Così gli Stati Uniti accusano il colosso europeo Asml di continuare a vendere in Cina

Washington accusa il gruppo olandese di esportare verso Pechino la tecnologia più avanzata per “stampare” i circuiti sui chip. La risposta: nessuna macchina Euv completa risulta spedita in territorio cinese dal 2019

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Il Bureau of Industry and Security, cioè l’agenzia del dipartimento del Commercio americano che si occupa dei controlli sulle esportazioni di tecnologie sensibili, ha messo sul tavolo evidenze documentate di spedizioni da parte del colosso olandese Asml, principale produttore mondiale di macchinari per la fabbricazione di microchip, verso la Cina. Riguardano l’equipaggiamento per il trasporto delle sensibilissime macchine Euv, quelle che servono alla litografia a ultravioletti estremi: la tecnologia più avanzata per “stampare” i circuiti sui chip, tra le più complesse opere di alta ingegneria al mondo, e altra componentistica specifica. La procedura apre la strada a un’azione sanzionatoria che potrebbe ricalcare, nella sostanza, la multa da 252,5 milioni di dollari inflitta qualche mese fa ad Applied Materials, un’altra grande azienda americana di macchinari per semiconduttori. In quel caso il Bis aveva contestato ad Applied Materials un cosiddetto “dual-build process” – una procedura in cui un macchinario viene costruito in due tappe in due sedi diverse, così da aggirare i controlli doganali sul prodotto finito – attraverso cui alcune sue componenti sarebbero arrivate alla Smic, il principale produttore cinese di semiconduttori, passando dalla controllata sudcoreana del gruppo, in una manovra costruita per aggirare i controlli sull’export. Non occorre dimostrare che un intero sistema vietato abbia varcato il confine: basta provare che siano stati esportati componenti specificamente progettati per quel sistema. Asml ha reagito con una postura pubblica insolitamente combattiva, e ha ribadito che nessuna macchina Euv completa risulta spedita in territorio cinese dal 2019, quando i Paesi Bassi introdussero il divieto di export nella Repubblica popolare. L’evidenza portata dal Bis, tuttavia, riguarda proprio quella zona grigia dei moduli di trasporto e delle parti di ricambio che i regolamenti americani considerano già sufficiente a far scattare le sanzioni.
Nel frattempo Asml continua a operare in Cina, benché su un binario diverso rispetto alla frontiera tecnologica. Le macchine che l’azienda di Veldhoven può ancora vendere ai clienti cinesi appartengono alla famiglia Duv (Deep ultra violet), che utilizza una luce con lunghezza d’onda di 193 nanometri per stampare i circuiti sul silicio, laddove la generazione successiva, quella Euv, scende a 13,5 nanometri, permettendo di incidere transistor molto più piccoli e ravvicinati. Il paragone divulgativo è quello del pennello: se si vogliono dipingere linee sottilissime su una tela, occorre uno strumento con una punta minuscola, poiché con un pennello grosso si finiscono per sovrapporre i tratti. I produttori di chip cinesi come Smic riescono a produrre semiconduttori a nodi avanzati (cioè con transistor molto piccoli e densi) anche con i Duv, ricorrendo a tecniche di multi-patterning, che consistono nel ripassare più volte lo stesso strato, benché il processo risulti costoso e con rese inferiori. Il Mineral availability trade and critical assistance alliance Act, attualmente in discussione al Congresso americano, vorrebbe chiudere anche quel canale, vietando sia l’export dei Duv a immersione (una variante che usa un liquido per aumentare la precisione ottica) sia – colpo forse più insidioso – la manutenzione delle macchine già installate presso i clienti cinesi.
Su questa manutenzione poggia buona parte dell’attività di Asml China, che si è espansa in modo significativo negli ultimi anni. La sede di Shanghai, che nel 2019 impiegava mille persone, ne conta oggi millesettecento, distribuite in quindici uffici oltre a undici centri di magazzino e logistica, tre laboratori di Research and development, un centro di formazione e uno di manutenzione. Più della metà del personale è composta da tecnici che assistono direttamente i clienti, che intervengono sui macchinari negli stabilimenti di produzione in Cina, mentre in quattrocento lavorano allo sviluppo software, con il polo di Shenzhen che ospita il più grande centro R&d di Asml in Asia per litografia computazionale e machine learning applicati alla fotolitografia.
Un dettaglio riferito dai dirigenti locali, che rivela qualcosa sul clima economico cinese, riguarda la difficoltà crescente nel reclutare specialisti proprio di computational lithography, poiché i profili più qualificati preferiscono farsi assumere dai laboratori che sviluppano modelli linguistici di grandi dimensioni e dalle piattaforme internet, dove le retribuzioni sono superiori. Il lato “duro” dell’intelligenza artificiale – cioè l’hardware e l’ingegneria dei chip, contrapposto al lato “software” dei modelli – sta drenando capitale umano perfino al fornitore più critico dell’intera catena dei semiconduttori, in un paese che al tempo stesso rivendica l’autosufficienza tecnologica.