Bernie Sanders e Steve Bannon uniti contro gli “oligarchi del tech”

Non vogliono apparire insieme ma condividono lo stesso obiettivo: limitare l'impatto dell'intelligenza artificiale. L'ostacolo più grande resta Donald Trump, che continua per la sua strada
15 SET 26
Ultimo aggiornamento: 16:00
Immagine di Bernie Sanders e Steve Bannon uniti contro gli “oligarchi del tech”

Foto ANSA

Una delle varie potenzialità dell’intelligenza artificiale è riuscire a far mettere d’accordo persone opposte sullo spettro politico. Quello che sta accadendo a Washington fa pensare a quando Winston Churchill, criticato per essersi alleato con Stalin per distruggere il Reich, rispose che si sarebbe alleato anche con il diavolo pur di eliminare Hitler. In questo caso il diavolo è l’AI, o forse sono i tech bros che l’hanno finanziata, spinta, creata, e la strana coppia di alleati è quella formata da Bernie Sanders e da Steve Bannon. Da una parte il senatore ebreo che ha sdoganato il socialismo in America, dall’altra parte l’ideologo dell’alt-right nazionalista, il guru a cui il mondo Maga deve moltissimo. Sarà anche per la solita teoria del ferro di cavallo, ma i due, il senatore sessantottino e lo stratega podcaster, hanno deciso di organizzare per oggi un evento dal nome “Pro-Human Assembly”, sulla scia del dibattito pubblico sull’AI scatenato dal mea culpa allarmista di alcuni dipendenti dell’industria che hanno rivelato che i robot nei prossimi dieci anni potrebbero ucciderci tutti.
L’obiettivo della strana coppia è convincere il Congresso a trovare rapidamente il modo di frenare l’impatto delle nuove tecnologie. La linea guida è “mantenere l’AI in mani umane”, cioè evitare che si gestisca da sola. Bannon e Bernie alla loro Yalta hanno tirato dentro anche figure hollywoodiane come Joseph Gordon-Levitt e Ashley Judd, che combatte contro l’uso non consensuale dei deepfake delle attrici. Insieme a loro, i genitori di ragazzi che si sono suicidati dopo aver interagito con dei chatbot. I due organizzatori sembrano voler mostrare tutti i lati negativi del machine learning, giocando sul lato ecologista – i datacenter che consumano acqua ed energia – fino alla difesa del lavoro manuale nell’industria americana. “L’Ai dovrebbe servire l’umanità, non viceversa”, dice la Dichiarazione per un’Ai umana, al centro dell’evento.
“I cittadini americani non si metteranno a supplicare una manciata di oligarchi del tech”, ha detto Bannon. Quello che unisce i due è anche questa opposizione ai tech bros. Si sa che Bannon detesta Elon Musk, che ha definito una persona “veramente cattiva” e “un parassita, un immigrato illegale”. Così come lo detesta Sanders, che ha basato gli ultimi anni di messaggio politico contro i megamiliardari che influenzano le elezioni. “Lo fanno solo per i soldi”, ha detto Bernie sugli imprenditori dell’AI, pregandoli, per l’interesse dell’umanità, di mettere tutto “in pausa”, perché “non è troppo tardi per evitare il disastro”. Ed è vero che alcuni ceo hanno detto che forse è davvero il caso di farlo, ma che tutti devono essere d’accordo, perché basta uno che vada avanti e il risultato sarà lo stesso. “Gli oligarchi”, ha detto Bannon, “sono stati finalmente obbligati ad ammettere che hanno mentito fin dal principio sui pericoli di un’accelerazione senza sicurezze, e hanno messo la nazione e l’umanità a rischio”. Se persone come Sam Altman e Dario Amodei sembrano pronte a dialogare, quello che ora deve essere convinto è Trump.
Il portavoce di Sanders ha fatto sapere che lui e Bannon non vogliono apparire insieme, condividere il palco, che non sono coordinati, semplicemente combattono in questo momento di emergenza, per rallentare tutto, mandando un messaggio al presidente prima che incontri il suo corrispettivo cinese, Xi Jinping. Trump però ha telefonato al ceo di Nvidia, su un palco a Los Angeles, dicendo che è tutto un complotto, che l’AI non distruggerà il mondo, che è una bufala perpetuata da avversari politici o forse dalla Cina. A Washington sanno tutti che la persona che sta convincendo Trump a mantenere la linea, presentandogliela come se fosse una corsa agli armamenti stile guerra fredda, è David Sacks. L’imprenditore del tech, membro della “PayPal mafia”, consigliere sull’AI del presidente, sta dicendo a Trump di non piegarsi davanti alle grida apocalittiche. Dentro allo Studio ovale anche la pacata Susie Wiles, il capo di gabinetto, sta provando a contrastare Sacks, per ora senza successo. Con lei ci sono alcuni senatori e deputati che, sul tema, hanno paura di perdere le elezioni di metà mandato, a novembre. Per Trump, uomo cresciuto nel pieno del contrasto Usa vs Urss, la prospettiva di battere la Cina, e l’idea che con l’AI si faranno un sacco di soldi, continuano a non fargli cambiare idea – “è più importante di internet, è il nuovo petrolio”, ha detto il presidente.