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Le frodi scientifiche dietro il prestigio dell’IEEE
Una delle più autorevoli organizzazioni scientifiche del mondo ha ritirato 1.417 articoli in un solo giorno, dopo un’indagine sul mercato della compravendita di pubblicazioni. È soltanto l’ultimo di una lunga serie di scandali che, da oltre vent’anni, mettono in discussione l’affidabilità dei controlli e gli interessi economici legati al mondo della ricerca

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L'Institute of Electrical and Electronics Engineers, universalmente conosciuto come IEEE, è una delle più autorevoli organizzazioni scientifiche e professionali del mondo nei settori dell'ingegneria elettronica, dell'informatica e delle telecomunicazioni. Conta oltre 533.000 membri in circa 190 paesi, pubblica alcune delle riviste scientifiche più importanti in questi campi e contribuisce a definire standard tecnologici fondamentali, come quelli che regolano il funzionamento delle reti Wi-Fi ed Ethernet. La sua biblioteca digitale, IEEE Xplore, contiene oltre sette milioni di documenti e costituisce uno dei principali riferimenti per ricercatori e ingegneri di tutto il mondo. In discipline come l'informatica, dove i risultati più importanti vengono spesso presentati inizialmente ai congressi, una pubblicazione IEEE può avere un peso determinante nella carriera scientifica. Il prestigio della società riflette il contributo che ha dato per oltre un secolo allo sviluppo tecnologico e alla diffusione delle conoscenze scientifiche.
Eppure, proprio questa istituzione è da oltre vent'anni al centro di una successione impressionante di scandali riguardanti la qualità e l'autenticità delle pubblicazioni scientifiche, soprattutto quelle prodotte attraverso il suo vastissimo sistema di conferenze. Migliaia di articoli ritirati, congressi con procedure di revisione inesistenti o inaffidabili, lavori scientificamente insensati accettati e pubblicati, fino all'emergere di un mercato organizzato per la vendita di false paternità scientifiche. L'ultimo episodio è stato raccontato da Nature il 30 ottobre: IEEE ha ritirato in un solo giorno 1.417 articoli, dopo che un'indagine indipendente ne aveva documentato i collegamenti con organizzazioni commerciali specializzate nella compravendita di pubblicazioni scientifiche (https://www.nature.com/articles/d41586-026-03455-8).
La vicenda dovrebbe finalmente convincerci ad abbandonare l'idea che la crisi dell'integrità delle pubblicazioni scientifiche sia un problema prevalentemente biomedico. La particolare attenzione riservata alle frodi nella ricerca medica e biologica, comprensibile per le loro possibili conseguenze sulla salute pubblica, rischia di nascondere quanto sta accadendo nel resto della ricerca. Nel caso di IEEE, la produzione di pubblicazioni scientifiche inaffidabili ha assunto dimensioni industriali all'interno di un sistema che coinvolge organizzatori di congressi, istituzioni accademiche e imprese specializzate nella fabbricazione di articoli. Il fatto che una società di tale prestigio abbia impiegato decenni per affrontare seriamente il fenomeno rende ancora più grave la vicenda.
Una delle prime avvisaglie risale al 2005, quando tre studenti del Massachusetts Institute of Technology, Jeremy Stribling, Dan Aguayo e Max Krohn, svilupparono SCIgen, un programma capace di generare automaticamente articoli di informatica assemblando termini tecnici, formule, grafici e riferimenti bibliografici. Il risultato aveva l'aspetto di un normale lavoro scientifico, mentre il contenuto era completamente insensato. Uno di questi articoli, intitolato "Rooter: A Methodology for the Typical Unification of Access Points and Redundancy", venne accettato, senza revisione scientifica, dalla World Multiconference on Systemics, Cybernetics and Informatics, una conferenza sostenuta da IEEE. L'esperimento dimostrava quanto fosse facile ottenere l'accettazione di un manoscritto scientificamente privo di significato. IEEE ritirò il proprio sostegno alla conferenza, e il caso ebbe una notevole risonanza internazionale (https://news.mit.edu/2015/how-three-mit-students-fooled-scientific-journals-0414).
Nel dicembre 2008, un articolo prodotto con SCIgen e attribuito a un ricercatore inesistente, Herbert Schlangemann, venne accettato dalla International Conference on Computer Science and Software Engineering di Wuhan, in Cina, sponsorizzata da IEEE. Il lavoro, intitolato "Towards the Simulation of E-Commerce", comparve persino nella biblioteca digitale IEEE Xplore. Gli organizzatori invitarono il suo autore immaginario a presiedere una sessione scientifica, sulla base di un curriculum altrettanto inventato. L'articolo fu rimosso dopo che la vicenda divenne pubblica. L'esperimento aveva mostrato che era possibile ottenere la pubblicazione di risultati inesistenti sfruttando l'assenza di controlli scientifici adeguati (https://diehimmelistschoen.blogspot.com/).
