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Regolamentare troppo in fretta l'intelligenza artificiale è un rischio per l'Ue
Il Parlamento europeo domani voterà le nuove regole sull'Ia. Ma essere i primi al mondo nel cercare di dare un ordinamento a una tecnologia in pieno sviluppo può essere un errore, per almeno tre ragioni
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13 JUN 23
Ultimo aggiornamento: 04:00 AM

Ansa
Il Parlamento europeo domani voterà le nuove regole sull’intelligenza artificiale nell’ennesimo sforzo dell’Ue di regolamentare il settore digitale e cercare di recuperare il terreno dell’innovazione perduta su Stati Uniti e Cina. Sulla carta il cosiddetto “AI Act” (legge sull’intelligenza artificiale, ndr) è pieno di buone intenzioni. L’approccio scelto dall’Ue è basato sul rischio. I sistemi che comportano rischi inaccettabili per la sicurezza delle persone saranno proibiti, come le tecniche manipolative o subliminali, la classificazione sociale o l’influenza sugli elettori in campagne politiche. Anche l’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, sarà regolamentata: questi sistemi dovranno garantire la protezione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, mitigare diversi rischi e rispettare obblighi aggiuntivi di trasparenza. Ma nella sua corsa alla regolamentazione di una tecnologia rivoluzionaria in pieno sviluppo, l’Ue corre tre rischi.
Il primo è di danneggiare gli attori europei dell’intelligenza artificiale, avvantaggiando ulteriormente americani e cinesi. Lo ha riconosciuto anche il ministro francese del Digitale, Jean-Noël Barrot, spiegando che è necessario “evitare di far uscire l’Europa dalla storia tecnologica”. Il secondo è di escludere gli utenti europei dalla rivoluzione in corso. Molto più significativa della decisione del Garante per la privacy italiano di bloccare temporaneamente ChatGPT è stata la scelta di Google di non includere l’Ue nel lancio del suo chatbot Bard. Il terzo è di approvare una regolamentazione che, a causa del suo livello di dettaglio e complessità, si riveli desueta o inapplicabile perché non al passo con la tecnologia. Lo stesso “AI Act” è stato riformulato in modo improvvisato e frettoloso dopo l’avvento di ChatGPT. Sull’intelligenza artificiale generativa forse sarebbe stato più saggio aspettare un po’ invece di correre per dire che l’Ue è la prima al mondo a regolamentare.