screenshot. cose dai nostri schermi
Trump contro l'AI, più o meno
Il presidente statunitense è sempre più vicino al settore dell'intelligenza artificiale, che è sempre più impopolare; anche per questo, forse, si è messo in testa di cambiare il nome della tecnologia. Chissà, magari funziona
26 SET 26

Foto ANSA
Sabato scorso Donald Trump ha pubblicato su X un sondaggio per risolvere una delle questioni più urgenti in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, ovvero: come chiamare l'intelligenza artificiale.
"Le parole 'intelligenza artificiale' sono sbagliate e molto poco eloquenti", ha scritto, proponendo tre alternative: Superior Intelligence, Extreme Intelligence, Supreme Intelligence. Qualche giorno dopo, parlando all’Assemblea Generale dell’Onu, si è spinto oltre, proponendo un nuovo nome per la tecnologia: SI, ovvero superintelligence.
Da tempo Trump è molto vicino al settore tecnologico ma negli ultimi mesi ha stretto in particolare l’alleanza con l’industria dell’intelligenza artificiale (continueremo a usare il nome tradizionale, con tutto il rispetto per la proposta trumpiana). Nell’ultimo anno, ad esempio, il presidente Trump ha ceduto più volte alle pressioni del settore, evitando di firmare ordini esecutivi che avrebbero regolato – anche solo timidamente – lo sviluppo delle AI.
Per quanto riguarda invece il dibattito delle ultime settimane sulla sicurezza nel settore, Trump lo ha definito una “bufala”, al pari, secondo lui, del cambiamento climatico. Insomma, il problema non si pone nemmeno, l’importante è correre e farsi superare dalla Cina.
La stessa posizione influenza la sua opinione sui data center, che secondo gli ultimi sondaggi sono tra gli ultimi argomenti a unire repubblicani, democratici e indecisi in un sentimento piuttosto ostile. Non per Trump, che ha così bollato le proteste dilaganti negli Stati Uniti contro queste strutture: "L'unico motivo per cui le comunità di tutti gli Stati Uniti non dovrebbero volere i data center è se vogliono finire per essere arretrate e povere".
Sempre questa settimana, Trump ha anche proposto la creazione di una “AI Force”, sul modello della Space Force, la forza armata da lui creata nel 2019 per gestire tutte le operazioni aerospaziali. L’AI Force dovrebbe fare lo stesso, ma con le AI: il tutto potrebbe ridursi alla nomina di un responsabile governativo del settore pescato tra i principali nomi della Silicon Valley.
Al di là delle proposte, il problema, specie considerando che le elezioni di metà mandato si avvicinano, è che le AI sono impopolari e, di conseguenza, esserne il paladino rischia di essere impopolare (non quanto gli effetti della guerra in Iran sul costo del carburante, ovviamente). Lo hanno capito anche all’interno del partito repubblicano, che a livello locale e statale ha assunto posizioni ben diverse da quelle di Trump, bloccando apertamente la costruzione di nuovi data center, ad esempio, com’è successo in Texas.
L’idea di organizzare un sondaggio per “decidere” un nuovo nome per l’AI va quindi vista sotto questa luce: Trump si sente incastrato in una posizione sfavorevole che, per qualche motivo, non sente di poter abbandonare; e da grande populista quale è, se ne rende conto e sente di dover far qualcosa. Non potendo agire nel modo più ovvio, cioè cambiando posizione su AI e data center, spera nel potere del naming: “E se la colpa fosse di quel nome, intelligenza artificiale?”
E allora ecco le proposte alternative – "estrema", "superiore", "suprema", “super” –, che peraltro non risultano più rassicuranti di quella originale. Per quanto il marketing sia importante, infatti, il problema non è il nome dell’AI, quanto tutto quello che la sigla è finita per rappresentare per milioni di persone, in modo bipartisan: l’idea che buona parte dell’economia si basi sugli investimenti degli hyperscaler, che non portano ricchezza né posti di lavoro ma finiscono per produrre una serie di rumorosi e inquinanti data center, pronti ad aumentare le bollette di chi ci vive vicino. Il tutto, per una tecnologia che – dicono gli stessi capi delle aziende che la sviluppano – è pronta a rubarci il lavoro, se prima non ci uccide tutti, ovviamente.
Che il problema sia la comunicazione, lo hanno capito le aziende del settore, che stanno rivedendo almeno in parte il loro messaggio, concentrandosi più sugli effetti benefici della tecnologia che sullo spettro dell’AGI o della fine del mondo. Purtroppo la cronaca quotidiana non lo permette, visto che le aziende stesse continuano a scoprire casi in cui i loro modelli sperimentali sono sfuggiti al loro stesso controllo.
Trump e i grandi capi delle AI sono quindi stretti in un abbraccio morboso: il primo crede sia fondamentale non lasciarli, mentre i secondi hanno tutto da guadagnare da una presidenza tanto vicina ai loro interessi. Il punto è che ogni quattro anni – anzi, ogni due – si vota e questa volta l’elezione rischia di essere decisa anche dall’antipatia per i data center. A questo punto, cambiamo nome pure a loro: problema risolto.