Omeopatico e biodinamico, Carlo d'Inghilterra esagera anche con il vino bianco
Non contento della sua Aston Martin che va a vino e formaggio, il principe di Galles ora cura le sue vacche con l'omeopatia e coltiva i suoi orti con la stregoneria del cornoletame.
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18 MAY 16
Ultimo aggiornamento: 01:17 PM | 21 AUG 20

Roma. Gli scienziati di tutto il mondo da tempo si interrogano su un problema preoccupante come la resistenza agli antibiotici, ovvero la comparsa di batteri resistenti dovuta all’uso eccessivo e inappropriato di antibiotici in medicina e zootecnia, ma la soluzione ce l’ha Carlo d’Inghilterra. L’erede al trono, noto per il suo impegno ambientalista ed ecologista, durante un incontro della Royal Society, ha spiegato ai delegati provenienti da 20 diverse nazioni e organizzazioni che la soluzione è l’omeopatia. Che il principe di Galles, come il nuovo leader del Labour Jeremy Corbyn, fosse un seguace della teoria medica alternativa inventata nell’Ottocento da Samuel Hahnemann si sapeva; la novità è che ora ha convertito a questa pratica senza efficacia scientifica, loro malgrado, anche le sue mucche e le sue pecore. La resistenza agli antibiotici “è stata una delle ragioni per cui ho convertito la mia agricoltura al biologico oltre 30 anni fa – ha dichiarato Carlo agli scienziati – e per cui stiamo utilizzando con successo trattamenti omeopatici, sì omeopatici, per i miei ovini e bovini come parte di un programma per ridurre l’uso di antibiotici”.
Il metodo alternativo sicuramente ridurrà l’uso di antibiotici, ma non servirà a curare il bestiame, perché su questo punto le evidenze scientifiche sono concordi: l’omeopatia non funziona. O meglio, ha un effetto pari al placebo; cioè il miglioramento è causato dalla suggestione del paziente che pensa di prendere qualcosa di utile e che invece non contiene alcun principio attivo. Non a caso Silvio Garattini, farmacologo di fama internazionale e direttore dell’Istituto Mario Negri, definisce l’omeopatia in un suo recente libro “acqua fresca”. D’altronde è l’acqua (o lo zucchero, dipende se i preparati sono soluzioni o granuli) il principio attivo di questi prodotti: l’omeopatia si basa sul principio delle diluizioni infinitesimali, che fa in modo che dopo un certo numero di diluizioni nel prodotto finale chimicamente non resta neppure una molecola del principio attivo. Sull’inefficacia dell’omeopatia concordano gli studi e le maggiori istituzioni sanitarie, compreso l’Nhs (il sistema sanitario britannico) che la giudica “scientificamente non plausibile”.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali