le riflessioni
L’AI e le scelte cruciali che ci aspettano secondo Bill Gates
Una transizione tecnologica senza precedenti che ha bisogno di una risposta globale senza precedenti. Le opportunità potrebbero essere davvero straordinarie, ma anche i rischi. La versione del cofondatore di Microsoft
31 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 10:26

Billa Gates (foto Ap)
Proponiamo qui, nella traduzione italiana, ampi stralci del saggio sull’intelligenza artificiale pubblicato nei giorni scorsi da Bill Gates, cofondatore di Microsoft, sul suo blog.
Per tutta la vita ho avuto soltanto due lavori. Nel primo ho contribuito a sviluppare software con l’obiettivo di mettere le persone nelle condizioni di fare di più, attraverso il mio lavoro in Microsoft. Nel secondo, che svolgo a tempo pieno dal 2008, restituisco la ricchezza che ho accumulato con Microsoft con l’obiettivo di rendere il mondo un posto più sano, più istruito e più equo. E’ il lavoro che farò per il resto della mia vita. Entrambe queste esperienze influenzano il mio modo di guardare all’intelligenza artificiale
Un grande strumento di uguaglianza o la peggiore fonte di ingiustizia
Dal punto di vista dell’equità, l’AI sarà o il più grande strumento di uguaglianza mai inventato, oppure la peggiore fonte di ingiustizia. La sfida è enorme. Anche nelle circostanze migliori, la transizione verso questa nuova era dell’intelligenza artificiale sarà uno dei periodi più turbolenti della storia dell’umanità. Come utilizzeremo questa tecnologia per rendere il mondo più equo, evitando che allarghi ulteriormente il divario tra ricchi e poveri? Come proteggeremo le persone più vulnerabili dai danni provocati dall’intelligenza artificiale, compresi coloro che perderanno il proprio sostentamento e la sensazione di avere il controllo sul proprio futuro?
Credo che rispondere a queste domande e agire di conseguenza dovrebbe essere la massima priorità del mondo. Se faremo le scelte giuste, l’AI sarà una forza positiva e renderà la vita di tutti migliore. Purtroppo, al momento non ci stiamo preparando. Non vedo prove del fatto che leader, esperti e comunità stiano affrontando queste sfide in modo adeguato. Non esiste un piano per accompagnare l’ingresso nell’era dell’AI. (…)
Questa volta è davvero diverso
Per quanto riesca a ricordare, ho sempre desiderato che l’innovazione procedesse più rapidamente. Con l’AI, però, i miei sentimenti sono più complessi.Vorrei che il mondo potesse ottenere rapidamente i benefici e ritardare il più possibile i problemi che questa tecnologia causerà. Ma benefici e problemi stanno arrivando contemporaneamente. Credo che abbiamo bisogno di tempo per prepararci al periodo di sconvolgimenti sociali, politici ed economici nel quale stiamo per entrare. Le persone che hanno più bisogno di tempo sono quelle che hanno meno risorse: l’impiegato amministrativo sostituito da un bot o il lavoratore pagato 20 dollari l’ora che perde il posto a favore di un robot che costa 10 dollari l’ora.
Molti osservatori sostengono che questa transizione tecnologica sarà simile alle precedenti. Citano, per esempio, il passaggio negli Stati Uniti da un’economia in cui molti lavoravano nell’agricoltura a una incentrata sul lavoro d’ufficio. Ma quel processo si è svolto nell’arco di diverse generazioni e ha creato nuovi posti di lavoro nei quali erano necessarie capacità cognitive umane. In questo caso, invece, la tecnologia può sostituire proprio quelle capacità.
Poiché può vedere, ascoltare, parlare e ragionare, e alla fine sarà in grado di svolgere anche lavori fisici con la stessa naturalezza di un essere umano, non interesserà un solo settore. Per assicurarci di massimizzare gli effetti positivi di questa tecnologia senza precedenti e di ridurre al minimo quelli negativi, così da uscirne complessivamente in una condizione migliore, dobbiamo comprendere sia i benefici sia i rischi. Comincerò dai rischi. Perché la transizione all’AI comporta tre grandi rischi.
