Tutto il giallo del Giro d'Italia

Il Giro arriva a Napoli, città che dà il nome a una tonalità di giallo. Perché si chiami come la città è però un mistero. Nella corsa rosa il giallo è un colore da attacchi in salita: da Gino Bartali a José Manuel Fuente, da Marco Pantani fino al Team Visma | Lease a Bike

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14 MAY 26
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Marco Pantani con Stefano Garzelli al Giro d'Italia 2000 (foto Ansa)

Paul Cézanne diceva che gli sarebbe stato impossibile dipingere se sulla sua tavolozza non avesse trovato cinque colori. I primi quattro erano il nero pece, la terra di Siena, il blu cobalto, la lacca bruciata. Il quinto il giallo di Napoli. È così conosciuto anche all’estero (Naples yellow in inglese, Jaune de Naples in francese, Amarillo de Nápoles in spagnolo e Neapelgelb in tedesco) un giallo chiaro, però caldo, che tende all’incarnato e alla sfumatura della buccia della pesca. È luminoso ma insieme elegantemente delicato, con una brillantezza garbata.
C’è stata una stagione in cui è stato a lungo apprezzato per queste qualità, da Gauguin e da Matisse, e dopo Cézanne, ancora da Kandinsky e Mirò.
Circa la sua natura e origine ci sono però non pochi misteri. Una prima attestazione del suo uso risale alla fine del ’700 negli scritti di Andrea Pozzo, gesuita, architetto, pittore ma anche teorico dell’arte, quello che affresca con vertiginosi effetti illusionistici la volta della chiesa di Sant’Ignazio a Roma. Lo definisce, in latino, luteolum Napolitanum. Quanto al legame con la città partenopea si è pensato di farlo risalire alla pietra tufacea che si trova spesso nell’architettura urbana di Napoli; altri pensavano che quel particolare pigmento venisse estratto dalle terre del Vesuvio.
Niente di tutto questo: quel tipo di giallo, ottenuto dalla combinazione di ossido di piombo e di ossido di antimonio, è uno dei primi pigmenti sintetici della storia del colore in quanto già utilizzato dagli antichi egizi. Perché si chiami “di Napoli” resta dunque un mistero.
Oggi il Giro arriva in riva al Golfo e all’ombra del "formidabil monte sterminator Vesevo" sulla cui "arida schiena" già Leopardi vedeva attecchire, a dispetto della natura ostile, "l’odorosa ginestra". E a noi ci basti questo: non è forse proprio giallo il colore della ginestra?
Il giallo al Giro ha il bagliore dell’assalto, e dell’assalto in salita. Vestì di giallo il grande Ginettaccio a partire dal 1949 quando, pieno della hybris di chi aveva vinto l’anno prima a 34 anni il suo secondo Tour, dieci anni dopo dal primo, smise il verde ramarro della Legnano per fondare una squadra col suo nome colorandola di giallo. Non gli portò benissimo: quell’anno al Giro arrivò alle spalle dell’odiosamato Fausto e da allora non vinse più che una tappa (la Vicenza-Bolzano del 1950, quella in cui Coppi alle Scale di Primolano cadde – in salita! – e si ruppe il bacino).
Vesti pure di giallo José Manuel Fuente, il piccolo scalatore spagnolo che con la maglia della KAS, nella prima metà degli anni Settanta fu tra i pochi a inquietare la dittatura del Cannibale Eddy Merckx: otto tappe in tre edizioni, per quattro anni consecutivi, dal 1971 al 1974, vincitore della classifica del Gran premio della montagna e trionfatore su prestigiosi arrivi in montagna, come il Blockhaus, che ritroviamo proprio quest’anno sul percorso, e lo Stelvio (1972), il Carpegna e le Tre Cime di Lavaredo (1974).
Tra la metà degli anni Cinquanta e Sessanta un vittorioso lampo giallo – e non al parabrise ma all’insegna della formidabile avventura industriale del commendator Borghi, grande capitano di ventura del celebre marchio di elettrodomestici che negli anni del boom economico riempirono a centinaia di migliaia le case degli italiani – fu la Ignis del velocista spagnolo Miguel Poblet. I gialli dell’azienda varesina di Comerio – eccezionale pioniera delle sponsorizzazioni sportive: oltre al ciclismo sosteneva la boxe e in seguito calcio e pallacanestro – tra il 1956 e il 1965 misero a segno dieci partecipazioni e 25 vittorie di tappa al Giro: la parte del leone la fece Poblet (14 successi), ma lo affiancarono degnamente Dino Bruni, Adriano Durante e poi Bernardo Ruiz, Pierino Baffi, Falaschi, Tonucci, Mealli e Assirelli.
C’è del giallo vincente anche nelle maglie della Renault di Bernard Hinault (1980), della Del Tongo di Beppe Saronni (1983) e della Super U di Laurent Fignon (1989).
Negli ultimi dieci anni il colore giallo al Giro si è quasi sempre identificato con la squadra olandese del Team Lotto e Jumbo-Visma e ora Team Visma | Lease a Bike. Il raccolto non è stato niente male: due vittorie generali con Primož Roglič (2023) e Simon Yates (2025) e ben 12 vittorie di tappa (4 delle quali ancora con Roglič e 3 con Olav Kooij. Proprio Kooij, il 12 maggio 2024, sfrecciava per primo sul Lungomare Caracciolo all’arrivo della 9a tappa, la Avezzano-Napoli. La tonalità del giallo della sua maglia non era esattamente giallo di Napoli. Quest’anno non ci riproverà: Kooij ha cambiato squadra e veste il rossoblù della Decathlon che ha deciso di portarlo al Tour e non al Giro.
A trasformare il giallo in rosa, magari non già da Napoli, sono sicuro che si impegnerà invece Jonas Vingegaard, capitano della Visma | Lease a Bike.