quella degli agenti è una tendenza in corso da un paio d'anni ormai in tutto il settore. Ma soprattutto perché questi personaggi adorabili vanno visti come la risposta all'annoso problema di immagine di cui sopra, per cui queste aziende hanno bisogno di un volto più amichevole, che faccia meno paura e a cui sia difficile dire di no. Nelle ultime settimane i CEO avevano provato a cambiare messaggio mostrandosi più ottimisti ed evitando di parlare di catastrofi e fini del mondo: pare non sia bastato, anche perché la cronaca ha rovinato i loro piani, ricordando a tutti i rischi legati a questa tecnologia. E così si tenta la strada della cuteness, della carineria un po' «kawaii», per dirla in giapponese.
Da questo punto di vista, Jolly ricorda un po' Grogu, il personaggio noto anche come Baby Yoda, il pupazzetto co-protagonista di The Mandalorian, la serie di Disney+ legata all'universo di Star Wars. All'epoca dell'uscita il suo aspetto così carino fece discutere: c'è chi lo considerò una mossa geniale di marketing e chi denunciò la “disneyficazione” del franchise. Tuttavia funzionò, eccome: la serie trovò il suo pubblico grazie a una scrittura originale e a storie più «piccole» rispetto alla grande epica dei film originali, ma fu di certo aiutata da una presenza così irresistibile.
Ecco, Jolly sembra voler fare lo stesso con Meta: al posto di Baby Yoda, ecco Baby Zuck, un esserino ingenuo e coccoloso di cui non aver più paura. L’ideale per Meta, che da tempo è impegnata in una transizione costosissima da colosso dei social network a hyperscaler delle AI. Dopo anni di investimenti i risultati stanno finalmente arrivando (Muse ne è una prova), tanto che l'azienda ha presentato anche Charm, un dispositivo a metà strada tra un giocattolo e uno smartwatch con cui portare le AI sempre con sé.