Mio padre rimase in silenzio per poi dirmi: “Sei un fanatico. Quel cameriere che stai ossequiando negli anni Trenta era un manganellatore e io l’ho fatto espellere dal Partito nazionale fascista”. A Catania papà era stato difatti un personaggio del vertice fascista locale, il secondo o il terzo in ordine di importanza dopo il Podestà.