Molti posti di lavoro scompariranno per sempre
Nel 1933, durante la Grande Depressione, la disoccupazione negli Stati Uniti era pari a circa il 25 per cento. Rimase a due cifre per gran parte del decennio successivo. Alla fine si ridusse, con il ritorno della domanda, degli investimenti e della crescita. L’AI potrebbe non arrivare a produrre un livello di disoccupazione simile, ma il suo impatto non scomparirà con un ciclo economico. I posti di lavoro più a rischio sono quelli di livello iniziale e intermedio, mentre i nuovi lavori che verranno creati richiederanno per lo più competenze che richiedono molti anni per essere acquisite.
Molti posti di lavoro scompariranno per sempre. I più a rischio sono quelli di livello iniziale e intermedio, mentre i nuovi lavori che verranno creati richiederanno per lo più competenze che richiedono molti anni per essere acquisite. Anche i lavori manuali saranno coinvolti
I lavori dei colletti bianchi stanno già subendo, sia pure in misura limitata, gli effetti di questo cambiamento. Dopo l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale generativa, l’occupazione è diminuita in modo significativo tra i giovani lavoratori nei settori particolarmente vulnerabili alla sostituzione, ma non tra i loro colleghi più anziani. Credo che questa tendenza continuerà, ma non resterà confinata a una manciata di industrie o professioni. I lavori nelle vendite e nell’assistenza clienti, online e telefonica, nell’ingegneria del software e nelle attività paralegali potrebbero essere tra i primi a essere colpiti. Ma la trasformazione arriverà molto più lontano, man mano che l’AI assumerà compiti che oggi richiedono ancora lavoratori qualificati.
Anche i lavori manuali saranno coinvolti. Sebbene i robot non siano avanzati quanto l’AI, alla fine anche il loro costo diminuirà drasticamente. Molti americani con cui parlo non si rendono conto della velocità con cui stanno avanzando i robot capaci di manipolare oggetti con precisione, perché gran parte del lavoro più avanzato viene svolto in altri paesi, soprattutto in Cina. Oppure si lasciano ingannare da quei video di robot che ballano maldestramente e che ultimamente sono diventati virali. Credo che entro la fine del decennio i robot “intelligenti” inizieranno a competere con le persone in alcuni lavori fisici, per esempio nell’edilizia e nell’ospitalità.
Robot e AI insieme possono creare un circolo vizioso. Dopo che un’azienda li avrà adottati e avrà utilizzato i risparmi per abbassare i prezzi, i concorrenti sentiranno un’enorme pressione a fare lo stesso. Se le imprese esistenti non adotteranno queste tecnologie, lo faranno le start-up. Molte persone passeranno ad altri lavori, ma lo sconvolgimento causato dalla perdita dell’occupazione, dalla necessità di riqualificarsi e dalla ricerca di un nuovo impiego sarà notevole. Le forze del mercato renderanno l’adozione sempre più rapida e, se non interverremo, ci saranno meno buoni posti di lavoro disponibili e i benefici finiranno concentrati nelle mani di un piccolo gruppo.
Il cambiamento più grande per i lavoratori arriverà quando l’AI sarà in grado di fornire un lavoro quasi privo di errori. A quel punto potrà operare autonomamente, senza che un essere umano debba controllarla, e le aziende avranno ogni incentivo economico a lasciarglielo fare. Questo porterà a un cambiamento fondamentale nel modo in cui pensiamo al lavoro, al reddito e alla sicurezza economica. Come potrà funzionare un’economia costruita intorno all’occupazione se meno persone lavoreranno, o se molte lavoreranno meno ore? In una società capitalistica, il lavoro è il modo in cui la maggior parte delle persone ottiene il denaro necessario per pagare le esigenze fondamentali della vita, oltre a essere una fonte essenziale di dignità e di relazioni sociali.
Quando una comunità registra un alto tasso di disoccupazione, gli effetti a catena possono essere profondi. Le ricerche suggeriscono che, in alcune zone degli Stati Uniti, la chiusura delle fabbriche contribuisca all’aumento delle morti per overdose da oppioidi. Ora immaginiamo pressioni simili esercitate contemporaneamente sui colletti bianchi e sui lavoratori manuali in tutto il paese.
L’AI consentirà alle persone, e forse anche alle AI, di fare più danni
Molto prima che l’intelligenza artificiale entrasse nell’uso comune, su internet esistevano già informazioni su come creare armi come bombe, armi biologiche e persino virus informatici. L’AI renderà molto più facile non solo ottenere queste informazioni, ma anche metterle in pratica. Persino criminali con competenze molto limitate potranno prendere di mira vittime a ogni livello: singoli individui, aziende e governi.
