Il rugby è una partita a "scacchi ad alta velocità. Intervista a Sara Mannini

Sabato 18 aprile, la migliore rugbista del campionato italiano 2025-2026 sarà in campo con l'Italia del rugby femminile contro l'Irlanda a Galway nel Sei Nazioni. "Fatica e ferite, vittorie e sconfitte te le porti dentro ma anche fuori, a casa, a scuola, nelle relazioni pubbliche e anche in quelle private. Sono una rugbista dentro e fuori"

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18 APR 26
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Foto Federazione italiana rugby

Vent’anni. Pontedera (nascita), Pisa (crescita), Livorno (prima squadra), Colorno (club), Parma (università), insomma Italia (Under 18 e 20, a sette e a quindici, 12 “caps” in quella maggiore), trequarti, più centro che apertura. E migliore rugbista del campionato italiano nel 2025-2026. Con l’Italia gioca sabato 18 aprile alle 18.40 contro l’Irlanda al Dexcom Stadium di Galway nel secondo turno del Sei Nazioni (entrambe sconfitte, l’Italia in Francia e l’Irlanda in Inghilterra). Ecco a noi Sara Mannini.
Ethelbert Talbot (e non Pierre de Coubertin), vescovo: “La cosa importante nella vita non è il trionfo, ma il combattimento; l’essenziale non è aver vinto, ma aver combattuto bene”.
“Parole sante. Dopo qualsiasi partita, dai Mondiali fino a un touch con le compagne o a un beach volley chi-c’è-c’è, l’importante è mettercela tutta. E io sono fatta così, ce la metto tutta. E se so di avercela messa tutta – sono cose che si sentono, si capiscono, si sanno – sono già soddisfatta, a prescindere dal risultato. Se poi si vince, meglio, è il coronamento del lavoro fatto fino a lì. Ma se si perde, pazienza. Certo, una sconfitta dura di più, perché costringe a riflettere, ripensare, rivedere, ristudiare quello che è andato male, ma anche quello che è andato bene, che cosa migliorare e come migliorare. E si lavora su quei dettagli”.
Marvin Marvelous Hagler: “Sono un pugile sempre. Mentre cammino, parlo, penso”.
“Dico di sì, dico che è così. Anche il rugby è sport di combattimento, ma a differenza della boxe è sport di squadra. Comunque fatica e ferite, vittorie e sconfitte te le porti dentro ma anche fuori, a casa, a scuola, nelle relazioni pubbliche e anche in quelle private. Sono una rugbista dentro e fuori, competitiva, voglio esserlo e farlo nel modo giusto, mi metto sempre in discussione”.
George Bernard Shaw: “Per giocare a golf non è indispensabile essere stupidi, però aiuta”.
“Per giocare a rugby bisogna essere intelligente, perché il rugby è intelligente e l’intelligenza aiuta. È vero, si dice che nel rugby l’ignoranza sia fondamentale, ma noi, all’ignoranza, diamo un valore positivo, quello del coraggio, della soglia del dolore altissima, della fisicità. Che ci voglia intelligenza me lo ripeteva sempre Diego Saccà, allenatore nelle nazionali giovanili. Scacchi ad alta velocità, si diceva, io correggo in altissima velocità: il sistema, l’apertura, poi le mosse, ma poco tempo per pensare, una questione di attimi”.
Alfredo Binda (campione di ciclismo): “Ghe voeren i garun”.
“Ci vogliono i polpacci, dai polpacci al collo, ci vogliono tutti i muscoli per proteggersi da scontri e collisioni. Palestra, un’ora-un’ora e mezzo, cinque volte la settimana, tutte le settimane”.
Albert Einstein: “Sono sicuro che è più facile imparare la matematica che non il baseball”.
“E che non il rugby. Se cresci nel rugby, da Under 10 o 12 com’è successo a me, impari giocando, osservando, vivendo, l’apprendimento è spontaneo, la conoscenza automatica. Se al rugby arrivi più tardi, Silvia Turani l’ha fatto a 22 anni, è meno naturale, meno facile. Se ci arrivi da spettatore, capisci poco o nulla. Poi ci sono le regole non scritte, quelle del comportamento, il rispetto e gli altri valori, cui tutte noi teniamo moltissimo”.
Manuel Vasquez Montalban: “Se ti devo dare un consiglio tecnico, eccolo qui: palle. Un centravanti senza le palle è come una frittata di patate senza le uova”.
“Il coraggio è essenziale, un atteggiamento e un valore fondamentale. Perché il rugby richiede, presuppone sforzi e fatiche, contatti e scontri. Di più: il coraggio è intrinseco, o ce l’hai o non ce l’hai, non esistono rugbiste pavide o rugbisti timorosi, e se il coraggio ce l’hai è sicuro che te lo tira fuori. Paura? Fa parte del percorso, ma bisogna trasformarla in voglia e coraggio”.
Jimmy Cannon: “Sport, il reparto giocattoli della vita”.
“Nuoto, pallavolo, basket, rugby dai 10 anni in poi, scoperto in un campo estivo e da allora mai più lasciato, obbligando mia madre a prodigarsi per accompagnarmi di qui e di là, e da allora io sono la più contenta del mondo”.
Gabriele Gravina: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”.
“Che sciocchezza. Noi ci alleniamo come se non di più dei calciatori, e nella vita facciamo di più, perché studiamo, lavoriamo, un mazzo così. E se per professionistico s’intende la parte economica, i soldi non sono tutto, i soldi non mi cambierebbero la vita, ad arricchirla ci sono esperienze come il Sei Nazioni e avventure come i Mondiali. Noi lo facciamo per amore, passione, spirito del gioco. Gente come l’ex presidente della Federcalcio vorrei invitarla a vivere almeno una delle nostre giornate insieme, dalla mattina alla sera. Basterebbe questo per fargli cambiare idea e parole”.