Bufale alla quercetina

Enrico Bucci

C’è puzza di pseudoscienza dietro alle voci infondate che parlano di cure miracolose anti Covid

Questa è la storia della fascinazione dei consumatori per un prodotto, la quercetina, che di tanto in tanto si trova al centro dell’ennesimo scandalo scientifico. La quercetina è un flavonoide del gruppo dei polifenoli, che si trova in molti alimenti di origine vegetale. Come tale, è una delle bandiere di chi fa mercato degli antiossidanti e di ipotetici prodotti benefici “naturali”, specialmente fra gli integratori alimentari; eppure è ben noto che, come tutti i flavonoidi, l’assorbimento di questo composto è scarso e controverso, perché la sua biodisponibilità dipende da moltissimi e diversi fattori. Nelle forme abituali in cui è presente nella dieta e in molti integratori (cioè “agganciata” ad alcuni specifici zuccheri), l’assorbimento è praticamente nullo, e meno del 2 per cento della quercetina ingerita risulta poi ritrovarsi nel plasma, perché probabilmente resta a livello delle cellule intestinali e viene metabolizzata in situ. Nonostante questi fatti ben noti, la quercetina viene spesso riproposta come cura miracolosa, e non poteva mancare l’appuntamento con Sars-CoV-2, proposta come valido elemento terapeutico contro il Covid-19. Per esempio, in un articolo del 30 marzo pubblicato sulla rivista Aging, Michael Lisanti sostiene che l’azione “senolitica” (cioè di contrasto dell’invecchiamento, ovviamente anche questa presunta) della quercetina sarebbe tutto ciò che serve per contrastare e guarire l’infezione. 

 

Di dati o di meccanismi molecolari che abbiano senso, per non parlare di evidenze che sia possibile somministrarla in forma tale che arrivi al bersaglio, nemmeno l’ombra.


 

Ipotesi fantasiose come o più di questa sono servite a giganti della vendita di integratori e prodotti naturali negli Stati Uniti, come Mercola, a reclamizzare l’efficacia della quercetina e di altri “potenziatori del sistema immune” contro il Covid-19. Secondo il gruppo di tutela degli interessi dei consumatori americani, il Cspi, la Mercola consiglia ai consumatori di contrarre intenzionalmente il virus, una volta assunti questi “potenziatori”, perché in questo modo otterrebbero una protezione persino migliore di quella conferita da un ipotetico vaccino.

 

Mercola, che da oltre dieci anni è all’attenzione di varie agenzie federali negli Stati Uniti, è anche l’azienda che finanzia il più antico gruppo di oppositori dei vaccini in America, chiudendo così il cerchio della pseudoscienza più classica.

 

Se questo è il panorama degli interessi e della scienza che si muovono dietro alla proposta di usare la quercetina contro il Covid-19, non desta meraviglia che la Food and Drug Administration (Fda) abbia diffidato varie aziende a smettere di fare dichiarazioni false o fuorvianti in merito. In una sua lettera del 15 giugno scorso, inviata a uno dei venditori di quercetina, per esempio, la Fda intima di interrompere ogni campagna di comunicazione che dipinga la quercetina come in avanzato stadio di sperimentazione contro il Covid-19, accompagnando queste dichiarazioni con esagerazioni o bugie sull’evidenza scientifica già disponibile.

 

E’ giunta la notizia che uno studio spagnolo, che ha visto la partecipazione di ricercatori anche italiani, avrebbe identificato la quercetina come rimedio contro il Covid-19 – qualche agenzia ha pure battuto che “uccide il Covid” (confondendo persino la malattia con il virus). Basta leggere il lavoro originale degli autori dello studio, per capire che fra le entusiastiche dichiarazioni e i titoli comparsi sui giornali c’è un abisso: lo studio in vitro, ben fatto, dal punto di vista sperimentale ha solo mostrato che la quercetina lega una proteina virale (come lega, aspecificamente, moltissime altre proteine) e che agisce concentrazioni troppo elevate per l’impiego farmacologico e per ciò che si sa della sua biodisponibilità. Tutto qua.

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