Frodi rese possibili dall’AI, disinformazione, deepfake e sorveglianza sono i danni che molte persone avvertiranno più direttamente nella vita quotidiana. Le capacità dell’AI stanno iniziando a essere utilizzate per gli attacchi informatici. Gli esperti di cybersicurezza più brillanti che conosco sono spaventati da ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni, perché gli aggressori stanno acquisendo nuove capacità potenti più rapidamente di quanto i difensori riescano a correggere tutte le vulnerabilità.
I rischi riguardano tutti il modo in cui l’AI permetterà a soggetti malintenzionati, oggi relativamente poco potenti, di fare più danni. Ma gli stessi strumenti concentreranno anche il potere là dove già esiste. Le armi autonome, per esempio, renderanno i governi ancora più capaci di utilizzare la forza letale senza che un essere umano partecipi alla decisione. Monitorare e manipolare l’opinione pubblica diventerà più facile, meno costoso e anche più efficace.
L’AI potrebbe sostituirsi alle relazioni umane
Stiamo appena iniziando a comprendere i pericoli che internet, e soprattutto i social media, possono rappresentare per lo sviluppo dei giovani. Vediamo uso compulsivo, disturbi del sonno, cyberbullismo ed esposizione a contenuti dannosi. L’AI potrebbe amplificare molti di questi rischi, rendendoli più persuasivi e più difficili da evitare, e non dovremmo aspettare un’altra generazione prima di iniziare a prenderli sul serio. Paesi tra cui l’Australia, il Regno Unito e la Norvegia stanno adottando misure di protezione per i minori online. La Cina si è spinta più lontano. Le sue norme limitano in generale le applicazioni di AI companion, vietano i progetti pensati per favorire la dipendenza emotiva e proibiscono ai minori di avere parenti virtuali o partner romantici artificiali.
Sono preoccupato anche per l’impatto dell’AI sull’istruzione. Paradossalmente, lo stesso strumento che consentirà alle persone di imparare più che mai potrebbe anche portarne molte a imparare di meno. Un’indagine preliminare ha suggerito che un uso più intenso dell’AI sia associato a una minore capacità di pensiero critico. L’effetto era più marcato tra i giovani. Questo sarebbe il momento peggiore possibile perché gli esseri umani perdessero la capacità di pensare criticamente. In un’epoca di deepfake e disinformazione costruita su misura per ciascuno di noi, la capacità di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è diventa una competenza essenziale per vivere.
Le cose buone che possiamo fare con l’AI potrebbero essere davvero straordinarie
Si dice spesso che tendiamo a sopravvalutare quanto cambierà nel breve periodo e a sottovalutare quanto cambierà nel lungo periodo. Con l’AI vedo qualcosa di diverso. Alcuni vedono soltanto gli aspetti positivi e non si concentrano abbastanza su quelli negativi. Altri commettono l’errore opposto: si concentrano esclusivamente sui pericoli, che sono reali, perdendo di vista i potenziali benefici.
Abbiamo bisogno di entrambe le cose: una profonda preoccupazione per i danni dell’AI che dobbiamo ridurre al minimo e un ottimismo realistico rispetto ai suoi effetti positivi, se riusciremo a massimizzarli per tutti. Massimizzare i benefici è importante quanto minimizzare i danni.
Abbiamo bisogno sia di una profonda preoccupazione per i danni dell’AI che dobbiamo ridurre al minimo, sia di un ottimismo realistico rispetto ai suoi effetti positivi, se riusciremo a massimizzarli per tutti. Massimizzare i benefici è importante quanto minimizzare i danni. Il mondo ha bisogno di un piano
Grazie alla sua capacità di sintetizzare conoscenze provenienti da ogni campo scientifico, l’AI può accelerare l’innovazione nelle sfide tecniche più difficili del mondo: garantire energia pulita e affidabile a tutti, combattere il cambiamento climatico, produrre cibo a sufficienza, sradicare le malattie e molto altro. I ricercatori che lavorano a cure contro il cancro o all’energia nucleare possono utilizzare l’AI per analizzare enormi quantità di letteratura scientifica. Può aiutarli a individuare schemi che un essere umano potrebbe non cogliere e a decidere quali esperimenti offrano le prospettive più promettenti. Quando l’intelligenza non sarà più il fattore limitante che è oggi, aziende più piccole potranno competere con organizzazioni dotate di budget per la ricerca molto più consistenti. La ricerca e sviluppo e l’innovazione riceveranno una potente accelerazione.
