L'Inter ha vinto il suo 21esimo scudetto

I nerazzurri sono di nuovo campioni d'Italia. Il titolo lo ha vinto meritatamente la squadra meno imperfetta in un campionato imperfetto

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3 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:42 PM
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Foto LaPresse

La Serie A si conclude a fine maggio, la Serie A, almeno per quanto riguarda lo scudetto, è finita oggi. L'Inter è campione d'Italia, ha vinto il suo ventunesimo titolo nazionale.
Lo scudetto lo ha vinto la squadra meno imperfetta di un campionato imperfetto, che ha vissuto nove mesi di calcio non eccezionale, figlio di un sistema che vivacchia da anni senza grandi spunti per innovarsi e tornare davvero competitivo in Europa.
L'Inter ha meritato di essere prima. È stata attenta in difesa e prolifica in attacco, non si è persa in pareggi, ha vinto sempre contro le cosiddette piccole, ha fatto fatica negli scontri diretti, contro il Milan ha perso due volte, contro la Juventus e il Napoli una, ma non si è persa a differenza delle avversarie.
Il merito è dei giocatori, ormai abituati a vincere. Il merito è stato di Cristian Chivu, bravo a cambiare il giusto in un gruppo che di soddisfazioni se ne era tolte parecchie durante la gestione di Simone Inzaghi. Bravo soprattutto a riuscire a sopperire le assenze dei migliori: Hakan Çalhanoğlu è stato indisponibile in otto partite, Lautaro Martínez in sei, Denzel Dumfries è rimasto fuori per quattro mesi. E a dare fiducia a due giocatori che nei prossimi anni potrebbero diventare due perni dell'Inter: Petar Sučić e Francesco Pio Esposito.
L'Inter di inizio anno era una squadra con più dilemmi che certezze. Il primo su tutti l'età media dei giocatori più importanti. Chivu ha permesso all'esperienza di non trasformarsi in vecchiaia. Il secondo era il mercato imbastito in maniera un po' confusionaria dai dirigenti. Andy Diouf, Luis Henrique e Ange-Yoan Bonny sembravano essere giocatori buoni nel sistema di gioco sbagliato. L'allenatore è riuscito, non senza difficoltà, a dar loro una forma e una dimensione. Non era semplice.
Al resto ci hanno pensato gli avversari. Il Napoli alle prese con lo smaltimento della festa scudetto, il ricollocamento nella realtà calcistica e i mugugni di un mai davvero soddisfatto Antonio Conte (nonostante il sontuoso, almeno per nomi, calciomercato imbastito dagli azzurri). Il Milan ha avuto i soliti problemi di una squadra in continua evoluzione e trasformazione. Massimiliano Allegri ha provato a sistemare le cose, il suo lavoro lo ha fatto, l'inaffidabilità sul lungo periodo di molti suoi calciatori migliori, Luka Modric non è fra questi, ha reso più difficile il suo lavoro. La Juventus era nata male, Luciano Spalletti è subentrato a Igor Tudor e ha sistemato il possibile. Roma e Atalanta non sono mai riuscite a trovare la loro dimensione calcistica.
Ad agosto c'era chi chiedeva un'Inter nuova, radicalmente diversa dall'ultima versione di quella di Simone Inzaghi, che comunque era arrivata alla finale di Champions League. Chivu rispose a queste richieste con poche parole: “Mi fido dei giocatori, penso abbiano dimostrato di essere forti e capaci”. Sembrava una ripresa della parole del presidente Giuseppe Marotta. Nove mesi dopo i fatti hanno dimostrato che era davvero così.