Nel 2014 il ricercatore francese Cyril Labbé, che aveva sviluppato strumenti per riconoscere automaticamente gli articoli prodotti con SCIgen, portò all'identificazione di oltre 120 lavori privi di senso distribuiti da IEEE e Springer. Una parte consistente proveniva da congressi organizzati in Cina tra il 2008 e il 2013. La vicenda finì nuovamente sulle pagine di Nature, con un articolo che documentava come pubblicazioni generate automaticamente fossero entrate nei normali circuiti della letteratura scientifica. Il problema aveva ormai superato la dimensione dell'esperimento dimostrativo: qualcuno utilizzava quei sistemi di pubblicazione per costruire curriculum scientifici spendibili nelle proprie istituzioni (https://www.nature.com/articles/nature.2014.14763).
Nel giugno 2015, Retraction Watch scoprì che IEEE aveva ritirato migliaia di lavori congressuali, in larga parte pubblicati pochi anni prima. Soltanto dalla International Conference on E-Business and E-Government del 2011 risultavano 1.281 ritiri; altri 1.085 riguardavano la International Conference on Bioinformatics and Biomedical Engineering dello stesso anno. IEEE aveva inoltre escluso dalla propria biblioteca digitale gli atti di numerose altre conferenze, giudicando insufficienti le procedure con cui erano stati selezionati i contributi. Le comunicazioni di ritiro, generalmente identiche, richiamavano generiche violazioni dei principi editoriali della società, senza fornire spiegazioni individuali adeguate. Nel complesso emergeva un problema che coinvolgeva migliaia di articoli e intere manifestazioni scientifiche (https://retractionwatch.com/2015/06/25/one-publisher-appears-to-have-retracted-thousands-of-meeting-abstracts-yes-thousands/).
Si sarebbe potuto considerare quell'episodio un'occasione per rivedere radicalmente l'organizzazione delle conferenze. La successione degli scandali dimostra quanto siano stati insufficienti gli interventi adottati. Nel 2018 IEEE annunciò il ritiro di 29 articoli dalla rivista IEEE Transactions on Electromagnetic Compatibility, dopo aver accertato violazioni sistematiche delle proprie regole di revisione, ed espulse tre editor coinvolti. Ventisei articoli ritirati erano firmati dall'ingegnere italiano Antonio Orlandi, già direttore della rivista, senza che IEEE chiarisse pubblicamente le responsabilità individuali relative a ciascun lavoro. Si trattava dunque di un episodio che coinvolgeva anche una delle riviste scientifiche della società e i meccanismi di controllo editoriale al loro interno (https://retractionwatch.com/2018/11/22/engineering-prof-in-italy-earns-26-retractions-in-one-fell-swoop/).
Nel dicembre 2022 IEEE cancellò oltre 400 articoli delle edizioni 2016-2018 della International Conference on Smart Cities and Systems Engineering, tenute in Cina, dichiarando di non poter più avere fiducia nei meccanismi di revisione adottati dagli organizzatori. Il provvedimento riguardava interi atti congressuali, perché l'indagine aveva accertato che le procedure con cui i lavori erano stati selezionati risultavano inadeguate (https://retractionwatch.com/2022/12/06/publisher-retracts-400-papers-at-once-for-violations-of-peer-review-process-policies/).
Nel giugno 2023 Retraction Watch documentò un ulteriore insieme di anomalie nei congressi IEEE, segnalate da Guillaume Cabanac e Kendra Albert. Fra i manoscritti pubblicati comparivano testi con plagio, citazioni manipolate e termini scientifici deformati da programmi di parafrasi automatica. In un articolo dedicato all'identificazione del tumore polmonare mediante apprendimento automatico, per esempio, una tecnica informatica nota come "random forest", che utilizza numerosi modelli decisionali per classificare i dati, era stata trasformata in "arbitrary backwoods", un'espressione priva di significato tecnico. Un ricercatore intervistato in forma anonima raccontò anche come, presso la propria istituzione, gli articoli presentati a un congresso sponsorizzato da IEEE potessero essere valutati da colleghi della stessa università, che costituiva anche la principale fonte dei lavori da pubblicare. La possibilità di gonfiare le pubblicazioni dell'istituzione e di manipolare le citazioni degli organizzatori era evidente. IEEE rispondeva ancora di ritenere molto efficaci i propri controlli preventivi (https://retractionwatch.com/2023/06/15/plague-of-anomalies-in-conference-proceedings-hint-at-systemic-issues/).
