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Come si convive con i robot da passeggio che potrebbero essere il futuro del delivery

Pietro Minto

Nel 2017 una divisione della Piaggio ha messo in vendita “Gita”, un robot dotato di due grandi ruote, capace di trasportare un piccolo carico, viaggiando autonomamente. “Gitamini” è la nuova iterazione della serie: più snello e veloce e, pare, più intelligente. Ma rimangono diversi dubbi: tra tutti, le barriere architettoniche

Ci era stato promesso un futuro diverso, migliore senz’altro. Macchine volanti, ologrammi, robot intelligenti: il domani immaginato nel dopoguerra era colorato, veloce e comodo. “I Jetsons”, insomma, la serie sulla famiglia del futuro che era la risposta del 3000 ai “Flintstones”, in cui delle assurde case volanti erano servite e accudite da robot maggiordomi.

Guardandoci attorno, è evidente che non ci siamo – non ancora, almeno. Ma c’è chi ci prova: Piaggio Fast Forward è una divisione statunitense della Piaggio nostrana con sede a Boston, dove sperimenta nuovi veicoli e tecnologie. Nel 2017 Fast Forward ha messo in vendita “Gita”, un robot dotato di due grandi ruote, capace di trasportare un piccolo carico, viaggiando autonomamente sui marciapiedi delle città. Sembrava il droide BB-8 di Star Wars, quello a forma di sfera. E invece era uno… zaino? O un possibile competitor per i rider che riempiono le città trasportando cibo per asporto per conto di Uber Eats, Just Eat e simili?

L’azienda pare intenzionata a capirlo con “Gitamini”, la nuova iterazione della serie, uscita a cavallo tra il 2021 e il 2022: più snello e veloce e, pare, più intelligente. Gitamini ha un vano in cui l’utente può inserire circa 9 chili di spesa o oggetti vari, per poi camminare, tranquillamente, facendosi seguire dal fido scudiero. Il veicolo è infatti progettato per riconoscere le gambe del suo padrone, inseguendolo a passo d’uomo. Questa specie di imprinting consente comunque un margine di manovra: basta schiacciare un bottone per azionare una telecamera con cui il robot può memorizzare un altro paio di gambe, cambiando di fatto utente. Il piccolo Gita è affiancato da “Kilo”, esemplare più voluminoso con vano 120 litri e capacità massima di un quintale, che consente spostamenti sostanziosi con le stesse modalità. Se qualcuno di voi si stesse chiedendo: “Sì, ma perché?”, ecco che il sito MyGita.com offre tre possibili risposte, raccontando l’esperienza di tre utenti. Come Kirsty, ad esempio, che usa la sua “Eva”, come ha chiamato il robottino (e in effetti questi aggeggi sembrano fatti apposta per essere battezzati, personalizzati), al supermercato ma anche con i suoi figli, a cui dice di andare a fare un giro e usare il robot come “assistente”. Domingo, invece, preferisce usarlo per le sue gite al lago, confidando nel vano refrigerato del veicolo, dimenticando a casa zaini e borsoni per il picnic.

A ben guardare, quelle di Piaggio Fast Forward sembrano la risposta non distopica alle creazioni della Boston Dynamics, l’azienda di robotica che produce “Spot” – il celeberrimo cane robot giallo e nero – e “Atlas” – un robot umanoide che sembra uscito da un film senza lieto fine. Le due realtà condividono la stessa città, Boston, ma hanno approcci diametralmente opposti: la linea Gita si inserisce nel nascente settore della micro-mobilità elettrica, fatto di bici elettriche, monopattini e quant’altro; la Dynamics sembra invece tentennare tra Robocop e  logistica ad alto livello, come dimostra “Stretch”, il loro ultimo robot pensato per muovere pacchi nei magazzini.

Gita non è sola, in tutto questo. Veicoli simili, realizzati da un’azienda chiamata Starship Technologies, sono presenti in circa 40 campus universitari statunitensi, dove vengono utilizzati per consegnare la spesa a domicilio agli studenti. Il futuro del delivery, secondo alcuni, sta tutto qui, anche se rimangono diversi dubbi. Tra tutti, le barriere architettoniche, eterne nemiche dei movimenti su ruota, ma anche i banali scalini o marciapiedi, per non parlare dei simpaticoni che si divertono a distruggere questi veicoli (o a rovesciarli, lasciandoli inermi come tartarughe a pancia in su).

Proprio in questi giorni, il Parco archeologico di Pompei ha annunciato di essersi dotato di uno Spot, il cane robot di cui sopra, per monitorare i resti della città romana, grazie anche a una camera apposita in grado di eseguire scansioni 3D. Il mondo sembra pronto a riempirsi di robot e robottini per ogni evenienza, resta da capire se noi siamo pronti a conviverci senza rovesciarli o aggredirli.

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