Vincenzo Grifo, il bandito di Friburgo

Stasera il Friburgo si gioca la finale di Europa League. E il suo trascinatore è un italo-tedesco che l'Italia ha dimenticato troppo in fretta.

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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 11:46 AM
Immagine di Vincenzo Grifo, il bandito di Friburgo

Vincenzo Grifo esulta dopo un gol con il Friburgo (foto Ap, via LaPresse)

Una manciata di settimane prima che i sogni della Nazionale e dei suoi tifosi si infrangessero contro il muro bosniaco a Zenica, Vincenzo Grifo dichiarava di sognare ancora una chiamata in Azzurro, e alla luce di chi è andato al posto suo non ci sentiamo nemmeno di dargli torto. Padre siciliano e madre salentina, nato e cresciuto in Germania, questo esterno d’attacco atipico per un calcio come il nostro, ormai allergico a giocate a effetto e dribbling, divenne una sorta di feticcio di Roberto Mancini, che lo aveva ammirato con la maglia del Gladbach e dell’Hoffenheim prima, quando in realtà il talento di Grifo si era manifestato soltanto a sprazzi.
Oggi, a 33 anni, è diventato una colonna del Friburgo: si è ritagliato un posto al sole in Bundesliga mentre in Italia gli vengono preferiti, nei club e non solo, giocatori dai numeri e dai colpi decisamente inferiori ai suoi. Qualche chiamata è arrivata, almeno stando alle sue parole, soprattutto nel periodo in cui Mancini lo impose all’attenzione di tutti continuando a convocarlo nonostante gli sberleffi: "Sampdoria, Lazio, Fiorentina: quando squadre così importanti chiamano, sei obbligato a riflettere, ma con la famiglia abbiamo scelto di restare qui. Stiamo bene e ho la garanzia di essere protagonista". Stasera, contro il Braga, il Friburgo di Grifo si gioca una bella fetta di storia: ha infatti la chance di volare in finale di Europa League, anche se si riparte dal 2-1 dell’andata in Portogallo. La firma, per i tedeschi, l’aveva messa proprio Grifo, un tocco glaciale sull’uscita del portiere per il momentaneo 1-1. Non necessariamente la specialità della casa di un uomo che negli anni è diventato una garanzia soprattutto sui calci piazzati, una macchina sforna-assist e non solo. In questa Europa League, Grifo ha già segnato cinque volte. Per un club dal profilo come quello del Friburgo, raggiungere l’ultimo atto del torneo continentale sarebbe un traguardo incredibile: palmares sostanzialmente intonso se non vogliamo considerare le vittorie in Zweite Liga, la miseria di sette partecipazioni europee nella propria storia considerando anche quella in corso, la prima volta in Uefa solamente nel 1995.
In panchina, a guidare Grifo, c’è un suo vecchio amico, perché la bandiera del Friburgo, Julian Schuster, ha fatto strada nel club dopo il ritiro e si è arrampicato fino alla panchina della prima squadra: "Siamo diventati più vecchi e più esperti – scherzava Grifo in un’intervista rilasciata a Kicker nell’estate di due anni fa – e ora siamo i leader, come lo era Julian in campo. Voglio mettere a frutto la mia esperienza per aiutare i ragazzi del club". Del Friburgo, ormai, Grifo è una bandiera: è il miglior realizzatore della storia del club – traguardo tagliato proprio durante questa Europa League, nel 5-1 rifilato al Genk – e ha parlato spesso dei tifosi e della città come del posto in cui vorrebbe rimanere fino a fine carriera. "Lavoriamo tutta una carriera per raggiungere traguardi del genere", ha detto una volta strappato il pass per i quarti di finale: figurarsi cosa proverà stasera, qualche istante prima del fischio d’inizio, potendo guidare i suoi compagni verso il sogno di una finale.