Nel novembre 2024 Retraction Watch riferì che IEEE aveva ritirato altri 57 articoli dalla rivista IEEE Access, perché accettati senza il numero minimo di revisioni indipendenti richiesto dalle regole editoriali. Gli articoli erano stati pubblicati nel 2020, e la loro rimozione avveniva dunque quattro anni dopo. La stessa inchiesta documentava come Cabanac avesse progressivamente identificato nella rivista un numero crescente di pubblicazioni sospette, attraverso il proprio sistema automatico di individuazione delle anomalie testuali (https://retractionwatch.com/2024/11/15/engineering-publisher-pulled-57-papers-in-a-day-for-peer-review-irregularities/).
Uno studio pubblicato nel 2025 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, dedicato alle organizzazioni che rendono possibile la frode scientifica su scala industriale, ha successivamente analizzato circa 2,3 milioni di articoli pubblicati in quasi 20.000 conferenze IEEE dal 2003, identificando 45 conferenze svoltesi tra il 2009 e il 2011 nelle quali era stato ritirato oltre il 10% delle pubblicazioni. I ricercatori hanno inoltre individuato conferenze caratterizzate da concentrazioni statisticamente anomale di articoli segnalati su PubPeer, una piattaforma nella quale vengono discusse criticamente le pubblicazioni scientifiche, e di lavori contenenti espressioni tecniche alterate dai programmi di parafrasi. In almeno sette serie congressuali le anomalie si ripetevano per tre o più anni consecutivi. Questi risultati indicano che il problema poteva persistere negli stessi circuiti organizzativi per anni, senza che i controlli riuscissero a interromperlo (https://doi.org/10.1073/pnas.2420092122).
La dimensione di questo disastro editoriale è ancora più impressionante considerando che, secondo l'indagine pubblicata nell'ottobre 2026 da Anna Abalkina e colleghi, IEEE rappresentava il 34% dei ritiri indicizzati in Scopus tra il 2001 e il 2024. Nello stesso studio, la consultazione del database di Retraction Watch al 29 giugno 2026 attribuiva a IEEE il 15,5% di tutti i ritiri registrati, collocandola al secondo posto fra gli editori. Sono percentuali calcolate su archivi diversi, e non misurano direttamente la quota di pubblicazioni fraudolente di IEEE, ma documentano la posizione eccezionale assunta dalla società nella storia delle ritrattazioni scientifiche (https://doi.org/10.1080/08989621.2026.2733727).
Questa successione di episodi dovrebbe bastare a dimostrare che il problema riguarda il modello di produzione e distribuzione degli articoli scientifici adottato da IEEE per una parte rilevante della propria attività. La società sponsorizza più di duemila conferenze ogni anno, con una produzione che raggiunge circa 350.000 lavori congressuali. Le conferenze di maggiore prestigio, soprattutto in informatica, svolgono un ruolo scientifico fondamentale e possono avere procedure di selezione estremamente rigorose. Il marchio IEEE, tuttavia, copre anche un universo molto diverso, costituito da congressi organizzati localmente da università e associazioni, ai quali può essere concessa una sponsorizzazione tecnica. In questo sistema la selezione dei manoscritti è affidata principalmente ai comitati organizzatori, mentre IEEE fornisce il riconoscimento istituzionale e, quando i lavori sono ammessi, la distribuzione attraverso IEEE Xplore.
La distinzione fra sponsorizzazione scientifica e responsabilità editoriale è diventata così particolarmente conveniente. Gli organizzatori locali incassano le quote di partecipazione, gli autori ottengono una pubblicazione riconoscibile nei database bibliografici e IEEE amplia il proprio catalogo. Esistono diversi accordi economici, inclusi quelli in cui le unità IEEE partecipano direttamente agli eventuali avanzi finanziari delle conferenze e quelli in cui percepiscono quote per la sponsorizzazione tecnica. Le regole ufficiali di IEEE stabiliscono, per le conferenze tecnicamente cosponsorizzate senza partecipazione finanziaria della società, una quota di 1.450 dollari più 22 dollari per ogni articolo sottoposto per l'inserimento in IEEE Xplore. Sono somme dichiaratamente destinate a coprire i costi del servizio, e non garantiscono la pubblicazione del lavoro. Le stesse regole attribuiscono però agli sponsor tecnici compiti di supervisione delle procedure di revisione: delegare il lavoro ai comitati locali, dunque, non elimina la responsabilità per la sua qualità (https://events.ieee.org/planning-basics/getting-started/obtaining-sponsorship/).
