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Trump azzera il consiglio della National science foundation: attacco alla scienza indipendente
Con una mail, Donald Trump cancella il vertice dell'agenzia federale per la ricerca di base. Quando la scienza diventa sostituibile, la libertà di ricerca smette di essere garantita
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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 02:19 PM

Donald Trump (foto di Roberto Schmidt/Getty Images)
Il 24 aprile 2026 la Casa Bianca ha rimosso in blocco i membri in carica del National Science Board, l’organo che governa e sorveglia la National Science Foundation (NSF). Le comunicazioni di cessazione dell’incarico per tutti sono arrivate via email dal Presidential Personnel Office, con un paio di righe secche: incarico terminato con effetto immediato, per decisione del presidente Donald Trump. Nessuna motivazione addotta, nessuna contestazione individuale, nessuna procedura istruttoria resa nota, nessuna fase di transizione.
La NSF fu istituita nel 1950, dopo la guerra, dentro una precisa architettura politica della conoscenza, perché gli Stati Uniti avevano compreso che la scienza di base, proprio in quanto non nasce piegata a un’applicazione immediata, produce nel tempo potenza industriale, capacità tecnologica, sicurezza nazionale, medicina, formazione, libertà intellettuale. La NSF venne costruita per sostenere con un budget attualmente di circa 9 miliardi di dollari annui questa funzione pubblica della ricerca: finanziare idee, laboratori, giovani ricercatori, infrastrutture, programmi di lungo periodo, campi ancora immaturi, settori che il mercato avrebbe lasciato scoperti perché troppo incerti, troppo lontani dal profitto, troppo aperti.
Il National Science Board è il punto di equilibrio di quel sistema. La legge attribuisce al Board il compito di stabilire le politiche della NSF, dentro il quadro delle politiche nazionali fissate dal presidente e dal Congresso; la stessa NSF descrive il Board come l’organo che approva le direzioni strategiche di bilancio, i grandi programmi e i grandi finanziamenti, e come corpo indipendente di consulenza per presidente e Congresso sulla politica della scienza e dell’ingegneria. I membri servono mandati di sei anni, con ricambio scaglionato. La struttura serve a impedire che una singola amministrazione possa impadronirsi in un colpo solo dell’indirizzo scientifico dell’agenzia.
L’atto di Trump colpisce questo punto. Un governo può cambiare priorità di bilancio, discutere programmi, chiedere verifiche, pretendere trasparenza, proporre nuove nomine quando i mandati scadono. Qui è stato cancellato il corpo indipendente che garantisce continuità istituzionale alla NSF, mandando un messaggio chiarissimo: gli organi scientifici indipendenti possono essere trattati come personale politico, sostituibile quando non corrisponde alla volontà immediata del potere esecutivo.
Naturalmente, da un punto di vista giuridico si individua più di un punto delicato. La legge prevede per i membri del National Science Board un mandato di sei anni. Dove definisce composizione, nomina e durata, indica anche che i membri devono essere scelti sulla base di un record consolidato di servizio distinto nei campi scientifici, ingegneristici, educativi, agricoli, gestionali o pubblici. La ratio è chiara: competenza, durata, indipendenza, rappresentanza della comunità scientifica nazionale. Da qui nasce il dubbio principale: l’esecutivo possiede davvero il potere di rimuovere in blocco i membri del Board prima della scadenza, senza causa e senza motivazione pubblica?
La domanda si colloca in una battaglia più ampia sul potere presidenziale sulle agenzie indipendenti, particolarmente nel caso di quelle scientifiche. L’amministrazione Trump tenterà ovviamente di giustificare l’atto dentro una lettura espansiva del potere esecutivo, ma rimane il fatto che il Board è stato disegnato con mandati lunghi e scaglionati, con funzioni di indirizzo scientifico e di consulenza verso più poteri dello Stato, e con una logica di indipendenza rispetto all’alternanza presidenziale. Una rimozione collettiva, immediata e immotivata è ovviamente in contraddizione proprio con questa logica fondamentale e fondativa della NSF.
Il problema supera largamente i confini USA, perché la NSF finanzia ricerca che alimenta reti internazionali, carriere scientifiche, infrastrutture condivise, programmi collaborativi, interi campi disciplinari. Molti ricercatori fuori dagli Stati Uniti lavorano con gruppi finanziati dalla NSF, dipendono da dati prodotti in quei programmi, costruiscono progetti su piattaforme nate da quel sistema.
In realtà, però, il punto più importante è un altro. Le democrazie illiberali e i governi autoritari osservano con attenzione le tecniche con cui si addomesticano le istituzioni. Se si normalizza la rimozione in blocco di un organo scientifico indipendente proprio nella culla di tali tipi di istituzioni, si normalizza la cattura politica della scienza presentata come riallineamento amministrativo o efficienza o perfino controllo democratico. Si rompe così la condizione stessa che permette alla scienza di proteggere la società attraverso la conoscenza, cioè la sua indipendenza dalla politica.
La comunità scientifica deve reagire perché qui è in discussione la condizione pratica della libertà di ricerca. La scienza richiede istituzioni capaci di proteggere tempi lunghi, competenza e autonomia dal potere. Un ricercatore può lavorare anche con pochi fondi, in condizioni difficili, dentro sistemi imperfetti, ma se il potere politico impara a rimuovere gli organi di garanzia con una email, la vulnerabilità diventa strutturale – e di certo non ci vorrà molto perché anche in paesi come il nostro questa lezione sia rapidamente appresa, in una condizione che già mostra i segni dell’asservimento dell’accademia alla politica.
Negli USA, le accademie, le società scientifiche, le università, le riviste, le fondazioni e le reti di ricerca dovrebbero chiedere pubblicamente le motivazioni dell’atto, sostenere ogni verifica legale, sollecitare audizioni parlamentari, difendere la continuità della NSF e rifiutare la riduzione della governance scientifica a spoil system. Dall’estero, deve giungere forte la voce della comunità internazionale, e si deve inchiodare una volta di più la banda di avversari dell’accademia, della ricerca e della scienza che si è impadronita del potere nel centro del sistema globale della ricerca.
Licenziare in blocco il National Science Board significa colpire uno dei presìdi che separano la ricerca pubblica dall’arbitrio del potere. Significa sostituire la competenza con la disponibilità, la durata istituzionale con il comando immediato, la valutazione scientifica con la disciplina politica. Ogni scienziato, ogni studioso, ogni docente, ogni cittadino che vive del valore pubblico della conoscenza dovrebbe considerare questo episodio come una linea oltrepassata. La scienza si difende nei laboratori, negli articoli e nei congressi, ma anche ogni cittadino può farsi sentire quando la comunità è in pericolo. È la libertà di sapere ad essere chiaramente messa in pericolo da un pugno di manigoldi, e questo riguarda tutti.