L’assistenza sanitaria è un ambito in cui l’AI può contribuire a risolvere problemi concreti. Molti piccoli ospedali americani non dispongono sul posto di specialisti capaci di diagnosticare rapidamente un paziente durante un’emergenza potenzialmente mortale. In questi luoghi, l’AI potrebbe garantire che un infarto venga individuato in tempo e che una famiglia eviti i costi devastanti di un’emergenza medica. Viz.ai è un esempio. Analizza le scansioni per rilevare ictus e altre emergenze e aiuta le équipe mediche a coordinare l’assistenza ai pazienti. Viene utilizzata in quasi 2.000 ospedali statunitensi. L’AI aiuterà anche i medici di base a formulare diagnosi migliori e a restare in contatto con i pazienti quando questi non sono in ambulatorio. Aiuterà i pazienti a comprendere i risultati degli esami e i complessi programmi per l’assunzione dei farmaci.
L’impatto sull’agricoltura, sui servizi e l’istruzione
Molte persone si sorprendono quando dico loro che un secondo settore – l’agricoltura – è quello in cui vedo l’impatto più rapido dell’AI nei paesi a basso reddito. Nella maggior parte di questi paesi, gli agricoltori non ricevono previsioni meteorologiche affidabili né consigli su quali sementi utilizzare, su come proteggere colture e bestiame dalle malattie o su come migliorare il terreno. Con la crescita della popolazione in questi paesi e le sfide poste dal cambiamento climatico, questi agricoltori hanno bisogno di aiuto più che mai. Grazie all’AI, gli agricoltori dei paesi a basso reddito potranno presto ricevere consigli migliori su tutte queste questioni di quelli di cui oggi dispongono persino gli agricoltori più ricchi, aumentando in modo significativo la loro produzione.
I servizi pubblici sono un terzo settore nel quale l’AI può semplificare la vita delle persone. Negli Stati Uniti ho incontrato famiglie che, comprensibilmente, si sentivano sopraffatte dalla procedura per richiedere l’assicurazione sanitaria, gli aiuti agli studenti o l’assistenza alimentare. Davanti a un’enorme pila di moduli burocratici complicati, molte erano tentate di rinunciare. L’AI può semplificare drasticamente questi processi, permettendo loro di ricevere più rapidamente l’aiuto necessario e al governo di operare in modo più efficiente. I governi possono migliorare enormemente l’esperienza dei cittadini, a partire proprio da coloro che hanno più bisogno delle reti di protezione sociale.
L’AI può essere un grande vantaggio anche per l’istruzione. Può liberare gli insegnanti affinché trascorrano più tempo con gli studenti individualmente o in piccoli gruppi e offrire loro un quadro più chiaro delle difficoltà dell’intera classe. Per gli studenti, uno strumento di AI che preservi quella che i ricercatori chiamano “productive struggle” – lo sforzo cognitivo che costruisce la comprensione – può rafforzare l’apprendimento. Quando uno studente affronta per la prima volta una nuova idea, l’AI fornisce spiegazioni sostanziali e propone sia domande sia risposte. Successivamente, quando verifica quanto lo studente abbia compreso, trattiene la risposta e lo aiuta ad arrivarci da solo. Considerati nel loro insieme, i progressi in tutti questi settori potrebbero rendere la vita quotidiana più semplice, meno costosa e meno condizionata dal reddito o dalle conoscenze di una persona.
Dobbiamo agire per garantire che i benefici raggiungano tutti, e non soltanto pochi ricchi
In tutti questi casi, la parola decisiva è “può”: l’AI può migliorare la vita delle persone a ogni livello di reddito. Ma non accadrà automaticamente. Come per ogni nuova tecnologia, dobbiamo agire consapevolmente per assicurarci che porti benefici a tutti e non soltanto a una piccola élite benestante. Questo richiederà un ruolo forte dei governi e della filantropia, affinché anche i cittadini meno ricchi e i paesi a basso reddito possano beneficiarne pienamente. (…)
Il mondo ha bisogno di un piano
E’ positivo che alcune aziende dell’AI stiano proponendo soluzioni alle sfide poste dalla loro stessa tecnologia, ma non dovremmo aspettarci che siano loro a guidare l’iniziativa. Alcune di queste questioni esulano dalle loro competenze e, in una società democratica, non spetta a loro prendere queste decisioni.
