l'analisi
Com’è Sakana, l’AI giapponese che sfrutta il ban di Anthropic
Dopo la disattivazione di Fable 5 e Mythos 5 per tutti, la startup di Tokyo presenta il proprio prodotto come risposta infrastrutturale al rischio di dipendenza da un singolo fornitore. Ma le prime recensioni pratiche temperano l’entusiasmo
25 GIU 26

Foto Getty
E’ bastata poco più di una settimana dal momento in cui il dipartimento del Commercio americano ha ordinato ad Anthropic di disabilitare i suoi modelli più avanzati per qualsiasi nazionale straniero, per assistere al lancio di Fugu, un sistema di orchestrazione multi-agente che coordina più modelli di intelligenza artificiale attraverso un’unica interfaccia. Il lancio è particolarmente significativo perché fa entrare – finalmente – il Giappone nell’arena competitiva dell’AI del Ventunesimo secolo. La startup Sakana AI di Tokyo ha infatti presentato il proprio prodotto come risposta infrastrutturale al rischio di dipendenza da un singolo fornitore, citando il blocco ai modelli Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic come esempio concreto di quanto possa essere repentina la perdita di accesso a sistemi su cui si reggono applicazioni critiche.
La storia di Sakana AI comincia però molto prima. Fondata alla fine del 2023 da David Ha, Llion Jones e Ren Ito, la società giapponese non è entrata nel mercato cercando di replicare i giganti ricchi di capacità di calcolo, ma ha costruito la propria identità attorno all’idea che i modelli di AI potessero crescere come fa la natura, attraverso regole semplici, evoluzione costante e intelligenza collettiva. Il nome stesso (sakana significa pesce in giapponese) rispecchia questa filosofia. Anche i fondatori hanno un certo peso specifico: Llion Jones ha cofirmato nel 2017 il celebre “Attention Is All You Need”, il paper che ha posto le basi dell’era dei transformer (la “t” finale di ChatGPT è un omaggio proprio a questa tecnologia). Da questa genealogia intellettuale discende un’azienda che ha scelto di sviluppare sistemi ispirati all’intelligenza collettiva attraverso il “model merging”: più modelli combinati, fatti evolvere e raffinati per generare sistemi più piccoli ed efficienti.
La traiettoria finanziaria è stata altrettanto radicale: un round di finanziamento “seed” da 30 milioni di dollari all’inizio del 2024, una Series A da 214 milioni con nomi del calibro di Nvidia, Mufg, Smbc, Mizuho e Fujitsu, e nel novembre 2025 una Series B da 135 milioni che ha portato la valutazione a 2,65 miliardi. Tra i nuovi entranti figura In-Q-Tel, il braccio di venture capital della Cia, segnale che l’interesse supera il perimetro commerciale.
E’ in questo contesto che va letto Fugu. Il sistema coordina più modelli di AI attraverso un’unica Api, affidando internamente a modelli diversi la progettazione, l’esecuzione e la verifica, senza che l’utente veda nulla di questo processo. Sui benchmark di Sakana, Fugu Ultra ha ottenuto 93,2 su LiveCodeBench contro l’89,8 di Fable 5, e 95,5 su GPQA-Diamond contro il 94,6 di Claude Mythos Preview. Le prime recensioni pratiche temperano però l’entusiasmo: il ricercatore Ethan Mollick ha scritto che Fugu Ultra è “incredibilmente lento” e che i suoi test di codifica hanno richiesto trenta minuti, con risultati inferiori a Fable. Il vero argomento di Sakana però è la resilienza. Nel settembre 2025, Anthropic aveva già vietato l’accesso a qualsiasi azienda in cui più del 50 per cento della proprietà sia attribuibile a entità cinesi. Poi, qualche settimana fa, una direttiva del dipartimento del Commercio ha costretto Anthropic a disattivare Fable 5 e Mythos 5 per tutti, senza alcun modo di escludere selettivamente i cittadini stranieri in tempo reale. Per Sakana, questo scenario era già incorporato nel design di Fugu: il pool di agenti è intercambiabile, e se un singolo fornitore limita l’accesso il sistema instrada dinamicamente attorno all’interruzione.
Un requisito fondamentale, e parzialmente ironico, dato che Sakana è stata fondata da ex ricercatori di Google, finanziata anche dalla Cia, e ha costruito il proprio principale argomento commerciale sull’instabilità delle scelte regolatorie americane. Le restrizioni di Anthropic, giustificate da preoccupazioni di sicurezza nazionale, hanno creato un’incertezza che ha avvantaggiato immediatamente le alternative, e tra queste quelle di una startup giapponese che vende la promessa opposta: un sistema costruito per essere agnostico, e capace quindi di sopravvivere by design a qualsiasi direttiva governativa.