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Meglio "Lo Straniero" di Milan-Juventus
Alla fine di una stagione troppo lunga subentra la stanchezza di tutti, calciatori e spettatori. E la partita tra rossoneri e bianconeri ne è l'immagine peggio riuscita. E devono ancora venire i Mondiali. Cronaca di una partita (stanca) vista in differita
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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:28 AM

Foto di Alessio Morgese per LaPresse
La Serie A, specie alle soglie di maggio, è talmente decadente che la domenica sera conviene andare al cinema. "Lo Straniero" di François Ozon è senza dubbio una visione migliore del quarto zero a zero fra Milan e Juventus negli ultimi cinque scontri incrociati: e poi, vuoi mettere il piacere Anni Novanta di vedere un match in differita? Esperienza quasi inedita dai tempi delle vhs programmate in assenza, niente “bello” della diretta. Saprà risollevare l’attesa, se non il fremito della partita?
Azzerato whatsapp in sala, fuori dal mondo ogni fonte di input, il play all’incontro clou scatta poco prima di mezzanotte, come sperato nella scena delle Finte Bionde. C’è Gullit in tribuna: perdonali, Ruud. Tutto è scientemente inedito, mentre tutto è già accaduto: inventiamocele, almeno provarci.
Il ritmo del gioco si spezza sùbito di falli a centrocampo, mentre in diretta il grande schermo illuminava il volto angelico di Benjamin Voisin nel suo flashback dal carcere algerino. Manuel Locatelli più ruvido di Lloyd Kelly, LocaKelly, eppure la Juve (già reduce dallo Studio Ovale) fraseggia meglio col solito Weston McKennie, born in the U.S.A.
Dall’altra parte Alexis Saelemakers ha le sembianze da ciclista belga con brillantina, gregario in fuga che spera di farsi notare nella mezza classica del mercoledì, quasi sotto casa, capace di lanciare il suo capitano verso il Muro. È che qui un leader manca, più o meno. E quando un uomo col 4-3-3 incontra un uomo col 3-5-2 è coltello contro pistola: “Ho idea che non mi basti lo scambio di un’opinione”, pensa Meursault accecato dal sole.
Il Milan ha 15 punti in più di un anno fa, ma non riesce a costruire dal basso e prova coi tagli verticali - a costi standard - dietro le linee bianconere. La Juve ha tre soli italiani titolari (il Milan due), vuole Alisson Becker a 33 anni e Robert Lewandowski a 37: è un calcio malato, corrono come cammelli senza sapere perché. La prima palla gol arriva alla metà esatta del primo tempo.
Jonathan David non supera mai Matteo Gabbia, Francisco Conceiçao ricorda Rui Barros nella produzione di casino, ma solo all’inizio con minor concretezza: salirà, salirà. Boga non c’è, per quanto provi a scappare. La regia inquadra le facce ignote di Gerry Cardinale e Gianluca Ferrero in tribuna: sfido ogni fan ad associarle ai loro nomi di meri esecutori, altro che le eterne maschere del grand guignol calcistico di quando le videocassette da 120 erano riscritte fino a smagnetizzarsi.
Luka Modrić palla in banca e poca carne, va dove c’è il pallone o viceversa. Per una volta Rafael Leão pare in giornata, ma corre più del pallone che si lascia indietro. Il bilanciamento del bianco e del nero occupa la metà campo avversaria come i francesi la medina di Algeri, quanti reduci della Legione con Pierre Kalulu e Adrien Rabiot figlio di mamma: suo il tiro centrale respinto, il figlio di tanto padre Khéphren segna pure ma triangola in fuorigioco. Si accende Chico, unico acciarino portoghese: passa tutto dal suo celebre cognome, Mike Maignan si oppone senza parare.
Un quarto d’ora d’intervallo, il triplo che al cinema: meno male che l’applicazione televisiva consente di passare oltre. Massimiliano Allegri decide di fare l’Inzaghi (Simone), e toglie in rima Davide Bartesaghi perché ammonito e travolto ad alta velocità dalla freccia lusitana: entra l’amuleto del derby, Pervis Estupiñán. All’improvviso, uno sparo nella spiaggia deserta: è la traversa del passista fiammingo, frutto allegro di geometria e contropiede. Dall’altra parte David vanifica un analogo assalto: non è Trezeguet, è venuto con la piena.
Alla fine di una stagione troppo lunga subentra la stanchezza di tutti, calciatori e spettatori: e devono ancora venire i Mondiali, per non dire il dopo Rocchi. Ma si resiste: partita inespressa, dice il cronista. Milan senza impeto offensivo, Juve quasi: Bremer calcia da fuori, parata facile. Noia mortale, è l’attualità: mi annoio normalmente come Lindo Ferretti, non so più, non so.
Ci provano solo “Pietro Paolo” Yıldız, appena entrato per fingersi centravanti, e il solito belga da pavé. Meursault è condannato, al 92° minuto riecheggia il suo sparo: è Dušan Vlahović the unforgiven, che scarica addosso al portiere hockeysta, ovviamente in offside. Fuorigioco cifra della partita, meglio godere della settima arte e della quarta parete. Cala la nuit, per noi e per il fidanzato di Marie Cardona: si le passé me parle d'autres vies, perché farsi del male in una partita balneare?