Le soluzioni dovrebbero invece essere sviluppate attraverso un processo democratico e pubblico che coinvolga rappresentanti eletti, responsabili delle politiche pubbliche, educatori, operatori sanitari, amministratori locali e leader delle comunità. Milioni di persone vedranno la propria vita sconvolta e avremo bisogno di una rete di protezione sociale più solida e flessibile per aiutarle ad affrontare la transizione. Le comunità locali stanno già sollevando preoccupazioni per l’energia e l’acqua necessarie ai data center. Senza soluzioni, alcuni gruppi potrebbero spingere per fermare del tutto lo sviluppo e la diffusione dell’AI.
Le soluzioni dovrebbero essere modellate sulle risposte che daremo alle profonde domande sollevate dall’intelligenza artificiale, compresa quella su come preservare la nostra umanità in un’epoca in cui le macchine possono pensare meglio di noi. In questo lavoro, i leader religiosi possono svolgere un ruolo fondamentale, perché dedicano la propria vita a riflettere su cosa significhi essere umani. Sono rimasto affascinato dall’enciclica di Papa Leone XIV sull’AI, “Sulla salvaguardia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale”. Essa offre una solida base per il lavoro che deve essere fatto. Nei prossimi mesi condividerò altre idee per garantire che i benefici dell’AI superino i danni che può provocare. Per ora, eccone tre, a partire da quella che considero la più importante.
Creare un nuovo sistema per gestire la transizione
La massima priorità è un compito monumentale: creare un quadro nazionale e internazionale per affrontare l’AI. Nessuna delle nostre istituzioni attuali è stata progettata per gestire una tecnologia che si diffonde così rapidamente e che investe così tanti aspetti della nostra vita. Dovremo quindi crearne di nuove.
E’ difficile esagerare la portata di un’impresa simile. Dopo gli attacchi dell’11 settembre, il governo degli Stati Uniti attraversò la più grande riorganizzazione dalla Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di migliorare una sola funzione: la sicurezza nazionale. L’AI richiederà molto, molto di più. Avrà effetti sulla sicurezza nazionale, ma anche sull’occupazione, l’istruzione, la tassazione, l’energia, le elezioni, l’aria e l’acqua, la salute pubblica, il sistema finanziario, le forze dell’ordine, i trasporti, i terreni pubblici e i sistemi informatici.
Questi settori si sovrappongono in modi che la nostra burocrazia attuale non è progettata per gestire. Un ministero del Lavoro può comprendere le trasformazioni del mercato occupazionale, ma non i rischi per la sicurezza. Un’autorità di regolazione delle imprese può comprendere la concentrazione del mercato, ma non gli effetti dell’AI sui bambini e sugli adolescenti. Lasciate a sé stesse, le istituzioni vedranno soltanto una parte del sistema, mentre le conseguenze dell’AI si propagheranno attraverso l’intero sistema.
A livello nazionale, i paesi avranno bisogno di organismi capaci di stabilire priorità che attraversino le diverse amministrazioni. Ma anche un paese che riesca a mettere ordine in casa propria resterà esposto a rischi che attraversano i confini. Ecco perché, parallelamente, dovrà essere costruita un’organizzazione internazionale. Sarà diversa da qualsiasi istituzione che abbiamo mai creato, anche se potrà ispirarsi ad alcuni sistemi già esistenti. Esiste un regime di ispezioni per le armi nucleari, una regolamentazione dell’aviazione internazionale e accordi per proteggere lo strato di ozono. Una nuova organizzazione globale per l’AI dovrà contenere elementi di tutti e tre questi modelli, e altro ancora.
E’ legittimo chiedersi se le istituzioni mondiali siano all’altezza del compito di progettare e attuare questa nuova architettura. I governi si muovono lentamente, quando si muovono, e la polarizzazione all’interno dei paesi e tra i paesi rende più difficile che mai raggiungere risultati. Sarà necessaria una certa cooperazione tra Stati Uniti e Cina.
Non abbiamo il lusso di muoverci lentamente. Il punto di partenza è avviare un processo per costruire le istituzioni giuste prima che la trasformazione costringa i governi a operare in modalità di crisi. Costruire il quadro di cui parlo richiederà anni. Ecco perché dobbiamo cominciare subito.
