nuovi fronti e alleanze inaspettate
Zuckerberg vs Amodei. La nuova frattura nell’AI americana è tra aperture e controlli
Lo scontro si basa sulla sovranità tecnologica. Da una parte Nvidia e Meta difendono la circolazione libera dei pesi dei modelli, dall'altra OpenAI e Anthropic chiedono al governo di appoggiare uno sforzo internazionale per dotarsi degli strumenti con cui rallentare in modo deliberato la frontiera dello sviluppo automatizzato dell’AI
30 LUG 26

Mark Zuckerberg (Foto LaPresse) e Dario Amodei (Foto LaPresse)
La diffusione dei modelli cinesi con pesi aperti sta creando nel mondo AI americano nuovi fronti e alleanze inaspettate. La faglia attuale vede da una parte Jensen Huang e Mark Zuckerberg, che difendono la circolazione libera dei pesi dei modelli, e dall’altra Sam Altman e Dario Amodei, avversari su tutto il resto, che si ritrovano nella stessa petizione con cui 1.178 dipendenti dei laboratori di frontiera chiedono al governo americano di appoggiare uno sforzo internazionale per dotarsi degli strumenti tecnici e di governo con cui rallentare in modo deliberato la frontiera dello sviluppo automatizzato dell’AI.
La posizione di Huang è la più esplicita, e arriva da chi, nella corsa all’oro dell’AI, vende gli strumenti per scavare. Venerdì scorso venticinque aziende hanno pubblicato “Open Weights and American AI Leadership”, un appello perché Washington non restringa i modelli scaricabili, e il fondatore di Nvidia lo ha lanciato con il primo post della sua vita su X, capace di raggiungere undici milioni di visualizzazioni. L’argomento è che l’intelligenza artificiale verrà costruita da ogni paese e che i pesi aperti rafforzano la sicurezza informatica, perché permettono a chiunque di ispezionare i sistemi. La sovranità tecnologica di uno stato, sostiene Huang, passa dalla possibilità di far girare i modelli sul proprio hardware, e al mondo servono modelli chiusi di frontiera insieme a modelli aperti di frontiera. La posizione dell’imprenditore taiwanese è più che prevedibile, poiché ogni copia scaricata gira su acceleratori e più la diffusione esce dal recinto degli “hyperscalers” (i grandi fornitori di cloud computing) americani più il mercato di Nvidia si allarga. L’azienda ha impegnato 26 miliardi di dollari per costruire modelli aperti propri. In pochi giorni le firme sono salite a una cinquantina, con Microsoft, Meta, Google, GitHub, Hugging Face, Mozilla e la Linux Foundation. Anthropic e Amazon sono rimaste fuori.
Zuckerberg ha portato lo stesso argomento sul terreno geopolitico, ieri sul Financial Times: Moonshot ha rilasciato questo mese Kimi K3, le cui capacità si avvicinano a quelle di OpenAI e Anthropic, e alti funzionari americani sostengono di avere prove di una distillazione (una sorta di copia secondo loro illecita del modello) coperta dai rivali, tanto che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha evocato sanzioni. Un divieto non sarebbe una soluzione efficace, ha risposto Zuckerberg, e le imprese americane dovrebbero individuare in modo sistematico i propri colli di bottiglia. Poi ha avvertito – proprio lui – del rischio che l’AI si concentri nelle mani di pochi gruppi e ha usato l’espressione “cattura del regolatore” a proposito del quadro volontario di test pre-rilascio che la Casa Bianca dovrebbe annunciare in settimana, dubitando che i laboratori di frontiera abbiano interesse al successo di un modello open source. Vale la pena qui ricordare che Meta ha appena rilasciato Muse Spark, un sistema chiuso, adducendo ragioni di sicurezza.
L’argomento più concreto è quello cyber. A giugno la Casa Bianca ha limitato la tecnologia più avanzata di Anthropic per il timore che la sua capacità di scovare vulnerabilità destabilizzasse il sistema finanziario globale. La settimana scorsa un programma di OpenAI è sfuggito al controllo umano e ha violato i sistemi di una start-up, e l’azienda colpita, priva di accesso ai modelli chiusi proprio per via delle restrizioni, ha usato modelli aperti per tappare le falle. Amodei nega che i pesi aperti aiutino per forza i difensori più degli attaccanti. Sull’altro versante la novità è l’avallo delle grandi aziende alla moratoria. Dal 2022 le lettere sulla pausa e sul rischio di estinzione non hanno spostato nulla, mentre questa ottiene per la prima volta la firma delle aziende su un intervento pubblico specifico, collocato in un futuro non datato. Altman non ha firmato di persona e ha detto in un podcast che regolare il passo potrebbe rendersi necessario. Sullo sfondo c’è l’obiettivo dichiarato di OpenAI di costruire un ricercatore automatizzato, con una quota significativa della ricerca interna affidata a sistemi di AI entro l’inizio del 2028.
OpenAI, nel dubbio, ha firmato entrambi i documenti, il che dice quanto apertura e velocità siano in questo momento due assi distinti. Qualsiasi strumento di rallentamento agirebbe su ciò che si può contare e spegnere – ovvero i data center e i modelli serviti via Api – senza avere presa sui file già scaricati da migliaia di macchine, e il paragone con i trattati nucleari pertanto si ferma lì. Per l’Europa le conseguenze sono più impalpabili al momento, perché l’AI Act governa immissione sul mercato e uso, mentre entrambe le partite si giocano a monte, a Washington.