La dimensione economica è facilmente verificabile. Nel bilancio certificato del 2025 IEEE ha registrato 229,8 milioni di dollari di ricavi dalle conferenze, ai quali si aggiungono 321,5 milioni dalle pubblicazioni periodiche, su un totale di 665,8 milioni di ricavi operativi. I costi diretti delle conferenze nello stesso anno sono stati pari a 229,5 milioni di dollari, mentre nel 2024 i ricavi congressuali avevano superato di oltre 44 milioni i costi attribuiti alla medesima attività. Questi dati mostrano quanto pesi il settore nell'economia della società e quanto siano rilevanti le oscillazioni del suo risultato finanziario. L'espansione del numero di conferenze e dei contributi pubblicati rappresenta comunque un'opportunità commerciale per gli attori che partecipano al sistema, mentre l'investimento necessario a valutare seriamente ogni manoscritto costituisce un costo. In assenza di controlli indipendenti adeguati, il conflitto fra quantità di pubblicazioni e affidabilità scientifica è incorporato nel funzionamento stesso del sistema (https://2025.ieeeannualreport.org/wp-content/uploads/2026/06/Institute-of-Electrical-and-Electronics-Engineers-Inc.-2025-FS-FINAL.pdf).
A questo interesse commerciale si aggiunge quello delle istituzioni che utilizzano il numero di pubblicazioni per valutare i propri ricercatori. Il fenomeno ha assunto caratteristiche geografiche riconoscibili, che riflettono le differenze fra i sistemi locali di carriera e gli incentivi attribuiti alla produzione scientifica. In India, dove negli ultimi anni si è concentrata una quota particolarmente elevata dei congressi IEEE coinvolti nelle indagini, i regolamenti di molte istituzioni attribuiscono valore alla pubblicazione in atti indicizzati da Scopus e altri database, una condizione rilevante per curriculum, progressioni di carriera e valutazioni istituzionali. Alcuni prevedono perfino premi in denaro. Il regolamento entrato in vigore nel novembre 2024 del Marri Laxman Reddy Institute of Technology and Management di Hyderabad, per esempio, stabilisce un incentivo di 10.000 rupie per il primo autore e di 8.000 per il secondo autore di un lavoro pubblicato negli atti di una conferenza internazionale indicizzata da Scopus, secondo le condizioni previste dall'istituto. È previsto anche un contributo alle spese di iscrizione. Si tratta di incentivi formalmente rivolti alla ricerca di qualità, che però attribuiscono un valore economico facilmente misurabile alla pubblicazione indicizzata (https://www.mlritm.ac.in/themes/custom/mlritm/includes/Policies/23.Final%20R%26D%20Policy%20-%2003-11-2024.pdf).
Il risultato è un mercato nel quale la produzione di articoli diventa conveniente per soggetti con interessi differenti. Una conferenza può aumentare i ricavi accettando più iscrizioni; un dipartimento può migliorare i propri indicatori aumentando le pubblicazioni dei suoi membri; un ricercatore può acquistare un posto fra gli autori, soprattutto quando il costo dell'operazione è inferiore al beneficio atteso per la carriera. Le paper mills si inseriscono in questo sistema offrendo un servizio commerciale che sfrutta il prestigio dell'editore e la debolezza dei controlli. La presenza di molti lavori problematici in conferenze organizzate in una determinata regione non autorizza naturalmente a considerare fraudolenta la ricerca di quella regione. Identifica però una concentrazione di occasioni economiche e di vulnerabilità istituzionali che deve essere studiata e corretta.
L'indagine che ha provocato la decisione di ottobre è particolarmente significativa proprio perché ricostruisce questo mercato. Anna Abalkina, Marie Kunešová e i loro collaboratori hanno raccolto 4.407 annunci di vendita di posizioni fra gli autori scientifici, pubblicati su oltre 200 canali social, fra cui Telegram, WhatsApp e Facebook. Confrontando i titoli offerti con gli archivi IEEE hanno identificato 2.062 articoli, pubblicati fra il 2021 e il 2026 negli atti di 366 conferenze, corrispondenti esattamente o quasi ai lavori proposti in vendita. Gli articoli coinvolgevano oltre 7.500 autori affiliati a più di 2.000 istituzioni di 56 paesi. In alcune conferenze i lavori identificati rappresentavano fino al 23,5% delle pubblicazioni. Fra le 109 conferenze con almeno cinque articoli collegati agli annunci, ben 95 si erano tenute in India (https://doi.org/10.1080/08989621.2026.2733727).