Riservare alcuni lavori agli esseri umani
Mio padre è morto di Alzheimer nel 2020. Nelle fasi più avanzate della malattia fu assistito giorno e notte da operatori che lo capivano anche quando faticava a esprimersi. Non riusciva sempre a dire loro quando aveva fame, ma loro lo sapevano comunque. La mia famiglia e io saremo sempre grati a quel gruppo straordinario di professionisti. C’era qualcosa, nell’assistenza che hanno prestato a mio padre, che era insostituibilmente umano. Nessun robot avrebbe potuto, né avrebbe dovuto, svolgere quel compito.
Penso a quel gruppo ogni volta che si pone la questione di quali lavori scompariranno e quali rimarranno. Credo che, man mano che l’AI e i robot miglioreranno, decideremo di riservare determinate attività esclusivamente agli esseri umani. Ho iniziato a chiamare questo ambito Human Reserved, “riservato agli esseri umani”, ed è un esempio del tipo di idee che dovremo prendere in considerazione.
L’idea di Human Reserved solleva una serie di domande alle quali non ho ancora risposta. Chi decide cosa riservare agli esseri umani? Quali criteri dovremmo utilizzare? Come impedire alle aziende di aggirare le regole e usare comunque i robot? Cosa succede al commercio internazionale quando un paese permette ai robot di produrre qualcosa e un altro no? Tutto questo dovrà essere definito pubblicamente, nell’ambito del piano per gestire la transizione.
Riequilibrare la tassazione del lavoro e del capitale
Man mano che i lavoratori saranno spinti verso nuove occupazioni, avranno bisogno di formazione e di altri sostegni garantiti dalla rete di protezione sociale. Ma lavoreranno meno, il che significa che pagheranno meno imposte sul reddito, e le entrate dello Stato diminuiranno proprio nel momento in cui aumenterà maggiormente la domanda di questi servizi. Le risorse dovranno arrivare da qualche parte, in un periodo in cui i bilanci saranno già sotto pressione.
Credo che dovremmo tassare i token dell’AI e i robot. Oggi, se siete un datore di lavoro e assumete una persona, pagate contributi e imposte sul lavoro in base alla sua retribuzione. Se invece acquistate un robot, di norma potete dedurne immediatamente il costo come spesa aziendale. Il sistema fiscale, quindi, vi incentiva a sostituire le persone con le macchine. Una tassa rallenterebbe almeno in parte la corsa ad abbandonare il lavoro umano e raccoglierebbe risorse per la riqualificazione professionale e per una rete di protezione sociale più forte. Dovrebbe essere calibrata in modo da non rallentare gli utilizzi puramente benefici dell’AI, come quelli che rendono meno costose la medicina e l’istruzione. (…)
Cosa farò io
Userò la mia voce e il mio tempo per portare l’AI e l’equità più in alto nell’agenda pubblica. Solleverò la questione con i legislatori ogni volta che andrò a Washington e quando incontrerò leader in tutto il mondo. Sarà al centro delle mie conversazioni con le persone che sviluppano i modelli di AI. Sosterrò la creazione del quadro nazionale e internazionale che ho descritto in precedenza. La Gates Foundation contribuirà a promuovere gli usi benefici dell’AI, anche in Africa. Il mio messaggio ai leader è questo:
Avete la possibilità di agire adesso, prima che la disoccupazione aumenti drasticamente, le comunità inizino a soffrire e la fiducia pubblica si sia erosa. Potete assicurarvi che il vostro governo affronti il problema nel suo insieme, invece di dividerlo tra tanti piccoli feudi burocratici. Potete fare in modo che l’AI porti benefici a tutti. E potete lavorare con gli altri governi per affrontare questa sfida nazionale e globale.
Se faremo le cose nel modo giusto, il guadagno per l’umanità sarà straordinario e il mondo diventerà un luogo più equo. Raramente smetto di pensare all’AI, non perché abbia tutte le risposte, ma perché le domande che solleva sono troppo importanti per essere lasciate a un piccolo gruppo di tecnologi. Leader del mondo accademico, delle imprese, dei governi e della società civile hanno tutti un ruolo da svolgere nel dare forma a ciò che verrà dopo.
Abbiamo bisogno sia di una profonda preoccupazione per i danni dell’AI che dobbiamo ridurre al minimo, sia di un ottimismo realistico rispetto ai suoi effetti positivi, se riusciremo a massimizzarli per tutti. Massimizzare i benefici è importante quanto minimizzare i danni. Il mondo ha bisogno di un piano