Ecco la Repubblica tecnologica di Karp, il "guerriero progressista" che vuole riarmare l’asse

Dal ripristino dell'asse militare tedesco-giapponese al ruolo dell'intelligenza artificiale come arma di deterrenza, dalle derive suprematiste alla chiamata alle armi della Silicon Valley: i ventidue punti del ceo di Palantir sono un viaggio in un futuro distopico presentato come una anarchia liberale religiosa. Ecco il manifesto

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20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:04 PM
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Associated Press/LaPresse

Palantir ha pubblicato su X ventidue punti estratti da The Technological Republic, il libro scritto dal suo ceo Alex Karp con Nicholas Zamiska, uscito su Crown Currency a febbraio 2025, e pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore. Il manifesto si configura come un viaggio in un futuro distopico presentato come una anarchia liberale religiosa. Karp parte da una premessa: nel 2003, quando Palantir fu fondata con capitale iniziale di In-Q-Tel (il fondo di venture capital della Cia), sembrava un’eccentricità. La Silicon Valley, dice, ha un debito morale con il paese che l’ha resa possibile. L’élite ingegneristica ha l’obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione. Il soft power è finito: il potere nel ventunesimo secolo è hard, e l’hard power si costruisce in codice. È la descrizione del modello di business che Palantir pratica da ventidue anni, mentre tutti gli altri fingevano di poter separare l’infrastruttura digitale dalla geopolitica.
Il punto quindici è il più nitido dell’intero manifesto, e anche il meno commentato: il dopoguerra ha “castrato” (neutered, nel testo originale) Germania e Giappone, e questa correzione è stata eccessiva. Lo dice come premessa ovvia e indiscutibile da cui partire. Il ripristino dell’asse militare tedesco-giapponese, la riapertura concettuale di una partnership militare che il mondo ha impiegato decenni a smantellare, viene presentato come un atto di razionalità strategica. Che Berlino si stia per riarmarsi con la Zeitenwende e che Tokyo abbia già rivisto l’articolo 9 della Costituzione non rende il frame di Karp meno significativo. Per Palantir, è più urgente capire chi trarrà vantaggio da quel riarmo, e con quale software.
Il punto dodici è il complemento naturale: l’era della deterrenza nucleare è finita, e la sua eredità è ora passata all’intelligenza artificiale. Ma se la bomba atomica era almeno un oggetto con una fisica comprensibile, un meccanismo di distruzione definito e trattati internazionali che ne governavano la proliferazione, l’AI come deterrente invece è un sistema con soglie di escalation indefinite, tempi di reazione nell’ordine dei millisecondi e totalmente deregolamentata. È significativo qui che Karp annunci il passaggio con la tranquillità di chi comunica un aggiornamento software. Non esiste ancora un equivalente degli accordi SALT per i sistemi autonomi, né una definizione condivisa di cosa costituisca un atto di guerra condotto da AI. Il programma Golden Dome, che integra Palantir con SpaceX e Anduril nella difesa missilistica, incorpora già questa logica nei contratti firmati.
Il punto diciannove rivela bene la genealogia ideologica del documento. Karp scrive che la cautela nella vita pubblica è corrosiva: chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice niente di rilevante. È la formulazione più educata dell’argomento MAGA sulla libertà di parola assoluta, la cui versione rozza si trova in ogni post di Trump. La battaglia della galassia Palantir e della PayPal Mafia è perfettamente corrente alle logiche politiche dell’amministrazione attuale, il cui punto non è solo la parola, ma più in generale l’eliminazione della verifica come funzione sociale.
I punti ventuno e ventidue sono quelli di stampo più evidentemente suprematista: alcune culture hanno prodotto progresso, altre sono rimaste disfunzionali e regressive. Come ogni suprematista, Karp aggiunge subito che non è razzismo. Il problema è palesemente strutturale: qualsiasi quadro teorico che parta dall’inferiorità intrinseca di alcune culture, indipendentemente dal nome che gli si attribuisce, produce le stesse conseguenze pratiche. Ruha Benjamin e Virginia Eubanks hanno documentato per anni che strumenti come quelli di Palantir, applicati senza consapevolezza politica, amplificano i bias e i meccanismi di esclusione che il punto ventuno teorizza come naturali.
Karp si descrive come un ‘guerriero progressista’, ha sostenuto Harris, si colloca nell’orbita liberal. Questi due punti gli fanno gettare la maschera davanti al pubblico vasto. Il manifesto muove dalla necessità di descrivere, e soprattutto validare, un ordine che è oggi, e almeno da un anno e mezzo a questa parte, già in vigore. ​​​​​​​​​​​​​​​​La Repubblica Tecnologica è la continuazione teorica - e sempre più la manifestazione pratica - del "momento straussiano" di Peter Thiel, l’istante in cui le categorie tranquillizzanti cedono e si è costretti a tornare alle domande scomode su cosa sia la politica, chi sia il nemico, dove stia la violenza latente. Che nel frattempo, oggi è diventata esplicita.