I prezzi aiutano a comprendere il funzionamento dell'operazione. Una posizione di primo autore poteva essere offerta per cifre comprese fra 43 e 400 dollari, mentre una posizione di ultimo autore poteva costare fra 11 e 200 dollari. La coincidenza fra annunci e articoli pubblicati costituisce un indizio molto forte di commercializzazione della paternità scientifica, sebbene la sola presenza di un'offerta non dimostri che ogni transazione sia stata completata o che ogni risultato contenuto nell'articolo sia stato fabbricato. La falsificazione dell'attribuzione del lavoro costituisce comunque una violazione dell'integrità scientifica. Gli autori dello studio hanno inoltre documentato anomalie nelle collaborazioni, nella distribuzione delle affiliazioni e nelle citazioni, compatibili con un sistema organizzato di produzione e distribuzione commerciale degli articoli.
IEEE ha reagito ritirando in blocco 1.417 di quei lavori il 23 ottobre. Alla data dell'articolo di Nature, 1.622 dei 2.062 lavori individuati dall'indagine risultavano già ritirati, mentre il totale dei ritiri effettuati da IEEE nel corso del 2026 si avvicinava a 3.000. La rapidità con cui una segnalazione esterna è stata tradotta in un provvedimento editoriale è incoraggiante. IEEE aveva già effettuato grandi operazioni di ritiro in passato; la differenza importante, questa volta, riguarda l'identificazione di una rete commerciale di offerte di paternità scientifica e l'ampiezza della risposta a evidenze raccolte da investigatori indipendenti (https://www.nature.com/articles/d41586-026-03455-8).
Resta però sconcertante la difesa quantitativa avanzata dalla società, secondo la quale i lavori interessati dall'ultima operazione rappresentano meno dello 0,06% di tutte le pubblicazioni congressuali prodotte nei sei anni considerati. Il ragionamento è statisticamente inconsistente: i lavori sono stati identificati attraverso una specifica serie di annunci pubblicitari, che non costituisce un campione casuale della produzione IEEE e non consente di stimare la frequenza complessiva delle frodi. Confrontare il numero di articoli riconosciuti come problematici con milioni di pubblicazioni, per suggerire che il fenomeno sia trascurabile, confonde la capacità di scoperta con la prevalenza del problema. Le migliaia di ritiri degli anni precedenti, i controlli editoriali ripetutamente risultati insufficienti e l'esistenza di un mercato pubblico della vendita di paternità scientifiche rendono questa rassicurazione particolarmente poco credibile.
L'operazione di ottobre è quindi un segnale che merita di essere riconosciuto, ma il bilancio storico di IEEE rimane pesantissimo. Per oltre vent'anni sono state documentate frodi grossolane, conferenze con procedure di valutazione inaffidabili e interi blocchi di pubblicazioni successivamente cancellati. Intanto gli articoli hanno potuto produrre effetti sulle carriere, sulle graduatorie accademiche e sulle successive pubblicazioni che li hanno citati. Il ritiro interrompe formalmente la loro validità scientifica; spesso arriva quando i benefici ottenuti mediante quelle pubblicazioni sono già stati incassati.
La responsabilità di IEEE richiede perciò interventi che investano l'intero sistema delle conferenze: verifiche indipendenti dei comitati scientifici, tracciabilità delle revisioni, controlli preventivi sugli autori e sui manoscritti, sospensione delle conferenze che non dimostrano procedure affidabili, esami retrospettivi dei congressi nei quali emergono concentrazioni anomale di pubblicazioni. I risultati delle indagini dovrebbero essere comunicati alle istituzioni degli autori e degli organizzatori, affinché possano essere riesaminati anche i benefici accademici ottenuti. Gli enti che attribuiscono punteggi e premi alla semplice presenza di un lavoro in un database devono assumersi una parte della responsabilità: una pubblicazione indicizzata documenta che un articolo è stato registrato, senza certificare la validità della ricerca.
La decisione di ritirare 1.417 articoli in un giorno mostra che IEEE possiede finalmente, almeno in determinate circostanze, la capacità di intervenire su larga scala e in tempi brevi. La vera prova sarà applicare quella capacità alla produzione congressuale ordinaria, intervenendo prima che i lavori entrino nella letteratura e valutando sistematicamente quelli già pubblicati. Dopo vent'anni di scandali, la prestigiosa società scientifica deve ancora dimostrare di saper subordinare gli interessi commerciali legati alle conferenze alle garanzie di qualità della ricerca che il proprio marchio promette. Il problema non è quanto rapidamente riesca a ritirare mille articoli dopo che qualcun altro ha scoperto la frode, ma quanti milioni di articoli abbia distribuito senza essere in grado di garantire che fossero mai stati sottoposti a una verifica scientifica degna di questo nome.