L'infantile caccia allo scienziato

Giuliano Ferrara

Competenti e dotati di stile. I nuovi esperti non meritano disprezzo

Su scienziati, esperti e tuttologi Alesina e Giavazzi ieri nel Corriere, con lucidità classificatoria di tipo linneiano, hanno detto tutto quel che c’era da dire. Si può solo aggiungere, sebbene con mille comprensibili remore, incertezze, obiezioni, che da nord a sud, in tutta Italia, è emerso un ceto responsabile, dotato di un certo stile, a informarci degli sviluppi epidemici, dei problemi conseguenti, dei modelli statistici e matematici, delle curve, dei plateau, delle pratiche terapeutiche possibili, dei rischi, delle condotte da assumere e di molto altro necessario. Questo ceto di competenti aveva il dovere di agire e di parlare, di allarmare e di rassicurare, e lo ha fatto nella media con serietà, non sottraendosi al difficile esercizio della previsione. Molti sono rimasti in riserva, altri hanno saputo adottare sempre la misura giusta, perfino in televisione, qualcuno ha mostrato una qualche vanità, tutti in media hanno significato il loro status di non onnipotenti detentori di verità, limitandosi a esporre conoscenze sperimentali e probabilistiche, non nascondendo dubbi, e sempre ricordando che si trattava di un fenomeno virale nuovo e sconosciuto.

 

La caccia all’errore è infantile. Dubbi sull’entità del contagio e sulla sua diffusività vi sono stati, frasi già leggendarie e forse imprudenti, ma giustificabili nella fase iniziale della pandemia, ne hanno ridimensionato la portata ex ante, quando era difficile se non impossibile mettere a fuoco il problema come sono sicuramente capaci di fare i commentatori del senno del poi. La congettura ottimista di alcuni è stata confutata dai fatti e dall’osservazione, e si sono adeguati: adeguarsi e mutare avviso di fronte al manifestarsi delle variabili infinite di un contagio mondiale non è una sconcezza morale, è una procedura tipica dell’osservazione empirica suffragata da conoscenze teoriche.

 

Lo stesso vale per la questione complessa della letalità del morbo, sebbene le certezze negazioniste di chi non capiva come si potesse considerare così letale una semplice influenza siano esse stesse, mi pare, confutate dai numeri; eppure le cose sono così complicate che non si finirà tanto presto di discutere anche questo aspetto, perché i numeri, come i fatti, sono sottoposti alla tecnica delle interpretazioni. La ricerca scientifica è varia e divisa, i suoi protagonisti discutono, e questa non è una sua debolezza, è una sua forza.

 

Si è polemizzato e si polemizza su esperti, scienziati e tecnici come scudo della politica o alibi per la decisione pubblica, ma era inevitabile il concerto, nessuno può negarlo, e alla fine va detto che da parte del ceto scientifico non c’è stata una volontà di supplenza paragonabile, ad esempio, a quella manifestata da magistrati, giudici e altri operatori del diritto rispetto alla politica e all’etica pubblica. Al contrario, i competenti in generale sono arrivati fin dove era decente e giusto che arrivassero, senza tralignare in nuovi padroni della coscienza pubblica, e se sulla effettiva utilità delle mascherine c’è una discussione internazionale ancora in corso, non ce la si può prendere con loro, divisi o incerti sulla faccenda che ha molte sfaccettature. La medicina, la diagnostica, e anche virologia e epidemiologia, hanno i loro statuti più o meno strutturati e il loro deposito di verità acquisite, ma in generale non mancano di un aspetto narrativo, descrittivo, umanistico in senso generale. Sono scienze esatte, per una parte, e per un’altra parte sono arti o tecniche tipiche delle scienze umane. Molti scrittori e sceneggiatori hanno intuito e dunque previsto il pericolo imminente di una fase pandemica nel mondo, sulla base dei dati offerti loro dai sapienti, e così ha fatto il supereroe Bill Gates, il gigantesco nerd che sussurrava a Bush Jr. e a Obama le sue previsioni al millimetro, ma tutti questi in termini di expertise scientifica del fenomeno sanno niente; alcuni, che sapevano quasi tutto, non hanno previsto niente, perché il loro mestiere non è la fantasia o l’azzardo. Ci dovrebbe essere compiacimento e fiducia intorno agli scienziati e esperti in camice che abbiamo visto all’opera negli ospedali, nei centri di ricerca, negli istituti di stato, e che ci hanno aiutato a capire il poco che era possibile capire a cose in movimento, e un grano di simpatia e ammirazione, ma senza esagerare, per la novellistica di fantascienza che aveva azzeccato tutto prima.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.